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San Paolo

Sacre Scritture > Approfondimenti

"Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato ad essere apostolo, scelto per annunciare il Vangelo di Dio, che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre scritture e che riguarda il Figlio Suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di Santificazione"

Perchè San Paolo?


Con S. Giovanni, Paolo è il più grande conoscitore di Gesù Cristo e Suo testimone!

"La figura di Paolo, tanto nell'esempio della sua testimonianza, quanto nell'elaborazione del suo pensiero a volte dirompente, ci dimostra che è possibile un cristianesimo puro e affascinante, un cristianesimo sempre giovane, che vive a fondo la sua vicenda storica pescando nelle risorse inesauribili della grazia di Dio.

Alcuni motivi per metterci alla scuola di Paolo:
- Paolo è anteriore agli scritti evangelici: il primo scritto del N.T.
- Paolo ha vissuto il suo rapporto con Gesù a contatto stretto con le prime comunità cristiane
- Paolo ha dialogato e discusso il messaggio evangelico a confronto con le culture e le situazioni cercando e approfondendo l'essenziale cristiano
- E' il primo grande convertito del cristianesimo e quindi forte richiamo per la conversione cristiana
- E' il primo e più grande teologo: conoscitore ed annunciatore del Mistero di Dio e del Suo amore.

Vita (At. 22, 3-21)


Nacque a Tarso in Cilicia verso gli inizi dell'era cristiana; la famiglia, oriunda della Galilea, apparteneva alla tribù di Beniamino; in onore del primo re di Israele, il bambino fu chiamato Saul, aggiungendovi anche il nome di Paolo, secondo l'usanza del tempo; nella casa paterna imparò il mestiere di fabbricante di tende; la dimora in Tarso gli offrì l'occasione di impadronirsi della lingua greca; la famiglia godeva del diritto di cittadinanza romana, che trasmise a Paolo; verso l'età di quindici anni fu inviato a Gerusalemme alla scuola di un insigne maestro: Gamaliele il Vecchio, discepolo di Hillel, ricevendone una formazione religiosa secondo i principi dei farisei e approfondendo la conoscenza della Bibbia. E' quasi certo che Paolo non conobbe Gesù nella sua vita mortale; gli Atti ce lo presentano acerrimo avversario della Chiesa nascente; dopo l'uccisione di Stefano a cui prese parte, Paolo si recò a Damasco per dare la caccia ai cristiani, ma mentre stava raggiungendo la città e già vedeva approssimarsi l'oasi e le mura fu atterrato da una apparizione folgorante di Cristo. L'avvenimento è narrato tre volte negli Atti di S. Luca, che fu medico e discepolo di Paolo, perchè segna una tappa fondamentale nella storia della Chiesa. Rievocandone l'esperienza nel corso della vita Paolo ne parlerà come di una nascita violenta, e gli sembrerà di essere stato afferrato o più letteralmente catturato da Cristo e segregato in vista del Vangelo di Dio. Il fatto avvenuto circa il 35 dell'era cristiana, mutò radicalmente il corso della sua vita. Ricevuti il battesimo e l'iniziazione cristiana tramite Anania, un oscuro ebreo-cristiano di Damasco, si ritirò per qualche tempo nella solitudine dell'Arabia e quindi ritornò a Damasco dandosi a propagare con zelo i1 Vangelo tra i suoi antichi correligionari, i quali non tardarono a dichiararlo apostata ed a chiederne la vita. Sfuggendo alle loro insidie si reco a Gerusalemme sotto la garanzia di Barnaba, giudeo-cristiano influente a prendere contatti con Cefa. Ma per sottrarsi all'ostilità contro di lui accetto il consiglio di tornare a Tarso, città natale.

Fu proprio in quei giorni di Gerusalemme che mentre si trovava a pregare nel tempio, gli apparve di nuovo Gesù e gli fece intendere che la sua missione avrebbe dovuto indirizzarsi verso le genti. Si noti che anche per Paolo come per Pietro, ci volle un esplicito ordine divino per infrangere le barriere del popolo ebraico nell'annuncio messianico. Nel 39 tre anni dopo la conversione, dopo la visita a Cefa, accompagnato da Barnaba e Giovanni Marco, intraprende i1 primo viaggio missionario (45-49) nel quale sono evangelizzate l'isola di Cipro e le regioni dell'Asia Minore, Panfilia, Pisidia e Licaonia. Fra il 50 e il 53, ha luogo il secondo viaggio missionario: per la prima volta Paolo raggiunge l'Europa: Filippi, Tessalonica, Berea, Atene, Corinto sono le pietre miliari che segnano l'espandersi della parola di Dio; verso il 53 o 54 ha inizio il terzo viaggio missionario che durerà fino al 58; centro dell'attività apostolica è la città di Efeso, dove Paolo rimane per due anni; una sollevazione popolare lo costringe a lasciare questa città; passando per la Macedonia raggiunge Corinto dove rimane tre mesi. Nel 58 Paolo viene arrestato a Gerusalemme tradotto a Cesarea di Palestina dove rimane prigioniero fino al 60. Appellatosi al tribunale dell'Imperatore, viene inviato a Roma dove trascorre due anni in custodia libera riacquistata la libertà, per realizzare il desiderio di evangelizzare la Spagna; le lettere pastorali parlano di nuovi viaggi a Efeso, a Creta, a Nicapoli. Arrestato, probabilmente a Troade, e condotto a Roma, è sottoposto a una prigionia molto più dura della prima; annuncia imminente il martirio: l'anno probabile della morte è il 67.

PERSONALITA'


Gli atti degli Apostoli e le lettere ci danno un ritratto impressionante della personalità di Paolo. E' un appassionato, un'anima di fuoco che si consacra senza riserve a un ideale religioso. Per lui Dio è tutto ed egli lo serve con una lealtà assoluta, in un primo tempo perseguitando coloro che egli riteneva eretici, poi predicando il Cristo non appena ha compreso che solo in Lui c'è salvezza. Questo zelo incondizionato si traduce in una vita di totale abnegazione al servizio di Colui che ama. Travagli, fatiche, sofferenze, privazioni, pericoli di morte nulla di tutto questo potrebbe separarlo dall'amore di Dio e di Cristo; anzitutto questo è prezioso perché lo conforma alla passione e alla croce del suo Signore. Il sentimento della sua singolare elezione fa sorgere in lui ambizioni immense. Quando si attribuisce la preoccupazione di tutte le chiese, quando dichiara di aver lavorato più degli altri, quando domanda ai suoi discepoli di imitarlo, questo non è orgoglio, ma fierezza legittima e umile di un santo: egli si riconosce l'ultimo di tutti, lui è il persecutore, e attribuisce unicamente alla grazia di Dio le grandi cose che si compiono per mezzo suo, l'ardore del suo cuore sensibile si traduce chiaramente nei sentimenti verso i propri fedeli. Pieno di abbandono fiducioso verso quelli di Filippi, di commossa tenerezza verso quelli di Efeso, egli sussulta di sdegno quando quelli della Galazia si apprestano a tradire la fede, e prova un doloroso imbarazzo di fronte all'incostanza vanitosa di quelli di Corinto. Per riprendere gli incostanti sa adoperare l'ironia o anche duri rimproveri, ma per il loro bene. Subito tempera le ammonizioni con accenti di commovente tenerezza paterna e persino materna. Rispetta sempre l'autorità dei veri apostoli pur rivendicando un uguale diritto a essere testimone di Cristo; se gli succede di resistere perfino a Pietro su un punto particolare, sa anche mostrarsi conciliante un animo grande, appassionato, innamorato della Verità, servitore del Vangelo fino alla morte. Una personalità forgiata dalla croce: "non conosco altro che Cristo e Cristo Crocifisso.., per me vivere è Cristo" Un testo del primo secolo descrive l'aspetto di Paolo: "Piccolo di statura, testa calva, gambe curve, corpo ben formato, sopracciglia congiunte, naso un po' sporgente, pieno di bontà" Non si conosce la malattia che rappresentava per lui un grave ostacolo per cui invocava il Signore: Gesù risponde:"Ti basta la mia grazia".

Sintesi del pensiero di Paolo


In un grande disegno salvifico Dio offre la salvezza a tutti, ebrei e gentili, in Gesù Cristo morto e risorto. La storia della salvezza parte da Dio Creatore, ha il suo culmine nell'evento di Cristo Crocifisso e Risorto, continua nella storia umana per opera dello Spirito Santo, ed ha come punto di arrivo la Ricapitolazione di tutto in Cristo alla fine dei tempi. Si diventa partecipi della salvezza unendosi a Cristo mediante la fede, morendo con Lui al peccato e partecipando alla forza della sua resurrezione. La salvezza tuttavia non è ancora completa finché Egli venga; nel frattempo colui che è in Cristo è stato affrancato dal potere del peccato e della legge, diventa un uomo nuovo per opera dello Spirito la sua condotta deve essere ispirata dalla nuova situazione in cui è venuto a trovarsi per la chiamata divina.

Le lettere


L'epistolario di S. Paolo comprende 14 lettere, comprendendo anche la lettera agli Ebrei che riflette il pensiero di Paolo, ma secondo l'opinione unanime degli studiosi non sarebbe stata scritta direttamente da lui. Si tratta di lettere occasionali, di ampiezza e tono diversi, scritte sotto la spinta di necessità particolari, per dissipare malintesi, fornire supplementi di catechesi, dirimere controversie, esprimere affetti e gratitudine. redatte tra il 51 e il 67 d.C. esse sono tra i più antichi testi del Cristianesimo, di cui riflettono la vita, la catechesi e la liturgia. Vi si alternano accenti dolci e severi, raccomandazioni elementari e contemplazione di verità altissime. La loro lettura finisce col metterci innanzi con tratti scultorei la figura di una personalità singolare che passa tra i più grandi protagonisti della storia e si può considerare il secondo fondatore del Cristianesimo. Le prime grandi lettere:

1 Ts: prima lettera alla comunità di Tessalonica - 2Ts: seconda lettera alla comunità di Tessalonica - l Co: prima lettera alla comunità di Corinto - 2Co: seconda lettera alla comunità di Corinto - Gal. lettera alla comunità della Galazia - Rm: lettera alla comunità di Roma.

Le lettere della prigionia:
Fl: lettera alla comunità di Filippi - Fm: lettera a Filemone - Col: lettera alla comunità di Colosse - Ef: lettera alla comunità di Efeso

Le lettere pastorali:
1 Tm: prima lettera a Timoteo - Tt: lettera a Tito - 2Tm :seconda lettera a Timoteo

"Piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità dei cieli e sulla terra prende nome, perchè vi conceda, secondo la ricchezza della sua grazia, di essere potentemente rafforzati dal Suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori, così radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perchè siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio"

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Conversione - Vocazione - Missione

At 9_1-19
Paolo compare la prima volta negli Atti in occasione della lapidazione di Stefano: i testimoni posero i loro abiti ai piedi di un giovane chiamato Saulo. Luca racconta dell'uccisione di Stefano: e Saulo era consenziente alla uccisione. Il Cristo interviene in modo diretto e continuo nella vita di Paolo: convinto persecutore dei seguaci di Gesù, e sconvolto dall'esperienza di Gesù Risorto. Gesù dunque è vivo, è il vero Messia, il Salvatore, il Figlio di Dio e i suoi seguaci sono uno con Lui.

La conversione


La conversione di Paolo, uomo di forte cultura e radicate convinzioni, è un miracolo sconvolgente, umanamente inspiegabile. Questa esperienza reale e straordinaria è stata per Paolo rivelazione, conversione, vocazione e missione insieme. Egli ha sempre dichiarato che la sua esperienza equivaleva a quella dei Dodici, che avevano visto Gesù risorto. Anche Paolo si è considerato testimone del Cristo risorto, il quale gli ha affidato la missione di evangelizzare le nazioni. Luca ha attribuito all'episodio della conversione di Paolo una importanza eccezionale. Lo racconta tre volte. (At . 9, 1-19 ;22, 1-21 ;26, 9-18.) Annota in tutti e tre i racconti che Paolo era un implacabile persecutore dei cristiani "Fremente minacce e strage contro i discepoli del Signore Io perseguitai a morte questa dottrina, gettando in prigione uomini e donne". Stando al primo racconto e in parte al secondo Paolo non riceve direttamente la missione da Cristo: la riceve tramite Anania, cioè attraverso la mediazione della Chiesa. L'ecclesiologia di Luca qui si mostra in tutta evidenza: nonostante l'apparizione diretta del Cristo risorto, è l'inserimento nella tradizione della Chiesa che legittima la missione di Paolo. Nel terzo racconto è Gesù che rivela all'apostolo la sua missione, la rivela nel dialogo dell'apparizione lungo la strada di Damasco: "Su alzati e rimettiti in piedi. Ti sono apparso per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprire loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio". Nel breve dialogo con Gesù, Saulo pronuncia una sola frase, una domanda "Chi sei tu Signore?" Non c'è in lui nessuna resistenza. E la risposta del Signore è semplice e insieme sconvolgente "Io sono Gesù che tu perseguiti." In questa brevissima risposta Paolo scopre anzitutto che Gesù di Nazaret, Colui che egli riteneva morto e nemico di Dio, è invece vivo e circondato dalla gloria divina: gli appare infatti avvolto dalla luce che atterra e acceca, due tratti caratteristici delle teofanie dell'Antico Testamento.

- Insieme Paolo scopre la profonda realtà della Chiesa, che qui appare come misteriosa comunione, quasi una identità, fra il Cristo e i suoi discepoli: Paolo perseguita i cristiani e si sente chiedere da Gesù "perché mi perseguiti." Il Cristo glorioso e solidale con i suoi discepoli perseguitati.
- Infine Paolo scopre in tutta la sua insospettabile gratuità l'amore di Cristo, un amore preveniente e generoso: Gesù si preoccupa di salvare il suo persecutore. Nelle sue lettere Paolo non farà che ritornare continuamente su questo tema: la salvezza viene da Dio, non dall'uomo; è la fede che salva, non le opere.
- Sulla strada di Damasco vive la sua Pentecoste. Scopre la sua vera identità, la sua vocazione "Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me".

Dopo la conversione


Dopo la conversione il periodo trascorso da Paolo a Tarso dura forse da quattro a cinque anni. Paolo vi esercita il mestiere di fabbricatore di tende, ma non rimase inattivo nell'impegno di annunciare il Vangelo. In questo periodo è maturata la sua riflessione sul mistero di Gesù che venne a prendere per lui mente e cuore il posto della Torah: la legge era luce, sapienza, giustificazione e salvezza, la legge era il vanto e il sostegno di ogni israelita. Dopo l'incontro col Signore Risorto sulla via di Damasco, Paolo si rende conto che la legge era stata solo un pedagogo, un maestro che educava e formava mediante precetti. Data a Mose nell'alleanza del Sinai era stata scolpita su tavole di pietra e rimaneva quindi esterna all'uomo, che la interiorizzava mediante lo studio e l'osservanza. Nella nuova alleanza invece, avvenuta con la morte e la resurrezione di Gesù, Dio stesso infonde la legge nuova nel cuore donando lo Spirito. Si tratta di un dono che l'uomo deve accogliere mediante la fede; resta però sempre un'attività di Dio che agisce nell'uomo che si apre a Lui. Per questo Paolo dirà: "Non più io, ma Cristo vive in me". Cristo è il fine della legge, in lui sono la nuova alleanza e la nuova creazione; lui e nessun altro è il mediatore della salvezza e della giustificazione, la quale avviene per la fede ed è dono dello Spirito; il tutto è da Dio, il quale adempie in Cristo la promessa fatta ad Abramo e riconcilia a se tutte le cose. In sintesi:

- nell'evento di Damasco Paolo ha sperimentato che la giustificazione e la salvezza vengono unicamente da Dio e non dallo sforzo di osservare la legge.
- ha sperimentato che per questa giustificazione, Dio Padre ha donato il Figlio suo morto e risorto "per me" e che la salvezza si realizza mediante la partecipazione alla sua morte per aver la certezza della resurrezione.
- ha riconosciuto in Gesù il Signore, il Figlio di Dio, e mediante questa fede ha sperimentato di essere giustificato: da peccatore è diventato giusto, riconciliato, in comunione con Dio.
- dalla certezza della giustificazione gli deriva la speranza della resurrezione, e la forza della missione

La missione


L'evento sulla via di Damasco per Paolo è stato conversione, vocazione, missione, ossia la percezione piena del Mistero: "Cristo in noi speranza della gloria". Ha incontrato Cristo e il Suo corpo mistico, la Chiesa, ha ritrovato se stesso. Solo l'incontro con Cristo nella Chiesa rivela realmente l'uomo a se stesso!! La Verità tutta intera. La conversione è stata per Paolo un brusco e radicale passaggio da persecutore a discepolo, a missionario, è grazia, puro dono dell'iniziativa, non decisione umana: una vocazione. Quello che fino a quel momento gli era apparso un guadagno, la sua appartenenza al popolo eletto, la legge, divenne allora senza importanza. "Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo”. Il Messia crocifisso era effettivamente la nuova e definitiva opera di salvezza di Dio.

-Essa significava la svolta dell'età del mondo; con essa era cominciata la venuta di Dio. La vecchia strada della legge, delle legalità e della giustizia delle opere era definitivamente e chiaramente tramontata; una nuova strada era aperta. L'uomo trova la sua salvezza solo per mezzo di Dio, al quale egli deve affidarsi con totale fiducia.
-Per Paolo questa rivelazione di Cristo comporta che Dio si rivela Dio dei Giudei e Dio dei pagani. Anche i gentili sono chiamati alla fede. Paolo, nella sua chiamata, riconobbe quale suo compito la predicazione del Vangelo ai pagani. La strada della fede divenne il tema della sua vita
-Credere vuol dire sapere che solo Dio può dare il senso della vita e lo ha fatto definitivamente in Gesù Cristo. Questo evento:

- sta all'origine e a fondamento del cristianesimo e della sua diffusione nel mondo
- dimostra che la salvezza è opera di Dio
- segna lo stacco tra giudaismo e cristianesimo

Lo stile della missione Paolina


Universalità


Se la salvezza viene dall'amore del Cristo crocifisso e risorto, un amore che abbraccia tutti come è possibile annunciare il Vangelo solo ad alcuni? Il suo messaggio segna una svolta della chiesa di importanza mondiale, ecco perché Paolo è sempre in viaggio: l'orizzonte della sua missione è il mondo. Il suo metodo è di puntare sui centri importanti, le grandi città, i nodi commerciali. Costruisce delle basi missionarie, quasi isole nel mare del paganesimo, affidando loro la responsabilità della regione. Sentiva anche il bisogno di ritornare a consolidare o confortare le comunità già evangelizzate.

La predicazione di Paolo


Luca racconta le prime vicende di Paolo: "Barnaba allora prese Paolo con se e lo condusse dagli Apostoli": nessun predicatore del Vangelo può annunciare un Vangelo senza l'approvazione del collegio apostolico. Paolo si reca a Gerusalemme perché vuole confrontarsi con i testimoni autorevoli della tradizione della fede. Damasco aveva predicato con franchezza nel nome di Gesù. Luca insiste nel presentare Paolo come annunciatore del Vangelo. Conversione e missione fanno un tutt'uno, il convertito si trasforma in missionario. Chi incontra il Signore non può tenerlo per se. Paolo parla con parresia con franchezza, con libertà e audacia. Il suo annuncio è la salvezza che deriva dalla fede in Cristo morto e risorto, dalla Croce scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per il credente sapienza e potenza di Dio. L'amore di Cristo ci spinge......Il suo Vangelo è dispiegato in maniera perfettamente armonica: la giustificazione viene solo dalla fede, la libertà dalla legge, dal peccato e dalla morte si realizza solo attraverso l'azione di Dio in Gesù Cristo. E' evidente l'asse portante della sua fede: l'amore di Dio, dal quale nessuno lo può separare. L'evangelizzare era diventato un bisogno esistenziale: "Guai a me se non evangelizzassi" L'amore urge!! Nessuno più di Luca sottolinea che il cristiano è anzitutto un testimone, uno che vive e pratica la propria fede, ma anche uno che racconta predica, rende ragione della fede: vive, parla, annuncia, testimonia..

Paolo missionario


Paolo dopo l'incontro con Cristo concepisce la vita una missione per annunciare il Vangelo "apostolo delle genti" Tre grandi viaggi apostolici:

1° viaggio (anni 45-49) All'isola di Cipro e all'interno dell' Asia minore, l'attuale Turchia
2° viaggio (anni 49-52) Più impegnativo. Si spinge fino all' Europa. Raggiunge le città di Tessalonica e Fillppi scende ad Atene e si stabilisce per un anno e mezzo a Corinto (scrive le due lettere ai Tessalonicesi)
3° viaggio (anni 53-58) Ad Efeso dove rimane per un biennio (scrive le lettere l Corinti, Galati, Fillppesi). Ritorna in Grecia (dalla Macedonia scrive 2 Corinti e da Corinto, Romani) poi torna a Gerusalemme per consegnare le collette raccolte in favore dei cristiani di quella comunità. Qui viene arrestato dai Giudei nel tempio, rimane prigioniero a Cesarea Marittima per due anni. Essendosi appellato a Roma viene inviato e dove verrà ucciso.

L'evangelizzazione è una esigenza della fede, è la misura e il segno. E' l'identità del cristiano: discepolo e testimone. *Medita personalmente: At. 9.1-19 ;22.1-21 ;26.9-18.

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Il Gesù di Paolo: Sapienza della Croce

Il Mistero di Gesù


La persona di Gesù sta al centro del messaggio Paolino, ."Non conosco altro che Cristo, Cristo Crocifisso".

- Il Gesù di Paolo ha dei contorni storici molto semplici, appena schizzati, ma racchiude una terza dimensione, una profondità sorprendente. Noi siamo abituati a pensare Gesù secondo quanto riferiscono gli evangelisti, in modo narrativo, ci raccontano la sua vita, dalla nascita alla morte-resurrezione, con gesti, incontri, eventi.
- Paolo di questo non riporta che piccoli frammenti; non parla della sua attività taumaturgica dei suoi incontri ecc. Accenna solo all'origine davidica, alla discendenza dei patriarchi, alla sua piena umanità, all'esistenza dei suoi fratelli; ad alcuni suoi detti circa l'indissolubilità del matrimonio, la legge dell'amore la celebrazione della cena, alla comparizione davanti a Pilato. Gli unici segni e prodigi vengono attribuiti al Risorto.
- Il punto centrale di Paolo e la morte e la risurrezione di Cristo che formano insieme il culmine dell'esistenza terrena di Gesù e la radice dello sviluppo cristiano. Si direbbe che Paolo incominci dove finiscono i Vangeli
- Da queste osservazioni si possono trarre due conclusioni:

a) Il Gesù di Paolo non appare come oggetto da narrare, ma lo colloca esclusivamente in rapporto con i cristiani. Questo però secondo Paolo non è un precettore un maestro di morale, non da norme di vita, ma come Risorto si fa egli stesso vita per cui si vive "per virtù di colui che ci ha amati" Cristo è colui che ci fa camminare nell'amore come Lui ci ha amati. Ossia Gesù non e uno che soltanto ci sta di fronte o ci passa accanto; egli ci investe, ci interseca, si innesta in noi.

b) Ne deriva che il Gesù di Paolo non ha nulla di romantico; tutta l'attenzione converge sul dramma della croce e del sangue che ne scorre. Per questo Paolo può dichiarare "che non ha preteso di sapere altro se non Cristo Crocifisso"

Gesù nostra Pasqua


Quando Paolo parla della resurrezione, non la presenta mai come un fatto a se stante, disgiunto e conseguente alla morte in croce, ma quasi sovrappone e compone insieme i due elementi intesi non come due aspetti di un unico evento: tra il Crocifisso e il Risorto c'e assoluta identità non solo storica ma soprattutto salvifica.

- Il Risorto e il Crocifisso risorto e Glorioso. Sono due facce di un'unica medaglia. Se si guardasse solo al Crocifisso si rischierebbe non scorgere nessuna differenza con un malfattore condannato. Se si guardasse solo al Risorto si finirebbe per cadere in una religione astratta e alienante.
- Però e l'incontro col Risorto che ha spinto Paolo a rivedere il concetto del Crocifisso. Poiché Gesù e risorto ne risulta che la sua morte aveva un significato del tutto particolare, così Paolo può rispondere all'interrogativo del perché della morte, della morte per noi.
- una risposta è quella che vede nella croce un modello da imitare. Questa risposta che ha tanta rilevanza nella spiritualità, per Paolo è secondaria. L'unico passo di rilievo al proposito è nella lettera ai Filippesi che presenta l'obbedienza di Gesù fino alla morte come una regola per il comportamento cristiano. Il rischio di una interpretazione moralizzante è di ridurre la croce di Gesù a semplice modulo da ripetere e riprodurre nella vita; ma in questo caso la croce ci sarebbe solo parallela e con ci toccherebbe, mentre dovrebbe scendere dritta in ogni cristiano come perpendicolare, "occorre che non venga resa vana la croce di Cristo".
- Paolo si riferisce al concetto di comunione per cui più che diventare una norma per la vita la croce diventa una forza esplosiva di liberazione, di salvezza, di emancipazione, di riconciliazione "mentre eravamo ancora peccatori Cristo morì per gli empi". Il sangue di Gesù è atto di incondizionata obbedienza a Dio e soprattutto di amorosa autodonazione per noi.
- in sintesi Paolo non si attarda a darci il ritratto fisico di Gesù ne a redigere una cronaca dei fatti. A Paolo preme scendere in profondità nel mistero di Gesù, cogliere il significato del suo singolare destino e il segreto della sua identità. L' Apostolo è cosciente di trovarsi alle soglie di un abisso di luce che sorpassa ogni conoscenza.

La sapienza della croce


"Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci la sapienza, noi predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio"

Agli abitanti di Corinto che si dividono opponendosi ai diversi maestri e i loro talenti umani, Paolo ricorda che c'e un solo maestro, il Cristo; un solo messaggio, la salvezza mediante la croce; e che è lì che si trova la vera sapienza. Così è condotto a insistere sulla vita cristiana presente, come unione nella vera conoscenza che è quella della fede.

Cristo crocifisso sapienza e potenza di Dio


Nella comunità di Corinto divisa in gruppi con appartenenze diverse Paolo richiama all'unità in Cristo riconciliatore e convocatore con la Sua Croce. Sapienza e potenza di Dio!

SAPIENZA: perché rivela il disegno di Dio e il vero volto di Dio, lo spettacolo dell'amore. Solo nell'amore possiamo capire il mistero della croce. "Tutte le folle che erano accorse allo spettacolo, ripensando quanto era accaduto, se ne tornarono a casa percuotendosi il petto"

- il volto di Dio: "Trinitas in cruce"
- è il Padre che per amore dona il Suo Figlio
- è il Figlio che per obbedienza di amore si consegna al Padre per il mondo
- sono il Padre e il Figlio che per amore donano al mondo lo Spirito di riconciliazione e di comunione

Contempliamo con stupore e con amore:

- la vera natura del peccato umano
- la grande dignità del dolore abitato dall'amore
- Ia vera direzione della vita come obbedienza e affidamento a Dio
- la vera natura dell'amore dono di se gratuito che produce vita
- il perdono e la misericordia senza limiti
- Maria ai piedi della croce

La croce è la sintesi di tutto il Vangelo


"Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia giudei che greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini, la croce è il simbolo del rinnegamento di se per il quale la carne e il mondo sono crocifissi e morti:

"Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri (Gal. 5, 24). Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (Gal. 6, 14).

La croce è a sintesi della vita cristiana autentica che deve imitare la sofferenza e la croce di Cristo:"abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù"

POTENZA: perché attira a se, distrugge il peccato e dona lo Spirito di riconciliazione e comunione. L’amore, unica speranza del mondo. Cosa dobbiamo fare: all'amore si risponde solo con l'amore!

- dobbiamo amare Dio
- dobbiamo amare il prossimo
- soprattutto dobbiamo credere che l'amore di Dio è più grande del peccato del mondo e quindi operare nel mondo con amore per cambiare e salvare il mondo. La salvezza del mondo passa dalla croce, dall'amore.

L'ora di Gesù:

- è l'ora di Dio, del suo amore
- è l'ora di Cristo: della sua vocazione
- è l'ora della Chiesa, qui nasce
- è l'ora del discepolo
- è l'ora della conciliazione e della pace
- è l'ora della verità e della vita.
- è l'ora della svolta della storia

Anche per noi deve arrivare l'ora della decisione fondamentale


Solo per mezzo della croce l'uomo ha parte alla redenzione:

"Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un solo popolo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia, annullando per mezzo della sua carne la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo per mezzo della croce, distruggendo in se I 'inimicizia" (Ef 2, 14-16)

La vita cristiana è fare memoria di Cristo Crocifisso, Cristo Crocifisso: sapienza e potenza di Dio. La vita del credente è fede operante nella carità. La croce strumento e simbolo dell'unione morale e mistica con Cristo.

"Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me "(Gal. 2, 20)

Croce e sequela: evento di amore, di obbedienza, di riconciliazione, di comunione. La croce è la proposta cristiana. "Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua .." chi cerca la sua vita la perde chi dona la sua vita la ritrova. La vita è memoria personale del crocifisso risorto. La vita è amore.

Croce e dolore. Come evento di amore, la croce trasforma in amore il dolore umano, liberandolo dal senso di colpa, di castigo, di inutilità, di solitudine. Il dolore diventa carità, missione "Completo nella mia carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo per il bene della Chiesa. Beati voi che piangete" L'agonia di Cristo continua nella sofferenza umana. La sofferenza è quasi un sacramento per la salvezza del mondo

Croce e amore. Non c'è amore più grande che dare la vita per la persona amata. Il vero amore è un atto di donazione, di unità, un sacrificio volontario, è aver capito che solo nel dono si realizza la vita. La croce è il paradigma di ogni vero amore "in questo sta l'amore.." L'unità della comunità cristiana si fonda su Cristo Crocifisso risorto: Riconciliazione e Comunione

Conclusione

- Nella croce è l'uomo nuovo che ha riportato l'umanità all'obbedienza di Dio, ha restaurato il mondo
- Davanti alla croce si decide il destino di ogni uomo. Quando sarò innalzato attirerò tutti a me
- La croce è la grande parola di Dio sul mondo, è la grande proposta di Dio. Il volto di Dio: l'Amore
- La croce ci riconduce a Dio "dal quale allontanarsi e cadere, al quale rivolgersi e risorgere, nel quale rimanere e stare saldi, al quale ritornare e rinascere, nel quale abitare e vivere" (S. Agostino)
- Il Dio cristiano è un Dio crocifisso, ma la croce è la gloria di Dio, perciò è lo spettacolo del mondo, dell'amore. L'amore vince la morte: il Crocifisso è Risorto. La croce salverà il mondo
- La più grande rivelazione dell'amore!! "Ti adoriamo Cristo, e ti benediciamo, perché con la Tua croce hai redento il mondo!!" Gesù dalla croce: "Ricordati che non ti ho amato per scherzo"

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Giustificati attraverso la Fede


"Ora indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. (Rm. 3, 21-22)

"Noi che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l'uomo non è giustificato dalle opere della legge, ma soltanto per mezzo delle fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Gesù Cristo e non dalle opere della legge, poiché dalle opere della legge non verrà giustificato nessuno" (Gal. 2,15-16)

"Giustificati per mezzo della Fede"


Mentre le lettere agli abitanti di Corinto opponevano il Cristo sapienza di Dio alla vana sapienza del mondo, le lettere ai Galati e ai Romani oppongono il Cristo Giustizia di Dio alla giustizia che gli uomini pretenderebbero meritare con i loro sforzi. Là il pericolo veniva dallo spirito greco con l'orgogliosa fiducia nella ragione; qui viene dallo spirito giudaico, con l'orgogliosa fiducia nella legge. Alcuni giudaizzati sono arrivati a dire ai fedeli della Galazia che non si potevano salvare senza praticare la circoncisione, collocandosi così sotto il giogo della legge. Paolo si oppone con forza a questo ritorno a ritroso che renderebbe vana la croce di Cristo. Senza negare il valore dell'economia antica, Paolo le assegna i giusti limiti di tappa provvisoria nell'insieme del piano di salvezza. La legge di Mosè, in sé buona e santa, ha fatto conoscere all'uomo la volontà di Dio, ma senza comunicargli la forza interiore per adempierla; in questo modo è riuscita solo a fargli prendere coscienza del suo peccato e del bisogno che ha dell'aiuto di Dio. Ma questo aiuto di pura grazia promesso ad Abramo prima del dono della legge, è appena stato accordato in Gesù Cristo: la sua morte e la sua resurrezione hanno operato la distruzione dell'uomo vecchio, viziato dal peccato di Adamo, e la ricostruzione di una nuova umanità, il cui prototipo è Cristo. Unito a Cristo mediante la fede e animato dal suo Spirito, l'uomo riceve ora gratuitamente la vera giustizia e può vivere secondo la volontà di Dio. La sua fede deve svilupparsi in buone opere, ma queste opere compiute con la forza dello Spirito non sono più quelle opere della legge nelle quali i giudei ponevano la propria fiducia. Esse sono accessibili a quanti credono; anche se provengono dal paganesimo.

Paolo si rende conto che la legge era stata solamente un pedagogo, un maestro che educava e formava mediante precetti. Data a Mosè nell’alleanza del Sinai era stata scolpita su tavole di pietra e rimaneva quindi esterna all'uomo, che la interiorizzava mediante lo studio e l'osservanza rigorosa. Nella nuova alleanza invece, avvenuta con la morte e la resurrezione di Gesù, Dio stesso infonde la legge nuova nel cuore donando lo Spirito. Si tratta di un dono che l'uomo deve accogliere mediante la fede; resta però sempre un'attività di Dio che agisce nell'uomo che si apre a Lui. Per questo Paolo dirà: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me". Cristo è il fine della legge, in lui sono la nuova alleanza e la nuova creazione; lui e nessun altro è il mediatore della salvezza e della giustificazione, la quale avviene per la fede ed è dono dello Spirito; e il tutto è da Dio, il quale adempie in Cristo la promessa fatta ad Abramo e riconcilia a sé tutte le cose.

La Fede: A Dio che rivela è dovuta l'obbedienza della fede con la quale l'uomo si abbandona a Dio tutto intero liberamente, prestandogli il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà e acconsentendo volontariamente alla rivelazione data da Lui." La fede è la risposta personale dell'uomo all'iniziativa di Dio che ci viene incontro con la sua parola e i suoi interventi salvifici. Credere significa accettare come reale e salvifico il fatto della resurrezione di Cristo e la sua parola. La salvezza viene dalla fede e non dalle opere della legge, la fede, attiva nell'amore si espande in frutti di carità. La fede di cui parla Paolo in rapporto alla "giustificazione" è la fede in Gesù Cristo: E' la fede che riconosce la fedeltà di Dio che nella morte e resurrezione di Gesù porta a compimento la sua promessa di salvezza universale. Infatti la salvezza è donata a quanti credono nel proprio cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti e lo proclamano Signore. Dunque la giustificazione chiamata anche riconciliazione, è il primo momento di quel processo di salvezza che consiste nella piena comunione di vita con Dio. Esso si fonda sull'evento storico dell'autodonazione di Gesù e ha nella sua resurrezione la garanzia del compimento finale. E' il superamento di ogni moralismo: l'uomo è salvato dal Signore, incontrato nella fede, anche se il "Signore che ti ha creato senza di te non può salvarti senza di te". La salvezza è il risultato dell'incontro di due libertà, quella di Dio che opera con amore e quella dell'uomo che accoglie con amore. Essere giustificati significa essere resi giusti, cioè accolti dalla giustizia misericordiosa di Dio, ed entrare in comunione con Lui, e di conseguenza poter stabilire un rapporto molto più autentico con tutti i nostri fratelli: e questo sulla base di un totale perdono dei nostri peccati. Ebbene questo non dipende dalle nostre eventuali opere buone, ma per grazia di Dio: "Siamo giustificati gratuitamente per sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo":

L'uomo fatto ad immagine di Dio è fatto sulla forma dell'amore e si realizza nell'amore: amore verità dell'uomo, il peccato ha corrotto, non distrutto il cuore umano, per cui l'uomo vede il bene, lo desidera ma è incapace di compierlo. Dio interviene con la legge come pedagogo per indicare la via della salvezza, ma la legge che è buona indica la strada ma non dona la forza di percorrerla. Pertanto la legge insegna, ma non rende giusti, perchè incapaci di compierla. Dio interviene con Gesù Cristo il quale si carica del peccato umano per distruggerlo sulla croce, e dona lo Spirito che crea un cuore nuovo: la giustificazione. L'uomo accede alla salvezza incontrando Gesù Crocifisso Risorto, nella fede. Non sono le opere della legge che salvano, ma la fede. E' la fede operante nella carità la salvezza dell'uomo. La salvezza dell'uomo allora non è legata ad una legge, ad una cultura, all'appartenenza ad un popolo, ma alla fede in Gesù Cristo. Essendo Gesù morto e risorto per tutti la salvezza è per tutti coloro che incontrano nella fede il Signore Gesù. Gesù è la sorgente dello Spirito di giustificazione e santificazione "il giusto vivrà per la fede". La fede cambia il cuore dell'uomo e crea in esso il dinamismo della verità e dell'amore:

Applicazioni alla vita morale personale: la fede cambia la vita
( L'incontro con Cristo cambia la vita)


- all'evento educativo: educare è opera del cuore
- alla società: lontana dalla fede la società precipita nell'immoralità
- alla Chiesa: la riforma spirituale precede e fonda la riforma strutturale

Da qui l'importanza e l'urgenza dell'evangelizzazione, e la passione evangelizzatrice di Paolo.


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La controversia di Antiochia


L'arrivo ad Antiochia di alcuni farisei che hanno abbracciato la fede mette subbuglio la comunità affermando che è necessario sottoporsi al rito della circoncisione per ottenere la salvezza. La questione, è di fondamentale importanza. Se la circoncisione continua ad essere necessaria per salvarsi, la fede è inutile e la venuta di Gesù non ha cambiato nulla. La promessa di Dio non si è realizzata, l'annuncio del Vangelo è privo di contenuto, la croce non ha valore, il messaggio cristiano non ha senso.. Scatta l'opposizione di Paolo e Barnaba alla dottrina e alla prassi dei giudaizzanti: le loro esperienze missionarie tra i pagani, li spingono in altra direzione. Di fronte a tale problema si decide di chiedere spiegazione alla chiesa madre di Gerusalemme, preoccupati dell'unità. Paolo e Barnaba si recano a Gerusalemme.

L'assemblea di Gerusalemme (At. 15)

Il cap. 15 degli Atti narra uno degli avvenimenti che hanno avuto maggior influenza sulla vita della Chiesa: il racconto di una crisi che si apre e si conclude ad Antiochia ma che raggiunge il punto culminante a Gerusalemme. Il discorso di Pietro:

coloro che per volontà di Dio sono stati posti nella chiesa per essere fondamento e centro di unità risolvono il problema che è sorto. Lo risolvono alla luce di Dio e dopo accanita discussione. Pietro ricorda ai fratelli riuniti l'esperienza personale come missionario e indica le conclusioni che ha potuto trarre: Dio ha voluto concedere il dono dello Spirito anche ai pagani, perdonando i peccati in virtù della fede e salvandoli per mezzo della grazia di Gesù Cristo, senza fare nessuna distinzione fra giudei e loro. Pretendere a questo punto di imporre loro il giogo della legge di Mosè significa provocare Dio, il Cristiano è colui che sa di essere amato da Dio e di essere salvato in maniera gratuita, indipendentemente dai suoi meriti e dalle sue buone qualità. Vive da cristiano chi risponde a questo amore con la gioia, la libertà e la spontaneità di un cuore purificato, non chi porta sulle spalle un peso fastidioso in attesa di ricevere un premio. La convinzione dell'apostolo è che tutti giudei e pagani sono salvati allo stesso modo, per la grazia del Signore.

Il decreto degli apostoli. La decisone viene presa dopo aver considerato attentamente ciò che lo Spirito ha realizzato in mezzo ai suoi. L'accordo che si è raggiunto permette di poter affermare: "abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di alcune cose necessarie: astenetevi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia." In effetti salvaguardando il punto fondamentale della libertà del Vangelo rispetto alla legge di Mosè è opportuno che i pagani accettino i quattro divieti che vengono loro imposti, sia perchè si tratta di comportamenti che esprimeranno la rottura dei neo-convertiti con le loro antiche pratiche idolatriche, sia perchè la loro osservanza faciliterà la comunione di vita con i fratelli giudei che si sono sempre assoggettati scrupolosamente ad essi.

Segni e criteri della decisione conciliare


Nell'assemblea di Gerusalemme sono tenute presenti due preoccupazioni: salvaguardare l'universalità del Vangelo e nel contempo l'unità della Chiesa. L'apertura del cristianesimo al mondo pagano non da origine a due chiese distinte ma ad una chiesa sola unita nell'ascolto dello stesso Vangelo e guidata dallo stesso spirito.

"Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della Verità: la salvezza coincide con l'accoglienza di Gesù, della Sua Parola, della Sua Pasqua, e non dalle opere della legge. L'uomo è un salvato!" - Meditiamo: Gal. 2,15-21; Rm. 3, 21-26.

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Il mistero della Chiesa - Rm. 12, 3-8; 1 Cor. 12, 12-27

L'esperienza di Damasco ha impresso nello spirito di Paolo una forte coscienza ed esperienza della Chiesa, della quale diventa un appassionato annunciatore. Nei suoi scritti: una grande coscienza ecclesiale. Paolo usa diverse immagini per parlare del mistero della Chiesa: "Tempio di Dio o dello Spirito "Famiglia di Dio" "Sposa e madre"; l'immagine che più usa per parlare della Chiesa è "Corpo Mistico di Cristo". Nelle lettere (Rm; Cor) insegna che i fedeli delle chiese locali sono il Corpo di Cristo o "sono un solo corpo". Con l'espressione Chiesa Corpo Mistico intende additare l'unione reale, vitale e strettissima anche se misteriosa ed invisibile, esistente in piano verticale tra Cristo e i fedeli e su piano orizzontale i fedeli fra di loro. L'unione e la identificazione del Corpo Mistico è costituita dalla presenza ed azione invisibile ma reale ed operante dello Spirito Santo che è come il ponte divino lanciato tra i cristiani e Cristo e tra i cristiani fra di loro. Per mezzo dello Spirito Santo, Cristo morto e risorto unisce a se intimamente i suoi fedeli. In tal modo i credenti in Cristo, in quanto stretti a lui soprattutto nell'Eucaristia, sono uniti tra loro nella carità, formando un solo corpo, la Chiesa, la cui unità si realizza nella diversità di membra e di funzioni. Cristo è il Capo del corpo, cioè della Chiesa. La Chiesa vive di lui, in lui e per lui. Cristo e Chiesa formano il Cristo totale (S. Agostino); Capo e membra sono una sola persona mistica (S. Tommaso).

Il Corpo Mistico di Cristo (Rm. 12, 3-21)
Comunicando infatti il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli, chiamati tra tutte le genti all'unità in Cristo e tra di loro. "Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo"

Battesimo. Eucaristia e Corpo Mistico (l Cor. 12, 12-27; 10,14-18)
In quel corpo la vita di Cristo si diffonde nei credenti, che attraverso i sacramenti si uniscono in modo arcano e reale a Cristo sofferente e glorioso. Per mezzo del battesimo siamo resi conformi a Cristo: "infatti noi tutti fummo battezzati in un solo Spirito per costituire un solo corpo" .

Con questo sacro rito viene rappresentata e prodotta la nostra unione alla morte e resurrezione di Cristo: "Fummo dunque sepolti con Lui per l'immersione a figura della morte", ma se "innestati a Lui in una morte simile alla sua ugualmente saremo anche in una risurrezione simile alla sua" (Rm; 6, 4-5). NelIa frazione del pane eucaristico partecipando noi realmente del Corpo del Signore, siamo elevati alla comunione con Lui e tra di noi: "Perchè c'e un solo pane, un solo corpo siamo noi, quantunque molti, partecipando noi tutti di uno stesso pane" (l Cor. 10,17). Così noi tutti diventiamo membri di quel corpo e individualmente siamo membri gli uni degli altri.

Molteplicità di membri, di funzioni e di doni nell'unico Corpo Mistico (l Cor. 10, 14-22)
Ma come tutte le membra del corpo umano anche se numerose, formano un solo corpo, così i fedeli in Cristo. Anche nella struttura del corpo mistico vige una diversità di membri e di uffici. Uno è lo Spirito, il quale per l'utilità della Chiesa distribuisce la varietà dei suoi doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità dei ministeri Tra questi doni eccelle quello degli Apostoli alla cui autorità lo stesso Spirito sottomette anche i carismatici. Lo Spirito unificando Egli stesso il corpo con la sua virtù e con l'intera connessione dei membri, produce e stimola la carità tra i fedeli. E quindi se un membro soffre, soffrono con esso tutte le altre membra; se un membro è onorato, ne gioiscono con esso tutte le altre membra.

Primato universale di Cristo, capo della Chiesa (Col. 1,15-18; Ef. 1, 18-23)
Capo di questo corpo è Cristo. Egli è l'immagine dell'invisibile Dio, e in Lui tutto è stato creato. Egli va innanzi a tutti e tutte le cose sussistono in Lui. Egli è il capo del corpo che è la Chiesa. Egli il principio, il primogenito dei redivivi, affinché in tutto abbia Lui il primato con la grandezza della sua potenza domina sulle cose celesti e terrestri, e con la sua perfezione e operazione riempie di ricchezze tutto il suo corpo glorioso.

Gesù Cristo

- capo, detiene un primato universale sull'intera creazione e sulla Chiesa conforma a Sé ed ai suoi misteri dolorosi e gloriosi i membri del suo corpo Mistico
- Influisce efficacemente nel Corpo Mistico provocando aumento e crescita
- Immette nel Suo Corpo Mistico lo Spirito Santo che ne diventa anima
- Effonde sulla Chiesa la pienezza dei suoi doni soprannaturali

Conformità dei fedeli a Cristo Capo (Rm.8.28-30)

Tutti i membri devono a Lui conformarsi fino a che Cristo non sia in essi formato. Per ciò siamo assunti ai misteri della Sua vita, resi conformi a Lui, morti e resuscitati con Lui, finché con Lui regneremo (Fi. 3,21) Ancora pellegrini in terra, mentre seguiamo le sue orme nella tribolazione e nella persecuzione, come il Capo veniamo associati alle sue sofferenze, e soffriamo con Lui glorificati (Rm. 8,17)

La crescita del Corpo Mistico (Ef. 5, 11-16)
Da Lui "tutto il corpo ben tornito e ben scompaginato, per mezzo di giunture e di legamenti, riceve l'aumento voluto da Dio" (Col. 2,19) Egli nel suo corpo che è la Chiesa, continuamente dispensa i doni dei ministeri, con i quali per virtù sua, ci aiutiamo vicendevolmente a salvarci, e operando nella carità conforme a verità, noi andiamo in ogni modo crescendo in Colui che è il nostro Capo.

Lo Spirito Santo anima della Chiesa

Perchè poi ci rinnovassimo continuamente in Lui, ci ha resi partecipi del suo Spirito, il quale unico e identico nel Capo e nelle membra, da a tutto il corpo vita, unità e moto, così che i Santi Padri poterono paragonare la sua funzione, con quella che esercita il principio vitale, cioè l'anima nel corpo umano.

La Chiesa pienezza di Cristo (Ef. 5, 22-28)
Inoltre ama la Chiesa come sua sposa e si è reso esempio del marito che ama la sua moglie come il proprio corpo; la Chiesa poi è soggetta al suo Capo. E poiché "in Lui abita congiunta all'umanità la pienezza della divinità" riempie dei suoi doni la Chiesa, la quale è il suo corpo e il compimento di Lui affinché essa sia protesa e pervenga a tutta la pienezza di Dio."Chiesa sacramento segno e strumento dell'intima unione degli uomini con Dio e tra di loro. Sacramento universale di salvezza"

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La Comunità cristiana


"La vita della Chiesa è in tensione tra due poli: Comunione e Comunità.

La comunione allude ai beni misteriosi e invisibili, che scaturiscono dalla vita trinitaria di Dio, vengono donati a noi dal Signore risorto e, attraverso la presenza dello Spirito Santo, raggiungono ogni credente. La comunità è la realtà storica e visibile della Chiesa, fatta di parole, di gesti, di strutture, di iniziative pratiche, di relazioni personali che scaturiscono dalla comunione, ne esprimono le ricchezze e ne rivelano la vitalità in tutti i settori dell'esistenza umana. La grazia della comunione, manifestandosi nella comunità, assume le concrete situazioni umane, interpella la liberta dei credenti, scatena e purifica le più belle energie dell'uomo, asseconda i progressi della vita sociale, interpreta le aspirazioni profonde di ogni epoca e di ogni cultura" (Martini). La comunità ecclesiale propriamente parlando è il sacramento (segno e strumento) della comunione, ne è la manifestazione storica e visibile. Ma la comunione trascende la comunità ecclesiale storica, con la quale non potrà identificarsi perchè è il mistero di Dio che in Cristo e nello Spirito si comunica. E' l'accoglimento della Parola di Dio che ci fa diventare comunità autenticamente cristiana secondo le leggi della comunione.

Strutture della comunità cristiana

La struttura fondamentale della comunità cristiana è la comunione: all'interno, con le altre comunità, con ogni uomo. Una comunione che ha una duplice radice e modello: la comunione di Cristo con noi, e la comunione del Padre con Figlio. Una comunione aperta alla missione.

- Una seconda struttura è il principio di tradizione: fedeltà alle origini e al proprio tempo: memoria e novità, la parola di Cristo e i segni dei tempi
- Un terza struttura è la sequela, cioè il continuo ritorno alla persona e alla storia di Gesù
- Una quarta struttura è il confronto col mondo: di solidarietà e di distacco "nel mondo ma non del mondo"
- Una quinta struttura la convinzione che lo Spirito è presente nella comunità, la guida e distribuisce i suoi doni. Ma lo Spirito non basta, occorrono l'autorità, l'istituzione, l'obbedienza all'apostolo.

Caratteristiche della comunità cristiana

- La comunità cristiana è una creazione della misteriosa chiamata del Padre
- La comunità cristiana è la comunità di Cristo risorto
- La comunità cristiana è una comunità di fratelli
- La forza della comunità cristiana è costituita dallo Spirito Santo e dalla Parola
- La comunità cristiana è una comunità orante
- La comunità cristiana è una comunità apostolica
- La comunità cristiana è una comunità missionaria
- La comunità cristiana è una cellula dell'unico popolo di Dio nell'unità di fede carità e autorità
- Nella comunità matura e cresce la vita cristiana
- La comunità cristiana è luogo, segno e strumento di salvezza e santità

"La Chiesa è Cristo stesso continuato e prolungato, Cristo nel quale stanno tutti i tesori della sapienza e della scienza, Cristo per mezzo del quale Dio ha compiuto e continua a compiere la storia della salvezza fino alla Parusia, quando il Figlio in persona si sottometterà a Colui che gli ha sottomesso tutte le cose, affinché Dio sia tutto in tutti" (Lyonnet)

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Uomo vecchio e uomo nuovo (Rm. 5, 1-5)

Giustificato per mezzo della fede l'uomo abitato dallo Spirito diventa un uomo nuovo membro vivo del Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. La Pasqua di Cristo è pasqua-passaggio del Cristiano. Cristo rappresenta per Paolo non tanto e non solo il centro del suo pensiero, ma soprattutto il centro della vita, della storia, della creazione stessa. Partendo da Cristo illumina il mistero dell'uomo nella prospettiva paolina, nel senso che l' Apostolo lo considera appunto come un essere rinnovato in Cristo. Paolo considera l'uomo concreto sotto una duplice possibilità, che corrisponde normalmente anche a una successione cronologica, cioè prima e dopo: al di fuori di Cristo, oppure in Cristo.

L'uomo fuori di Cristo


L'uomo al di fuori di Cristo è rappresentato da tutti coloro che ignorano e non accettano il Vangelo, siano essi pagani o anche Ebrei. Orbene tutti costoro, pur avendo la possibilità di salvezza di fatto non riescono a compiere azioni moralmente oneste, che potrebbero dimostrare una intrinseca sanità morale: sono al di fuori della salvezza, basti qui citare i primi tre capitoli della lettera ai Romani per rendersi conto di come Paolo metta sotto accusa l'uomo che ancora non abbia accettato di farsi rinnovare in Cristo.

"I pagani infatti non sono arrivati neppure a conoscere il vero Dio perdendosi in abominevole labirinto dell'idolatri e dell'immoralità "(Rm.1, 26-32).

In analoga situazione si trovano i Giudei che pur hanno la legge mosaica, la quale indica alti traguardi, ma non da la forza per conquistarli: cosicché anche il Giudeo si trova in condizione oggettiva di peccato e non di salvezza (Rm.2, 17-23). La legge che era il vanto dei Giudei e anche un mezzo di salvezza diventa invece strumento di condanna. E' significativa al riguardo la descrizione degli inutili sforzi per sottrarsi a questo imprigionamento del male che l'Apostolo fa al capitolo VII della lettera ai Romani.

"Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; io infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio: ora se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. lo trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Rm.7, 22-24).

Lontano da Cristo l'uomo non trova la sua strada dominato com'è dalla carne che frustra persino le aspirazioni della mente e del cuore.

L'uomo giustificato in Cristo


Cristo soltanto libera l'uomo, cioè ci salva dalla schiavitù del peccato, ci fa santi e oggetto del suo amore, per non rinnegare le sue promesse salvifiche. E questo non per una finzione giuridica, non imputandoci cioè il peccato che pur continuerebbe a sussistere, ma cancellando davvero il male, rendendoci effettivamente giusti, cioè santi come Dio è giusto perchè santo e fedele.

"Ora invece indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti, giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha la fede in Gesù" (Rm.3, 21-28).

Siamo al cuore del Vangelo di Paolo. Dopo che Cristo è venuto l'uomo appartiene alla sfera della salvezza reale e possibile qualora lo voglia. Ma come può l'uomo volerlo se è realmente incapace di salvarsi? Il volere dell'uomo si esplica mediante l'atteggiamento di fede che è un rimettersi completamente nelle mani di Dio, accettando la salvezza e il perdono che egli offre in Cristo, il quale mediante il suo sangue diventa il luogo e lo strumento della nostra riconciliazione con Dio.

Solo la fede salva


Di qui l'importanza fondamentale della fede nella dottrina paolina: fede che è rinuncia a salvarsi con le proprie opere ed è radicale disponibilità a essere salvati esclusivamente da Dio per mezzo di Cristo. In tal modo Dio previene sempre l'uomo e gli impedisce di appoggiarsi sulle proprie opere e di gloriarsi di se stesso; pertanto chi si vanta si vanti nel Signore, perchè non colui che si raccomanda da se viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda. Però la fede non è accettare di essere salvati quasi fatalmente, ma impegno quotidiano a vivere le opere dell'amore: infatti in Cristo Gesù non è la circoncisione o non circoncisione che conta, ma la fede che opera per mezzo della carità. Il problema del cristiano è solo vivere in Cristo, lasciare vivere in se stesso Cristo che in forza della resurrezione è diventato spirito vivificante e perciò capace di inabitate nel cuore del credente.

La via nuova del cristiano


E' in questa linea che si muovono tutte le esortazioni paoline a vivere le esigenze del proprio battesimo, che è una misteriosa partecipazione della morte e risurrezione del Signore.

"O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a Lui nella morte, perchè come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova .... Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, perchè fosse distrutto il corpo di peccato e noi non fossimo più schiavi del peccato, infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato "( Rm.6, 3).

Il cristiano deve perciò vivere in questa duplice situazione, molte volte veramente drammatica, di crocifissione e morte al peccato, per partecipare costantemente alia vita del Risorto. E' questa la vita nuova in cui dobbiamo camminare. Ma non è un camminare da solo in questa via nuova e di fede e di amore, sull'esempio di Cristo: cosa che sarebbe impossibile per le nostre forze. E' invece un camminare sotto la luce e la forza dello Spirito che il Risorto ci ha donato come primizia del Regno nuovo. Il camminare secondo lo Spirito non è seguire semplicemente le indicazioni dello Spirito: che già sarebbe molto, perchè sottrarrebbe l'uomo al proprio egocentrismo. E' molto di più: è lasciare sospingere dallo Spirito che abita dentro di noi e diventa perciò principio animatore delle nostre stesse azioni. Il cristiano che agisce in queste condizioni esprime nella sua vita qualcosa che trascende le sue capacità naturali: proprio perchè possiede lo Spirito di Dio egli agisce come uno che è amato da Dio come suo figlio. E' per questo che la morale del cristiano è la morale dell'amore, della spontaneità generosa, della libertà non del timore e della costrizione.

"Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo "Abba, Padre". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria "(Gal.5, 16-25).

Trasformarci nell'immagine di Cristo


A questo punto ci rendiamo conto che cosa sia l'uomo in Cristo e quali siano le esigenze morali che tale situazione importa per lui: un continuo crescere nella fede e nell'amore per rassomigliare sempre più a Cristo e diventare erede insieme a lui della gloria futura che però già si rivela nella nostra vita attuale. E' evidente la centralità della dottrina su Cristo in S. Paolo: essa illumina chiarisce anche la sua dottrina sull'uomo, che Cristo chiama alla salvezza inserendolo nel suo mistero di morte e resurrezione. Questo implica una condotta morale che sia autentica espressione di quella novità di vita che il Risorto, nella forza dello Spirito, non cessa mai di operare in noi per renderci sempre più rassomiglianti alla immagine della sua gloria.

Il Cristiano uomo nuovo animato dallo Spirito


La giustificazione attuata da Gesù Cristo provoca nell'uomo una profonda trasformazione, il cui artefice è lo Spirito, primo dono di Dio. In sintonia con le grandi profezie escatologiche (Geremia, Ezechiele) lo Spirito è presentato da Paolo come l'ispiratore di una vita nuova, nella quale la legge di Dio viene attuata spontaneamente, senza più bisogno di una imposizione estrema. Perciò egli parla di "legge dello Spirito che da vita" cioè dello Spirito che, come legge interiore, suscita nell'uomo il compimento della volontà di Dio, procurandogli cosi la vera vita. Sotto la sua azione è possibile per l'uomo eliminare quegli atteggiamenti che sono suggeriti dal proprio egoismo e proiettarsi verso lo stadio finale della salvezza. La nuova legge che tutte le comprende e le porta a compimento è il comandamento dell'amore impresso nel cuore con il dono dello Spirito Santo. Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito desideri contrari alla carne. (Gal.5, 16-26). Le opere della carne sono ben note: fornicazioni, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se, l'uomo nuovo è l'uomo spirituale, mosso dallo Spirito:

- di adozione - di comunione - di libertà - di verità - di conoscenza - di rivelazione - di riforma - di risurrezione - di inabitazione - di speranza - di amore - di vita nuova -di risurrezione.

"lo Spirito è la forma, il principio esistenziale del cristiano, della Chiesa e del mondo"

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La vita secondo lo Spirito (Rm. 8, 1-39)


L'uomo giustificato dalla grazia ossia dalla fede nel Crocifisso Risorto, e non dalla legge, e rinnovato dallo Spirito e quindi mosso dallo Spirito, "Camminate secondo lo Spirito". Lo Spirito di Cristo è la nuova legge del cristiano.

- guida l'uomo giustificato dalla fede e non dalla legge(vv.l-13)
- trasforma intimamente non solo il credente, ma anche tutto l'universo. (vv.l4-25)
- spiega come l'amore divino faccia sì che il credente sia vincitore su tutte le forze ostili che tentano di impedirgli il conseguimento della gloria finale (vv. 26-39).

La liberazione dalla legge (Rm. 8.1-4)
Mediante la morte di Cristo lo Spirito ha ormai liberato il credente non solo dal peccato e dalla morte, ma anche dalla legge, diventando così esso stesso legge interiore che lo guida nel compimento della volontà di Dio. Paradossalmente è solo mediante l'abolizione di una legge fatta di prescrizioni e di divieti che si raggiunge la piena osservanza della legge di Dio, riassunta nell'unico precetto dell'amore
"Dunque ora non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù perché la legge dello Spirito che da vita in Cristo Gesù lo ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile, mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato egli ha condannato il peccato nella carne perché il precetto della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

La vittoria sulla carne (Rm. 8.5-13)
L'opera dello Spirito Santo si coglie soprattutto nel superamento di quelli che sono "i desideri della carne" cioè le spinte egoistiche che portano alla sopraffazione dell'altro. A queste inclinazioni perverse lo Spirito sostituisce nei credenti un sentimento profondo di figliolanza nei confronti di Dio, ispirando la loro preghiera e dando loro la capacità di far fronte alle sofferenze della vita quotidiana, nella speranza di possedere un giorno la vita piena nella comunione con Dio. Quelli infatti che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito. Ora il pensiero della carne è morte, mentre il pensiero dello Spirito è vita e pace. Infatti il pensiero della carne è nemico di Dio perché non è sottomesso alla sua legge, e neanche lo potrebbe. Quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete nella carne, ma nello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Dio non gli appartiene. Ma se Cristo abita in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spirito è vita a causa della giustizia. E se lo Spirito che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, lui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

La trasformazione di tutte le cose (Rm. 8.14-25)
Verso questa meta tende anche tutta la creazione, che un giorno sarà liberata dal suo stato di sottomissione al peccato e sarà radicalmente trasformata per essere in sintonia con il nuovo stato di salvati. Ciò significa che fin d'ora tutto il creato partecipa alla nuova condizione dei giustificati, i quali pur non possedendo ancora la salvezza definitiva, camminano verso di essa in modo spedito e consapevole. Mediante l'azione dello Spirito il credente non è solo indirizzato alla pratica del bene, ma riceve da Dio la dignità di figlio. Quelli che sono guidati dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno Spirito di figliolanza, per mezzo del quale gridiamo "Abba, Padre" Lo Spirito stesso insieme al nostro spirito attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. Nella sua bontà verso i credenti Dio non solo li assume come figli, ma trasforma tutto il creato affinché sia messo in sintonia con la loro nuova dignità. Le stesse creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutte le creature gemono e soffrono fino ad oggi le doglie del parto. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

La forza del credente (Rm. 8.26-30)
Anche i credenti attendono la piena redenzione, che consisterà nella trasformazione del loro corpo a immagine di Cristo risuscitato. Essi vivono la loro attesa nella speranza. E’ questa infatti che permette loro di affrontare con coraggio le difficoltà della vita quotidiana e di anticipare nel presente quello che un giorno sarà il dono pieno di Dio. Soprattutto nella preghiera essi trovano la forza di sperare, perché lo Spirito stesso suggerisce loro quelle richieste che sono conformi al volere di Dio. La presenza delle Spirito rappresenta nel credente una garanzia costante dell'elezione divina. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili: e colui che scruta i cuori sa cosa desidera lo Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. Del resto noi sappiamo che per quelli che amano Dio tutto concorre al bene, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli. Quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

L'efficacia dell'amore di Dio (Rm. 8.31-39)
Tutta la vita del credente si svolge così all'insegna della fiducia in Dio, nella convinzione che nulla potrà separarlo dall'amore che Dio gli ha manifestato in Cristo. Nella parte finale della sua riflessione Paolo lancia ai suoi lettori un ultimo messaggio di speranza che si basa sull'immensità dell'amore che Dio ha rivelato nel suo piano di salvezza. Egli si esprime mediante una cascata di domande la cui risposta appare scontata. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme con lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelti? Forse Dio? Ma egli è colui che giustifica. Chi condannerà? Gesù Cristo? Ma Egli è colui che è morto, anzi che è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi. Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore al macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. lo infatti sono persuaso che ne morte ne vita, ne angeli ne principati, ne presente ne futuro, ne potenze ne altezze ne profondità, ne alcuna altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù. Per Paolo lo Spirito è la forza in virtù della quale Dio in Cristo si manifesta, trasforma I'uomo sin nel più profondo delle sue potenzialità, nella sua stessa esistenza. E' la forma del Cristiano e la logica del Vangelo. Lo Spirito non solo strappa l'uomo alla sua dimensione di prima, alla sua esistenza egoistica; egli lo apre anche a una nuova esistenza nella quale e dalla quale viene illuminato e interpellato in modo nuovo. Lo Spirito apre l'uomo a Dio, al prossimo, a se stesso, non solo nella sua esistenza etica, nella fede, speranza, amore, conoscenza, preghiera; egli penetra l'esistenza umana fin nelle sue potenzialità naturali, fin nell'intimo delle sue forze spirituali e fisiche. "Egli illumina e rischiara la sua esistenza fin dentro alla sua natura; e ciò in modo tale che attraverso queste forze, ed energie, che sono sempre prestazioni di servizio, da vita e stabilità alla comunione che è sorta grazie allo Spirito, alla comunione della comunità che è il corpo di Cristo, la Chiesa" (Schller). L'uomo nuovo è l'uomo spirituale mosso dallo Spirito: di adozione, di comunione, di libertà, di verità, di conoscenza, di rivelazione, di riforma, di risurrezione, di inabitazione, di speranza, di amore, di vita nuova, di risurrezione, di missione.

"Non sono io che vivo, è Cristo che vive in me"


"Lo Spirito Santo è la "forma" il principio esistenziale del cristiano, della Chiesa, e del mondo nuovo. Così la Chiesa universale si presenta come un popolo convocato in unità, dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" Sacramento universale di salvezza. "Compiuta I'opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra, il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre. Questi è lo Spirito che da la vita, una sorgente zampillante fino alla vita eterna; per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali. Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione. Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità, la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti. Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo." (Lumen Gentium).

" Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo una lettera morta, la. Chiesa una semplice organizzazione, l'autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un arcaismo, e l'agire morale un agire da schiavi. Ma nello Spirito Santo il cosmo è nobilitato per la generazione del Regno, il Cristo Risorto si fa presente, il Vangelo si fa potenza e vita, la Chiesa realizza la comunione trinitaria, l'autorità si trasforma in servizio, la liturgia è memoriale e anticipazione, l'agire umano viene deificato" (Atenagora)'. Lo Spirito scaturisce da Cristo Risorto incontrato nel Sacramento, nella Parola, nella comunità, nella carità.

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Morale paolina (Rm. 12-16)
Nelle sue lettere Paolo rivolge diverse esortazioni, inserite all'interno di approfondimenti dottrinali. Tuttavia al termine delle singole lettere offre direttive di comportamento come applicazione dell'esistenza cristiana vissuta come vangelo della giustificazione per mezzo della fede: La fede operante nella carità. La morale cristiana secondo Paolo è fare memoria di Cristo Crocifisso Risorto. "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù." Camminare secondo lo Spirito di Cristo. La morale paolina parte dalla partecipazione del battezzato al mistero pasquale di Cristo, dalla conformazione a Cristo, dalla appartenenza alla Chiesa inserita nel mondo, dalla presenza dello Spirito nel cuore del credente.

Precetti generali di vita cristiana (Col. 3, 5-17)
"Mortificate quella parte di voi stessi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità. passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio. Deponete voi tutte queste cose. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza ad immagine del suo Creatore. Qui non c'è più Greco o Giudeo, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti. Rivestitevi dunque come amati da Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto vi sia la carità, che e il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti. La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù rendendo per mezzo di Lui grazie a Dio Padre.

1) La fede nella vita Quotidiana (12.1-21)

11 culto spirituale (12, 1-2):
"Vi esorto per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale"

Vita comunitaria e carismi (12, 3-8):
"Non valutatevi più di quanto è conveniente .. poiché come in un solo corpo abbiamo molte membra, e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri

L'amore fraterno" (12, 9-16)

"Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiatevi nello stimarvi a vicenda. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi"

I credenti e gli estranei (12, 17-21):
"Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male"


2) Doveri dei credenti nella società (13, 1-14)

I rapporti con le autorità civili (13, 1-7):
"Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Fa il bene e ne avrai la lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto"

L'amore del prossimo (13.8-lo):
"Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore"

La salvezza ormai vicina (13, 11-14):
"E' ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. Comportatevi onestamente come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri"


3) L'unità dei credenti in Cristo (14.1-15.13)

La ricerca dell'unità (14, 1-12):

" Accogliete tra voi chi è debole, senza discuterne le esitazioni. Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se viviamo siamo del Signore, se moriamo per il Signore. Sia che viviamo sia che moriamo siamo del Signore. Ma tu perché giudichi il tuo fratello?"

Il ruolo della fede (14, 22-23):
" Chi e nel dubbio mangiando si condanna, perché non agisce con fede; tutto quello infatti che non viene dalla fede è peccato"

Portare le infermità dei deboli (15, 1-6):
"Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l'infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno cerchi di compiacere il prossimo nel bene per edificarlo. Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso"

Accoglienza reciproca a imitazione di Cristo (15, 7-13):
"Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio"

4) Morale domestica (Ef. 5.21-33)
Siate sottomesi gli uni agli altri nel timore del Signore. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti. E voi mariti amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la Sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia ne ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno ha mai preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo Corpo. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande, lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa. Quindi anche voi ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.

- Voi mogli state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.
- Voi mariti amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.
- Voi figli obbedite ai vostri genitori in tutto; ciò è gradito al Signore.
- Voi padri non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
- Voi servi siate docili in tutto ai vostri padroni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore.

Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l'eredità. Servite a Cristo Signore. Voi padroni date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo. (Col. 3, 18 ss.).

5) L'inno all'amore ( l Cor. 13, 1-13)
L'inno alla carità si divide in tre strofe. La prima è un crescendo di tre antitesi, vuole mostrare il valore unico e insostituibile della carità. La seconda descrive le note della carità, la terza mostra la superiorità della carità.

Valore unico e insostituibile della carità

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i ministeri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. Le note della carità: "L'uomo della carità"

-la carità e paziente:magnanima, ha la forza di sopportare le ingiurie e di non renderle. E' una qualità di Dio
-La carità è benigna:è l'idea di signorilità, di benevolenza e affabilità. Si deve manifestare anche nel tratto.
-La carità non è invidiosa: esclude la gelosia. la gelosia è divisione, la carità è comunione
-La carità non si vanta: è seria, prudente, ha il senso delle proporzioni: non manca di misura
-La carità non si gonfia: non fa sentire il peso del suo gesto e del suo prestigio.
-La carità non manca di rispetto: è attenta e rispettosa, sensibile tiene conto della fragilità del prossimo
-La carità non cerca il suo interesse: imita Cristo che non cerca di piacere a se stesso
-la carità non si adira: non è acida, collerica. Non perde il controllo di se
-La carità non tiene conto del male ricevuto: ha il cuore semplice, non tiene conto e non progetta il male
-La carità non gode dell'ingiustizia: si compiace della verità, gioisce del bene ovunque si trovi
-La carità tutto copre: non propaga il male, lo copre col suo silenzio
-la carità tutto crede: non è credulona, ma da credito al prossimo, a priori si fida
-La carità tutto spera: anche quando non si può negare il male, la carità non dispera
-La carità tutto sopporta: anche quando le sue speranze sono smentite, non si lamenta dell'ingratitudine
-La carità non avrà mai fine: è un bene definitivo

La superiorità della carità:

"Tre cose ora rimangono:la fede, la speranza, la carità; ma di tutte più grande è la carità"


conclusione:
La morale cristiana è la fede operante nella carità: un agire che parte dalla fede, conforme al Vangelo.
il cristiano:
- è un uomo pasquale: nella carità vive, testimonia, annuncia la Pasqua: morto al peccato e vive risorto nell'amore.
- è l'uomo dell'ascolto, del dialogo, dell'annuncio … della gioia

"Rallegratevi nel Signore sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!"

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RIASSUMENDO

1) San Paolo
Con S. Giovanni, Paolo è il più grande conoscitore di Gesù Cristo e Suo testimone. La figura di Paolo, tanto nell’esempio della sua testimonianza, quanto nell’elaborazione del suo pensiero a volte dirompente, ci dimostra che è possibile un cristianesimo puro e affascinante, un cristianesimo sempre giovane, che vive a fondo la sua vicenda storica pescando nelle risorse inesauribili della grazia di Dio. È il primo grande convertito del cristianesimo e quindi è un forte richiamo per la conversione cristiana. È il primo e più grande teologo: conoscitore ed annunciatore del Mistero di Dio e del Suo amore. È un appassionato, un’anima di fuoco che si consacra senza riserve a un ideale religioso. Per lui Dio è tutto ed egli Lo serve con una lealtà assoluta. Questo zelo incondizionato si traduce in una vita di totale abnegazione al servizio di Colui che ama. Travagli, fatiche, sofferenze, privazioni, pericoli di morte: nulla di tutto questo potrebbe separarlo dall’amore di Dio e di Cristo; anzi, tutto questo è prezioso perché lo conforma alla passione e alla croce del suo Signore. Egli si riconosce l’ultimo di tutti: lui è il persecutore, e attribuisce unicamente alla grazia di Dio le grandi cose che si compiono per mezzo suo. Appassionato, innamorato della Verità, servitore del Vangelo fino alla morte, Paolo è una personalità forgiata dalla croce: “non conosco altro che Cristo e Cristo Crocifisso… per me vivere è Cristo”.

2) Conversione – vocazione - missione
Il Cristo interviene in modo diretto e continuo nella vita di Paolo. Convinto persecutore dei seguaci di Gesù, è sconvolto dall’esperienza di Gesù Risorto. La conversione di Paolo, uomo di forte cultura e radicate convinzioni, è un miracolo sconvolgente, umanamente inspiegabile. Questa esperienza reale e straordinaria è stata per Paolo rivelazione, conversione, vocazione e missione insieme. Come i Dodici, anche Paolo si è considerato testimone del Cristo risorto, il quale gli ha affidato la missione di evangelizzare le nazioni. Paolo scopre anzitutto che Gesù di Nazaret, Colui che egli riteneva morto e nemico di Dio, è invece vivo e circondato dalla gloria divina. Infine Paolo scopre in tutta la sua insospettabile gratuità l’amore di Cristo, un amore preveniente e generoso. Paolo si rende conto che la legge era stata solo un pedagogo, un maestro che educava e formava mediante precetti. Nella nuova alleanza invece, avvenuta con la morte e la resurrezione di Gesù, Dio stesso infonde la legge nuova nel cuore donando lo Spirito. Quello che fino a quel momento gli era apparso un guadagno - la sua appartenenza al popolo eletto, la legge -, divenne allora senza importanza. La giustificazione e la salvezza vengono unicamente da Dio e non dallo sforzo di osservare la legge; l’uomo trova la sua salvezza solo per mezzo di Dio, al quale egli deve affidarsi con totale fiducia. Dalla certezza della giustificazione gli deriva la speranza della resurrezione e la forza della missione, rivolta a tutti. Se la salvezza viene dall’amore del Cristo crocifisso e risorto, il suo messaggio è per tutti, anche per i pagani. Credere vuol dire sapere che solo Dio può dare il senso della vita. Il suo annuncio è la salvezza che deriva dalla fede in Cristo morto e risorto, dalla Croce scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani, ma per il credente sapienza e potenza di Dio. L’evangelizzare era diventato un bisogno esistenziale: “Guai a me se non evangelizzassi”.

3) Paolo ministro del mistero
Paolo sa di essere ministro del mistero, il mistero di Cristo, morto e risorto. La rivelazione di questo piano di salvezza è fatta dallo Spirito Santo, parzialmente nell’AT, totalmente nella pienezza dei tempi. Il mistero è pienamente salvifico se è ricevuto nella fede: per coloro che non credono è scandalo e stoltezza perché si incentra in Cristo Crocifisso Risorto. Al centro della teologia paolina c’è il mistero pasquale, dinamicamente costituito dai due momenti della morte e resurrezione di Gesù. I due elementi secondo Paolo non stanno tanto tra loro in rapporto cronologico quanto piuttosto teologico, cioè il Risorto non soppianta il Crocifisso: da una parte invece colui che è stato messo a morte è già il Signore della gloria e dall’altra colui che è stato glorificato continua sempre la propria morte nei suoi discepoli impegnati. La Croce di Gesù viene prospettata, più che come un modello di mortificazione, come causa di salvezza, cioè di redenzione dal peccato e da quanto rende schiavo l’uomo. Da questo comportamento di Dio in Cristo a favore nostro, appare all’evidenza che la giustificazione, cioè l’esatto rapporto col Signore, non dipende fondamentalmente da un faticoso sforzo di osservanza di una legge esterna, bensì da un liberante atto di pura grazia. Dalla Croce proviene ancora il senso profondo delle varie sofferenze della vita cristiana. Il mistero pasquale inoltre è fecondo per il suo risvolto di Risurrezione e di Vita. La resurrezione dischiude un interessante orizzonte riguardante Gesù stesso in persona: là egli è stato costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di Santificazione, collocato alla destra del Padre. La resurrezione rende quindi Gesù capace di intervenire efficacemente sul cristiano, e ciò mediante il suo Spirito.

4) Gesù di Paolo: Sapienza della Croce
Paolo non si attarda a darci il ritratto fisico di Gesù né a redigere una cronaca dei fatti. A Paolo preme scendere in profondità nel mistero di Gesù, cogliere il significato del suo singolare destino e il segreto della sua identità. L’Apostolo è cosciente di trovarsi alle soglie di un abisso di luce che sorpassa ogni conoscenza. Tutta l’attenzione converge sul dramma della croce e del sangue che ne scorre: “Non conosco altro che Cristo, Cristo Crocifisso”. Paolo ricorda che c’è un solo maestro, il Cristo; un solo messaggio, la salvezza mediante la croce; è lì che si trova la vera sapienza. Cristo crocifisso è sapienza e potenza di Dio: Sapienza perché rivela il disegno di Dio e il vero volto di Dio, lo spettacolo dell’amore; Potenza perché attira a sé, distrugge il peccato e dona lo Spirito di riconciliazione e comunione. Il Dio cristiano è un Dio crocifisso, ma la croce è la gloria di Dio, perciò è lo spettacolo del mondo, dell’amore. L’amore vince la morte: il Crocifisso è Risorto. La croce salverà il mondo.

5) Giustificati attraverso la fede
Le lettere ai Galati e ai Romani oppongono il Cristo Giustizia di Dio alla giustizia che gli uomini pretenderebbero meritare con i loro sforzi. Paolo si rende conto che la legge era stata solamente un pedagogo, data per indicare la via della salvezza. La legge, tuttavia, pur buona, indica la strada, ma non dona la forza di percorrerla. Dio interviene con Gesù Cristo, il quale si carica del peccato umano per distruggerlo sulla croce, e dona lo Spirito che crea un cuore nuovo: la giustificazione. L’uomo accede alla salvezza incontrando Gesù Crocifisso Risorto, nella fede. Non sono le opere della legge che salvano, ma la fede. È la fede operante nella carità la salvezza dell’uomo. Il Cristiano è colui che sa di essere amato da Dio e di essere salvato in maniera gratuita, indipendentemente dai suoi meriti e dalle sue buone qualità. Vive da cristiano chi risponde a questo amore con la gioia, la libertà e la spontaneità di un cuore purificato, non chi porta sulle spalle un peso fastidioso in attesa di ricevere un premio. Tutti, pertanto, giudei e pagani, sono salvati allo stesso modo, per la grazia del Signore.

6) Il mistero della Chiesa
Paolo parla del mistero della Chiesa come di Corpo Mistico di Cristo. Con tale espressione intende additare l’unione reale, vitale e strettissima, anche se misteriosa ed invisibile, esistente in piano verticale tra Cristo e i fedeli e su piano orizzontale tra i fedeli fra di loro. Per mezzo dello Spirito Santo, Cristo morto e risorto unisce a sé intimamente i suoi fedeli. In tal modo i credenti in Cristo, in quanto stretti a lui soprattutto nell’Eucaristia, sono uniti tra loro nella carità, formando un solo corpo, la Chiesa, la cui unità si realizza nella diversità di membra e di funzioni. In quel corpo la vita di Cristo si diffonde nei credenti, che attraverso i sacramenti si uniscono in modo arcano e reale a Cristo sofferente e glorioso. Ma come tutte le membra del corpo umano anche se numerose formano un solo corpo, così i fedeli in Cristo. Anche nella struttura del corpo mistico vige una diversità di membri e di offici. Uno è lo Spirito, il quale per l’utilità della Chiesa distribuisce la varietà dei suoi doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità dei ministeri. Capo di questo corpo è Cristo. Egli è l’immagine dell’invisibile Dio, e in Lui tutto è stato creato. Egli va innanzi a tutti e tutte le cose sussistono in Lui. Tutti i membri devono a Lui conformarsi fino a che Cristo non sia in essi formato.

7) Uomo vecchio e uomo nuovo

Giustificato per mezzo della fede, l’uomo abitato dallo Spirito diventa un uomo nuovo. Paolo considera l’uomo concreto sotto una duplice possibilità, che corrisponde normalmente anche a una successione cronologica, cioè prima e dopo: al di fuori di Cristo, oppure in Cristo. L’uomo al di fuori di Cristo è rappresentato da tutti coloro che ignorano e non accettano il Vangelo, siano essi pagani o anche ebrei. Tutti costoro sono al di fuori della salvezza. Lontano da Cristo l’uomo non trova la sua strada dominato com’è dalla carne che frustra persino le aspirazioni della mente e del cuore. Cristo soltanto libera l’uomo, cioè ci salva dalla schiavitù del peccato, ci fa santi e oggetto del suo amore. Dopo che Cristo è venuto, l’uomo appartiene alla sfera della salvezza reale e possibile, qualora lo voglia. Il volere dell’uomo si esplica mediante l’atteggiamento di fede, che è un rimettersi completamente nelle mani di Dio, accettando la salvezza e il perdono che egli offre in Cristo. Di qui l’importanza fondamentale della fede nella dottrina paolina: fede che è rinuncia a salvarsi con le proprie opere ed è radicale disponibilità a essere salvati esclusivamente da Dio per mezzo di Cristo. Però la fede non è accettare di essere salvati quasi fatalmente, ma impegno quotidiano a vivere le opere dell’amore. La morale del cristiano è la morale dell’amore, della spontaneità generosa, della libertà, non del timore e della costrizione; la sua vita è un camminare sotto la luce e la forza delle Spirito che il Risorto ci ha donato come primizia del Regno nuovo.

8) La vita secondo lo Spirito
Mediante la morte di Cristo lo Spirito ha ormai liberato il credente non solo dal peccato e dalla morte, ma anche dalla legge, diventando così esso stesso legge interiore che lo guida nel compimento della volontà di Dio. Paradossalmente è solo mediante l’abolizione di una legge fatta di prescrizioni e di divieti che si raggiunge la piena osservanza della legge di Dio, riassunta nell’unico precetto dell’amore. L’opera dello Spirito Santo si coglie soprattutto nel superamento di quelli che sono “i desideri della carne” cioè le spinte egoistiche che portano alla sopraffazione dell’altro. A queste inclinazioni perverse lo Spirito sostituisce nei credenti un sentimento profondo di figliolanza nei confronti di Dio, ispirando la loro preghiera e dando loro la capacità di far fronte alle sofferenze della vita quotidiana, nella speranza di possedere un giorno la vita piena nella comunione con Dio. Per Paolo lo Spirito è la forza in virtù della quale Dio in Cristo si manifesta, trasforma l’uomo sin nel più profondo delle sue potenzialità, nella sua stessa esistenza. Lo Spirito non solo strappa l’uomo alla sua dimensione di prima, alla sua esistenza egoistica; egli lo apre anche a una nuova esistenza, nella quale e dalla quale viene illuminato e interpellato in modo nuovo. Lo Spirito apre l’uomo a Dio, al prossimo, a sé stesso, non solo nella sua esistenza etica, nella fede, speranza, amore, conoscenza preghiera; egli penetra l’esistenza umana fin nelle sue potenzialità naturali, fin nell’intimo delle sue forze spirituali e fisiche. L’uomo nuovo è l’uomo spirituale: mosso dallo Spirito di adozione, di comunione, di libertà, di verità, di conoscenza, di rivelazione, di riforma, di risurrezione, di inabitazione, di speranza, di amore, di vita nuova, di risurrezione, di missione.

9) Morale paolina
La morale cristiana, secondo Paolo, è fare memoria di Cristo Crocifisso Risorto. Essa parte dalla partecipazione del battezzato al mistero pasquale di Cristo, dalla conformazione a Cristo, dall’appartenenza alla Chiesa inserita nel mondo, dalla presenza dello Spirito nel cuore del credente. Nella vita quotidiana la fede cristiana si manifesta col culto spirituale, la vita comunitaria, l’amore fraterno; nella società, coi giusti rapporti con le autorità civili e l’amore del prossimo. Anche nella morale domestica la molla e la misura di tutto devono essere l’amore e la carità: Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini. La morale cristiana è la fede operante nella carità: un agire che parte dalla fede. Conforme al Vangelo, il cristiano è un uomo pasquale: nella carità vive, testimonia, annuncia la Pasqua: morte al peccato e vita risorta nell’amore. È l’uomo dell’ascolto, del dialogo, dell’annuncio, della gioia. La carità è paziente, benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, non avrà mai fine.


Non sono più io che vive; è Cristo che vive in me


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