Vivere la fede

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Riflessioni e...

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La donna uscì dalla costola dell’uomo,
non dai piedi per essere calpestata,
non dalla testa per essere superiore,
ma dal lato per essere uguale,
sotto il braccio per essere protetta,
e accanto al cuore per essere amata…

( W.Shakespeare )



La libertà condizione dell’amore
(da Giovanni Pico della Mirandola, Discorso sulla dignità dell’uomo)

[Dio] accolse l’uomo come opera di natura indefinita e postolo nel centro dell’universo così gli parlò:

«Né un determinata posto, né un aspetto tuo peculiare, né alcuna prerogativa tua propria ti diedi, o Adamo, affinché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu stesso avrai desiderato, secondo il tuo volere e la tua libera persuasione tu abbia e possieda. La definita natura degli altri esseri è costretta entro leggi da me stabilite.

Tu, non costretto da nessun limitato confine, definirai la tua stessa natura secondo la tua libera volontà, alla cui potestà ti consegnai.

Ti ho collocato al centro dell’universo affinché più comodamente, guardandoti attorno, tu veda ciò che esiste in esso.

Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, affinché tu, quasi libero e sovrano artefice, ti plasmassi e ti scolpissi secondo la forma che preferirai.

Potrai degenerare verso gli esseri inferiori, che sono i bruti, potrai, seguendo l’impulso dell’anima tua, rigenerarti nelle cose superiori, cioè in quelle divine».


(da Christian Bobin, Il mestiere dello scrittore)

L’amore funziona solo con la libertà.

La libertà funziona solo con l’amore.


(da Agostino d’Ippona, Commento alla prima lettera di Giovanni)

Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto:
ama e fa’ ciò che vuoi;
sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore;
sia che tu corregga, correggi per amore;
sia che perdoni, perdona per amore;
sia in te la radice dell’amore,
poiché da questa radice non può procedere se non il bene.



La libertà religiosa
(dalla dichiarazione Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II)

Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. [...] A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione.

E sono pure tenuti ad aderire alla verità una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le sue esigenze.Ad un tale obbligo, però, gli esseri umani non sono in grado di soddisfare, in modo rispondente alla loro natura, se non godono della libertà psicologica e nello stesso tempo dell’immunità dalla coercizione esterna.

Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura. [...]

Ognuno ha il dovere e quindi il diritto di cercare la verità in materia religiosa, utilizzando mezzi idonei per formarsi giudizi di coscienza retti e veri secondo prudenza.La verità, però, va cercata in modo rispondente alla dignità della persona umana e alla sua natura sociale: e cioè con una ricerca condotta liberamente, con l’aiuto dell'insegnamento o dell’educazione, per mezzo dello scambio e del dialogo con cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca, gli uni rivelano agli altri la verità che hanno scoperta o che ritengono di avere scoperta; inoltre, una volta conosciuta la verità, occorre aderirvi fermamente con assenso personale. [...]

I gruppi religiosi hanno anche il diritto di non essere impediti di insegnare e di testimoniare pubblicamente la propria fede, a voce e per scritto. [...]

Un elemento fondamentale della dottrina cattolica, contenuto nella parola di Dio e costantemente predicato dai Padri, è che gli esseri umani sono tenuti a rispondere a Dio credendo volontariamente; nessuno, quindi, può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà.

Infatti, l’atto di fede è per sua stessa natura un atto volontario, giacché gli essere umani, redenti da Cristo Salvatore e chiamati in Cristo Gesù ad essere figli adottivi, non possono aderire a Dio che ad essi si rivela, se il Padre non li trae e se non prestano a Dio un ossequio di fede ragionevole e libero.


Cercare la verità: il valore della ragione
(dalla Lectio che papa Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere
all'Università La Sapienza di Roma il 17 gennaio 2008)

L’uomo vuole verità. In questo senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Penso ad esempio – per menzionare soltanto un testo – alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione.

A ciò Socrate contrappone la domanda: «Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti…

Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?» (6 b – c).In questa domanda apparentemente poco devota – che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino – i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino.

Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d’uscita da desideri non appagati; l’hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore.

Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi.

Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera.


Grandezza e piccolezza dell’uomo
(da Henri de Lubac, Il mistero del soprannaturale)

[Dal fatto che, come afferma san Bonaventura, “nulla che sia inferiore a Dio può accontentare l’uomo”], deriva, in questa creatura a parte, tale “costituzione ontologica instabile”, che la fa nello stesso tempo più grande e più piccola di se stessa.

Da questo deriva questa specie di procedere sbilenco, questo misterioso zoppicare, che non è soltanto del peccato, ma prima ancora e più radicalmente proprio d’una creatura fatta di nulla, che, stranamente, confina con Dio: Deo mente consimilis.

Nello stesso tempo, indissolubilmente, “nulla” e “immagine”; radicalmente nulla, e tuttavia sostanzialmente immagine:

Esse imaginem non est homini accidens, sed potius substantiale. Per la sua stessa creazione, l’uomo è “compagno di schiavitú” di tutta la natura; ma allo stesso tempo, per il suo carattere d’immagine - in quantum est ad imaginem Dei - è “capace della conoscenza beatifica”, ed ha ricevuto, nel fondo di se stesso, come diceva Origene, “il precetto della libertà”.

Creazione
(da Francesco d’Assisi, Cantico delle creature)

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:de Te,
Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi Signore,
per sora Luna e le stelle:in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Ventoet per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli che perdonano per lo Tuo amoreet sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,ka da Te,
Altissimo, sirano incoronati.Laudato si’ mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi Signore et rengratiatee serviateli cum grande humilitate.


Diritti dell’uomo
(dalla dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America, ratificata a Filadelfia il 4 luglio 1776)

Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per la Legge naturale e del Dio creatore, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l’umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati.

Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani. Tale è stata la paziente sopportazione di queste Colonie; e tale è oggi la necessità che le costringe ad alterare i loro precedenti Sistemi di Governo. (Assemblea Nazionale francese, Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, 20-27 agosto 1789, recante in alto l’immagine di Dio sotto forma di un triangolo)I rappresentanti del popolo francese, costituiti in Assemblea Nazionale, comprendendo che l’ignoranza, l’oblio o la non curanza dei diritti dell’uomo sono le sole sorgenti delle pubbliche calamità e della corruzione dei governi, decisero di esporre in una dichiarazione solenne i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione, sempre presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi ad essi continuamente i loro diritti e doveri [...]

In vista di ciò, l’Assemblea nazionale riconosce e dichiara, alla presenza e sotto gli auspici dell’Essere supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino [...]


Amore
(da Roberto Benigni nello spettacolo TuttoDante)

«È Gesù che ha inventato la carità, l’amore.
Non c’era prima, non c’era la carità prima di Gesù!
È Cristo che l’ha destata in noi.
Dinanzi ai giochi del Colosseo, Seneca li criticava dicendo:
“Mi annoiano!”
Gesù ci ha fatto fare un balzo in avanti di un milione di anni!
Non c’era la carità prima!»


(dalla sceneggiatura di Film blu, di Krzysztof Kie?lowski e Krzysztof Piesiewicz)


In quel momento sentiamo una musica. È la parte di concerto che aveva scritto Patrick. Julie ci guida con il dito fino al punto in cui appaiono le prime parole del coro. Le parole sono cantate in greco e dicono:Coro (off):

Quand’io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,se non ho amore,divento un rame risonanteo uno squillante cembalo...Nella musica fa il suo ingresso il motivo che Julie ha chiamato “memento”.

Il ritmo è più lento e la musica, un canto gioioso sull’amore che – così sicuramente pensava Patrick – può essere la salvezza per l’Europa e per il mondo, diventa grave, annuncia qualcosa di oscuro, di minaccioso.


(da Krzysztof Kie?lowski e Krzysztof Piesiewicz a colloquio
con Marina Fabbri su Tre colori. Film blu, Film bianco, Film rosso)


Krzysztof Kie?lowski: Io non parlerei tanto di “mancanza”, quanto di nostalgia dell’amore. Il nostro tema non è tanto l’“assenza” dell’amore, quanto la sua ricerca ed è stato scelto semplicemente perché fa parte della nostra vita naturalmente, tocca ognuno di noi.

Krzysztof Piesiewicz: Di recente ho rivisto al cinema Film blu e sono rimasto colpito perché, ancora al momento del montaggio, avevo l’impressione che l’inno all’amore della Lettera ai Corinzi di San Paolo, usato nel film, finisse per avere un’insistenza forte, che fosse esagerato, patetico.

Mentre oggi, nel gennaio del 1994, mi sembra quasi che sia fin troppo poco, di fronte a ciò che succede intorno.

Mi sembra che quel canto, quel grido o richiamo alla necessità della fratellanza tra gli uomini, alla necessità dell’amore, oggi sia del tutto adeguato a quel che sta succedendo intorno a noi. E succedono cose assolutamente orribili, come una sorta di calco del passato, delle cose peggiori accadute in questo continente, e di molte altre cose che forse ancora non accadono, ma i cui echi lontani sentiamo già avvicinarsi.


Democrazia
(da Alexis de Tocqueville, La democrazia in America)

È il dispotismo che può fare a meno della fede, non la libertà.
La religione è assai più necessaria nella repubblica [...]
che non nella monarchia [...]
e nelle repubbliche democratiche più che in tutte le altre.



Perdono
(da papa Giovanni Paolo II, Evangelium vitae)

Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.
La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell'uomo.

Coscienza
(da papa Paolo VI, Lettera alle Brigate rosse)

Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l’onorevole Aldo Moro. Io non vi conosco, e non ho modo d’avere alcun contatto con voi. Per questo vi scrivo pubblicamente, profittando del margine di tempo, che rimane alla scadenza della minaccia di morte, che voi avete annunciata contro di lui, Uomo buono ed onesto, che nessuno può incolpare di qualsiasi reato, o accusare di scarso senso sociale e di mancato servizio alla giustizia e alla pacifica convivenza civile. Io non ho alcun mandato nei suoi confronti, né sono legato da alcun interesse privato verso di lui. Ma lo amo come membro della grande famiglia umana, come amico di studi, e a titolo del tutto particolare, come fratello di fede e come figlio della Chiesa di Cristo. Ed è in questo nome supremo di Cristo, che io mi rivolgo a voi, che certamente non lo ignorate, a voi, ignoti e implacabili avversari di questo uomo degno e innocente; e vi prego in ginocchio, liberate l’onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa intercessione, ma in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella vostra coscienza, d’un vero progresso sociale, che non deve essere macchiato di sangue innocente, né tormentato da superfluo dolore. Già troppe vittime dobbiamo piangere e deprecare per la morte di persone impegnate nel compimento d’un proprio dovere. Tutti noi dobbiamo avere timore dell’odio che degenera in vendetta, o si piega a sentimenti di avvilita disperazione. E tutti dobbiamo temere Iddio vindice dei morti senza causa e senza colpa. Uomini delle Brigate Rosse, lasciate a me, interprete di tanti vostri concittadini, la speranza che ancora nei vostri animi alberghi un vittorioso sentimento di umanità. Io ne aspetto pregando, e pur sempre amandovi, la prova.

Dal Vaticano, 21 aprile 1978 - PAULUS PP. VI


Giustizia
(da Rosario Livatino, conferenza tenuta a Canicattì nel 1986)


Il compito del magistrato è quello di decidere. Orbene decidere è scegliere e a volte tra numerose cose, o strade o soluzioni e scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio, un rapporto diretto perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio, un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata.

Paternità di Dio
(da Joachim Jeremias, Teologia del Nuovo Testamento)

Che significa diventare di nuovo come un bambino?
Il tertium comparationis è forse l’umiltà?
È ben difficile, poiché l’ambiente di Gesù non offre alcun caso parallelo in cui il bambino figuri come tipo dell’umiltà.
Oppure il termine di paragone è la purezza dei bambini?
Anche questa idea non è familiare all’antico giudaismo palestinese. [...]
Questa sarà in realtà la soluzione: diventar di nuovo bambino significa imparare a dir di nuovo abbà. [...] Convertirsi vuol dire imparare a dire di nuovo abbà, riporre tutta la propria fiducia nel Padre celeste, ritornare nella casa paterna e tra le braccia del Padre.
La prova che questa interpretazione non sia del tutto errata ce la fornisce Lc 15,11-32.
La penitenza del figliol prodigo consiste nel tornare a casa da suo padre.

Il significato ed il Logos
(da Friedrich Nietzsche, Historia in nuce, in Umano, troppo umano)


La parodia più seria che abbia mai udito è questa: In principio era il Non-Senso, e il Non-Senso era presso Dio, e il Non-Senso era Dio.

Conoscenza
(da Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI)

“O frati”, dissi,
“che per cento miliaperigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigiliad’i nostri sensi ch’è del rimanentenon vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza”.
Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.


Pace, giustizia e perdono
(da papa Giovanni Paolo II, Messaggio per la giornata della pace 2002,
Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono)

La vera pace, in realtà, è «opera della giustizia» (Is 32,17). [...]
La vera pace è frutto della giustizia, virtù morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e sull’equa distribuzione di benefici e oneri. Ma poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta com’è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati. Ciò vale tanto nelle tensioni che coinvolgono i singoli quanto in quelle di portata più generale ed anche internazionale. Il perdono non si contrappone in alcun modo alla giustizia, perché non consiste nel soprassedere alle legittime esigenze di riparazione dell’ordine leso. Il perdono mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine, la quale è ben più che una fragile e temporanea cessazione delle ostilità, ma è risanamento in profondità delle ferite che sanguinano negli animi. Per un tale risanamento la giustizia e il perdono sono ambedue essenziali.

Ricerca scientifica
(da Galileo Galilei, Lettera a Madama Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana, 1615)


Il motivo, dunque, che loro [i teologi] producono per condennar l’opinione della mobilità della Terra e stabilità del Sole, è, che leggendosi nelle Sacre lettere, in molti luoghi, che il Sole si muove e che la Terra sta ferma, né potendo la Scrittura mai mentire o errare, ne séguita per necessaria conseguenza che erronea e dannanda sia la sentenza di chi volesse asserire, il Sole esser per se stesso immobile, e mobile la Terra. Sopra questa ragione parmi primieramente da considerare, essere e santissimamente detto e prudentissimamente stabilito, non poter mai la Sacra Scrittura mentire, tutta volta che si sia penetrato il suo vero sentimento; il qual non credo che si possa negare essere molte volte recondito e molto diverso da quello che suona il puro significato delle parole. Dal che ne séguita, che qualunque volta alcuno, nell’esporla, volesse fermarsi sempre nel nudo suono literale, potrebbe, errando esso, far apparir nelle Scritture non solo contradizioni e proposizioni remote dal vero, ma gravi eresie e bestemmie ancora: poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, non meno affetti corporali ed umani, come d’ira, di pentimento, d’odio, ed anco tal volta la dimenticanza delle cose passate e l’ignoranza delle future; le quali proposizioni, sì come, dettante lo Spirito Santo, furono in tal guisa profferite da gli scrittori sacri per accomodarsi alla capacità del vulgo assai rozzo e indisciplinato, così per quelli che meritano d’esser separati dalla plebe è necessario che i saggi espositori ne produchino i veri sensi, e n’additino le ragioni particolari per che e’ siano sotto cotali parole profferiti: ed è questa dottrina così trita e specificata appresso tutti i teologi, che superfluo sarebbe il produrne attestazione alcuna. […] Stante, dunque, ciò, mi par che nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie: perché, procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima essecutrice de gli ordini di Dio. […] Io qui direi che quello che intesi da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado, ciò è l’intenzione delle Spirito Santo essere d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo.

Il dolore del mondo e l’agnello immolato
(da Davide Rondoni, L’uomo contemporaneo di fronte alla Pala di Gand. L'assordante belato che sale dal mondo)

Di più che un tradimento e un ravvedimento.
Qualcosa di più radicale.
Di più misterioso che non la sola conoscenza del male e del bene. […]
Doveva accadere che male e bene si incontrassero fino al punto più alto della loro forza contraddittoria.
Fino al punto più alto e profondo del loro combattimento.
Fino alla figura e alla vicenda che non lascia nemmeno spazio tra il bene e il male, perché li assume insieme, contemporaneamente. In una figura sola, in una agonia.
Che è dell’innocente sull’altare.
Il punto in cui il bene non si accontenta di succedere al male.
Non si accontenta di tenergli testa.
Di vincere.
Come se non bastasse nemmeno quel superamento.
Quel mettere in fila, e nella successione giusta, l’esperienza del male e quella del bene.
Come se si dovessero addirittura abbracciare.
E, scandalosamente, baciare.
Cosa è infatti l’innocente che muore se non l’atto imprevedibile dove il male è usato dal bene?
Dove non si cancella il male superandolo, lasciandoselo alle spalle come l'albero spogliato.
Ma il male diviene attore del bene.
Mistero dei misteri.
Figura unica adombrata da sempre sotto ogni latitudine e usanza: il sacrificio dell’innocente.
Ma qui c’è ancora da stupire.
Da trasalire.
Perché non basta che il male sia usato dal bene.
Che il sangue coli per un bene.
Non basta andare oltre la sola dinamica colpa e punizione.
Perché l’agnello, e il sacrificio stavolta è Dio stesso.
Non è colui che attende perduto nei reami celesti.
No, è lui a belare, a farsi embrione,
vecchio da spostare sul letto,
bambini uccisi a colazione,
donna che supplica in video,
ragazzetto morto di fame,
lui è l’essere indifeso che poggia la testa e offre la giugulare.
È Dio stesso che lascia i cieli e posa la testa sulla pietra.
E bela come un abbandonato.


La donna
(da Daniel Lifschitz, a cura di, Uomo e donna immagine di Dio. Il sabato. L’Aggadah su Genesi 2)


La figlia di Rabbi Gamaliel disse:
«Se Adamo avesse visto Eva mentre veniva creata, sicuramente l’avrebbe disprezzata».
Perciò il Santo, benedetto sia, nella sua grande saggezza,
fece cadere un sonno profondo su Adamo,
poi modellò il corpo di Eva, diverso da quello di Adamo,
dandole la meravigliosa capacità di dare alla luce dei figli.
Eva, la donna destinata a diventare la vera compagna dell’uomo,
fu tratta dal corpo di Adamo perché
«solo quando uno è unito ad un suo simile, l’unione è indissolubile».
Perciò è detto:
«Il Signore Dio plasmò, con la costola che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo».
Perché plasmò dalla costola e non dalla testa?
Per evitare che la donna dominasse l’uomo.
Perché non dal piede?
Per evitare che l’uomo la dominasse.
Dalla costola, perché avessero pari dignità.


Il sabato
(da Isidor Grunfeld, Lo Shabbath)


Il lavoro può rendere liberi, ma si può anche esserne schiavi. È detto nel Talmud che quando Dio creò il cielo e la terra, essi continuarono a girare senza posa come due rocchetti di filo, sino a quando il Creatore ordinò: «Basta». L’attività creativa di Dio fu seguita dallo Shabbath, allorché deliberatamente Egli cessò la Sua opera creatrice. Questo fatto, più di ogni altra cosa, ci presenta Dio come libero creatore, che liberamente controlla e limita la creazione da Lui attuata secondo la Sua volontà.Non è quindi il lavoro, ma la cessazione del lavoro che Dio scelse come segno della Sua libera creazione del mondo. L’ebreo, cessando il suo lavoro ogni Shabbath, nel modo prescritto dalla Torah, rende testimonianza della potenza creatrice di Dio.E, inoltre, rende manifesta la vera grandezza dell'uomo. Le stelle e i pianeti, una volta iniziato il loro moto rotatorio che durerà in eterno, continuano a girare ciecamente, senza interruzione, mossi dalla legge naturale di causa ed effetto. L’uomo invece può, con un atto di fede, porre un limite al suo lavoro, affinché non degeneri in una fatica senza senso.Osservando lo Shabbath, l’ebreo diviene, come dissero i nostri Saggi, simile a Dio stesso. Similmente a Dio, egli è padrone del suo lavoro, non schiavo di esso.

Dio è amore
(da Iacopone da Todi, Lauda 39, O Amor, devino Amore)

O Amor, devino Amore,
Amor, che non èi amato!
Amor, la tua amiciziaè plena de letizia;
non cade mai en trestizialo cor che tt’à assaiato.
O Amor amativo,Amor consumativo,
Amor conservativodel cor che tt’à abergato!
O ferita ioiosa,ferita delettosa,
ferita gaudiosa,chi de te è vulnerato!
Amor, et und’entrasti,che ssì occulto passasti?
Nullo signo mustrastidónne tu fuss’entrato.
O Amore amabele,
Amore delettabele,
Amore encogetabelesopr’onne cogitato!
Amor, devino foco,
Amor de riso e ioco,
Amor, non dài a ppoco, cà è’ ricco esmesurato.


Riconoscimento pubblico dei peccati e degli errori
(da papa Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Tertio millennio adveniente)

Un [...] capitolo doloroso, sul quale i figli della Chiesa non possono non tornare con animo aperto al pentimento, è costituito dall'acquiescenza manifestata, specie in alcuni secoli, a metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità. È vero che un corretto giudizio storico non può prescindere da un’attenta considerazione dei condizionamenti culturali del momento, sotto il cui influsso molti possono aver ritenuto in buona fede che un’autentica testimonianza alla verità comportasse il soffocamento dell’altrui opinione o almeno la sua emarginazione. Molteplici motivi spesso convergevano nel creare premesse di intolleranza, alimentando un’atmosfera passionale alla quale solo grandi spiriti veramente liberi e pieni di Dio riuscivano in qualche modo a sottrarsi. Ma la considerazione delle circostanze attenuanti non esonera la Chiesa dal dovere di rammaricarsi profondamente per le debolezze di tanti suoi figli, che ne hanno deturpato il volto, impedendole di riflettere pienamente l’immagine del suo Signore crocifisso, testimone insuperabile di amore paziente e di umile mitezza. Da quei tratti dolorosi del passato emerge una lezione per il futuro, che deve indurre ogni cristiano a tenersi ben saldo all’aureo principio dettato dal Concilio: «La verità non si impone che in forza della stessa verità, la quale penetra nelle menti soavemente e insieme con vigore (Dignitatis Humanae, 1)».


Fede e politica
(da Voltaire, Dizionario filosofico)

Fra tutte le religioni, quella che esclude nel modo più assoluto i preti da ogni autorità civile, è senza dubbio quella di Gesù: «Date a Cesare quel che è di Cesare». «Non ci sarà, tra voi, né primo né ultimo». «Il mio regno non è di questo mondo».

Il male presente nel cuore dell’uomo
(da Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia)

[Nel presentare la dottrina del peccato originale che egli chiama «l’unica visione lieta» della vita umana, perché ci ricorda che «abbiamo abusato di un mondo buono, e non siamo semplicemente intrappolati in una realtà malvagia»]. Certi nuovi teologi mettono in discussione il peccato originale, la sola parte della teologia cristiana che possa effettivamente essere dimostrata. Alcuni, nel loro fin troppo fastidioso spiritualismo, ammettono bensì che Dio è senza peccato – cosa di cui non potrebbero aver la prova nemmeno in sogno – ma, viceversa, negano il peccato dell’uomo che può esser visto per la strada. I più grandi santi, come i più grandi scettici, hanno sempre preso come punto di partenza dei loro ragionamenti la realtà del male. Se è vero (come è vero) che un uomo può provare una voluttà squisita a scorticare un gatto, un filosofo della religione non può trarne che una di queste deduzioni: o negare l’esistenza di Dio, ed è ciò che fanno gli atei; o negare qualsiasi presente unione fra Dio e l’uomo, ed è ciò che fanno tutti i cristiani. I nuovi teologi sembrano pensare che vi sia una terza più razionalistica soluzione: negare il gatto.

Tolleranza
(da John Locke, Lettera sulla tolleranza, 1689)

Illustrissimo Signore,poiché chiedete la mia opinione sulla tolleranza reciproca tra i Cristiani, vi rispondo in poche parole che la ritengo il principale distintivo della vera Chiesa. Infatti, per quanto alcuni possano vantare antichità di luoghi di culto e di titoli o magnificenza di riti; altri la riforma a cui hanno sottoposto il loro insegnamento; tutti, infine, l’ortodossia della loro fede (perché ciascuno è ortodosso per sé stesso), questi, ed altri dello stesso genere, possono essere segni di una contesa tra uomini, per il potere e il dominio, anziché segni della Chiesa di Cristo. Uno che possegga tutte queste doti, non è ancora cristiano, se manca di carità, di mitezza e benevolenza verso tutti gli uomini in generale, anche quelli che non professano la fede cristiana. «I re dei Gentili esercitano su di loro il dominio, voi non fate così» dice ai suoi discepoli il nostro Signore (Lc 22,25-26) […].
Se infatti dobbiamo prestare fede al Vangelo e agli Apostoli, nessuno può essere cristiano senza carità e senza la fede che agisce con l’amore, non con la forza. Ora, forse quelli che con il pretesto della religione perseguitano, torturano, riducono in miseria e uccidono gli altri fanno tutto ciò da amici benevoli?

Creazione e Bibbia: la religione è già là
(da Robert Baden-Powell, in L’educazione non finisce mai)

Mi è stato chiesto di descrivere più approfonditamente ciò che avevo in mente per quanto concerne la religione quando fondai lo Scautismo [...].
Mi è stato chiesto: Come c’entra la religione?La mia risposta è stata che la religione non ha da “entrarci”, perché è già dentro. Essa è il fattore fondamentale che pervade lo Scautismo. Per me la meraviglia delle meraviglie è che alcuni insegnanti abbiano trascurato [lo studio della natura], un mezzo di educazione facile ed infallibile, ed abbiano lottato per imporre un’istruzione biblica come primo passo per condurre il ragazzo irrequieto e pieno di vita a pensare a cose più elevate.
Ti suggerisco due cose.
La prima è la lettura di quell’antico ed ammirabile libro che è la Bibbia, nella quale scoprirai, oltre alla Rivelazione divina, un compendio straordinariamente interessante di storia, di poesia e di morale. La seconda è la lettura di un altro vecchio libro meraviglioso: quello della Natura, con l’osservazione e lo studio di tutto quanto puoi trovare tra le bellezze e i misteri che essa ti offre per la tua gioia. Ed infine rifletti al modo in cui puoi meglio servire Dio finché ancora possiedi la vita che Egli ti ha prestato.

Leggere la Bibbia
(da Ingrid Betancourt)

Ho scoperto la fede in Dio durante la mia prigionia.
Fino ad allora, la mia fede era basata sul ritualismo: come molti cattolici, andavo a messa, pregavo, ma la mia conoscenza di Dio era molto limitata.
Quando mi sono ritrovata nella giungla, ho avuto molto tempo e per unica lettura la Bibbia.
Ho avuto il piacere, in sei anni, di leggerla, di meditarla. Se avessi avuto altre cose da fare, avrei fatto altro, perché si è sempre pigri per riflettere sull’essenziale.
Forse era una prigionia necessaria.
Essa mi ha permesso di capire chi è Dio, di stabilire una relazione con lui, con molta ammirazione, molto amore ma – soprattutto – comprendendo chi è, attraverso la sua parola.
Per me non si tratta di parole vuote ma di una realtà: leggendo la Bibbia, ho compreso il carattere di Dio; non è solo una luce, un’energia o soltanto una forza, ma è una Parola, qualcuno che vuole comunicare con me.
Non ho avuto illuminazioni, no!
Ho semplicemente letto la Bibbia, razionalmente. Sono stata colpita da tutti i brani che mi hanno connesso emozionalmente e interiormente con la parola di Dio.
Ho sentito la voce di Dio in un modo assai umano e molto concreto.Leggevo e rileggevo alcuni passaggi dicendomi: «Questo è stato scritto per me!».
Avevo sentito a lungo senza capire e, di colpo, è stato come se mi fossi collegata alla presa di corrente giusta. In un momento, la luce si accende e si capiscono tutte le cose che erano rimaste oscure.
Ancora una volta, non si tratta di un’esperienza mistica ma razionale, che ha profondamente trasformato la mia vita.Come sono cambiata!
Oggi il mio tempo non è il tempo di prima. Avevo sempre voglia che le cose andassero in fretta.
Oggi non mi preoccupo più: so che tutto capita al tempo giusto. La mia speranza dunque è più forte. Il passaggio attraverso la prigionia non ha ucciso la mia volontà, anzi ha cambiato la natura della mia speranza.
La sola risposta alla violenza è una risposta d’amore.
Questa risposta d’amore, questo atteggiamento non violento, per me, ha avuto origine dalla fede cristiana.
Ho scoperto che si può essere condotti ad odiare una persona, a odiarla con tutte le forze del nostro essere e, allo stesso tempo, a trovare nell’amore il sollievo rispetto a questo odio. Non si può amare qualcuno che vi fa del male.
Ma si può trovare, e io l’ho trovato in Cristo, un punto di appoggio, come un trampolino.
Mi dicevo: «Per Te, Signore, non dico che lo detesto».
Il fatto di non aver sulla bocca queste parole di odio era un conforto. Talvolta vedevo arrivare un guerrigliero crudele e spaventoso.
Veniva a sedersi davanti a me ed io ero capace di sorridergli. L’amore è necessario. Ho cominciato un cammino di perdono.
Sono riuscita a perdonare, e non solo ai miei sequestratori.
Ho perdonato anche quelli che erano prigionieri con me, con i quali talvolta ci sono stati momenti molto difficili.
Ho perdonato quei miei amici che non si sono ricordati di noi, quelle persone sulle quali si fa affidamento e che sono mancate; quelle persone che amavo e che hanno detto delle cose orribili, come, ad esempio, che la prigionia me l’ero cercata.
Oggi credo più profondamente che possiamo cambiare il mondo perché io stessa sono stata trasformata. Ma, in questo mondo di dominio e di possesso, so come è nel cuore che si generano i cambiamenti essenziali.
La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori.

(N.d.R. Il testo è stato raccolto per il settimanale francese «La Vie» da Elisabeth Marshall e pubblicato in italiano da Avvenire del 21 gennaio 2009, con il titolo Ingrid, la fede e il perdono. Ingrid Betancourt, candidata alle presidenziali in Colombia, viene rapita nel 2002 tre mesi prima delle elezioni, dalle Farc, sigla che designa le Forze Armate Rivoluzionarie. È stata liberata il 2 luglio 2008, dopo 6 anni di prigionia)


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