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Nascita e formazione della coppia

Famiglia > La coppia

Uomo e donna “a immagine di Dio”
Vocazione all’amore: nascita e formazione della coppia


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Gesù un giorno guardò con infinita simpatia al nostro amore di fidanzati; in esso sentì palpitare la premura di Dio per tutti gli uomini e riconobbe il riflesso del suo amore per la Chiesa. La nostra decisione di sposarci lo rese felice, perché in essa si realizzava un grande sogno di Dio Padre.

“L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e i due saranno una sola carne”. (Gen 2,24). Accettò con gioia il nostro invito e celebrò con noi il nostro matrimonio, come accadde un giorno a Cana (gv 2,1-12).

Con gesto amico “consacrò” il nostro amore, riversando in noi “l’amore di Dio per mezzo dello Spirito Santo” (Rm 5,5) e invitandoci ad amarci come Egli ama la Chiesa, sua sposa. Da allora Egli “rimane” sempre con noi, sostiene e arricchisce il nostro amore, invitandoci a cercare insieme le strade della santità coniugale. Il nostro matrimonio, “sacramento dell’alleanza di noi sposi, è un grande mistero, poiché in esso si esprime l’amore sponsale di Cristo per la Chiesa”. E’ nostro impegno rinnovare la coscienza del dono della comunione che ci è stato offerto nel sacramento del matrimonio, crescere nella gratitudine e nella corrispondenza allo Spirito santo, il quale ci sospinge verso la piena realizzazione dell’unità coniugale e familiare. Il dono genera il compito di fare memoria del “mistero grande” che Cristo ha acceso nei nostri cuori”

E’ una breve parafrasi per indicare e ricordarci il motivo dell’essere qui: fare memoria di ciò che ci è accaduto e crescendo nella consapevolezza del dono ricevuto aderire grazie allo Spirito Santo. Una scuola per operatori pastorale, in senso lato possiamo dire che si appropria del punto di vista di Dio riguardo il matrimonio per farlo conoscere.

Quale antropologia?


L’uomo ha perso il senso della sua vita e il Concilio Vaticano II recupera un concezione personalista (Gaudium et Spes 12-22) all’interno della quale è possibile ripensare al rapporto uomo-donna. Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è la fondamentale e originale vocazione di ogni essere umano. Quando si parla di “unità sostanziale della persona umana” ci si riferisce all’insieme dei dinamismi biologici, psicologici, spirituali. Il dinamismo spirituale è caratterizzato dall’alterità e dalla gratuità (volere il bene dell’altro). Nel dinamismo biologico si relaziona per ricondurre a sé l’oggetto (mentre mangia). Il dinamismo psicologico è intermedio (passioni, valenza pulsionale, affettività). Da questo ne consegue che la persona non è la somma dei dinamismi e che la relazione di coppia risente del livello di maturità della persona.

Uomo e donna li creò


Parlando di persona umana non si può fare a meno di parlare del genere maschile e femminile. Oggi si assiste al tentativo paradossale di rendere reversibile la differenza dei generi. Taluni osservano che i “generi sessuali” oggi possono arrivare a 6: maschi, femmine, gay, lesbiche, bisessuali, transessuali.


I dati della scrittura


Occorre andare al racconto della Creazione (Gen 1,27 ..) per riscoprire le radici antropologiche e teologiche della differenza. In Mt 19,3 Cristo invita ad andare al “Principio” per cogliere 3 elementi di fondamentale importanza per individuare il “principio antropologico de3ll’unità duale”.

1° elemento: l’uomo è chiamato non nella solitudine …..”non è bene che l’uomo sia solo …gli voglio dare un aiuto che gli sia simile. Uomo e donna è principio di identità e relazione.

2° elemento: è dato dalla capacità relazionale, maschio e femmina, che fa parte dell’immagine e somiglianza di Dio. L’unità nella carne è detta “una caro” ( che è la dimensione generativa dell’amore). La relazione maschile e femminile diventa per analogia una rappresentazione del mistero di Dio Amore. La comunione d’amore che i due vivono nell’esperienza del dono sincero dei corpi diventa immagine della Comunione d’amore che è in Dio. Già da questo si può comprendere il valore del matrimonio uno e indissolubile. L’unità della carne, trascende le persone, esprime l’unità delle persone che ha il suo fondamento in Dio.

3° Elemento: è costituito dalla relazione che esiste tra sessualità e fecondità. Oltre all’unione la sessualità porta la fecondità: “ crescete e moltiplicatevi …” ( Dio fa partecipare l’uomo e la donna all’attività creatrice.)

L’essere umano è immagine di Dio sia individualmente sia nella sua bipolarità sessuale. La comunione delle persone nel patto coniugale, diventa la punta più avanzata e visibile dell’essere creati ad immagine e somiglianza di Dio.

Maschile e femminile tra complementarietà e reciprocità


L’uomo e la donna da soli, non realizzano tutto l’umano, ma solo nella reciproca relazione. In quanto persone sono identici, in quanto maschio e femmina sono differenti. L’esperienza rivela allo stesso tempo mancanza dell’altro e possibilità a realizzarsi nella comunione con l’altro. Dal rapporto di identità nella differenza nasce la reciprocità tra maschile e femminile che si esprime nel dialogo intersessuale. La differenza sessuale rivela l’apertura dell’io al tu, cioè all’alterità. Questa apertura all’altro può attuarsi o nel dominio o nel dono. Il dominio tipico della relazione con gli oggetti spesso la riversiamo anche sulle persone. Maschile e femminile stanno a fondamento del dono reciproco di sé, cioè “della dimensione sponsale dell’essere uomo”.


Il linguaggio sponsale


Il linguaggio sponsale è quello dell’amore che si esprime nei vari modi finalizzati al creare una sempre più profonda comunione tra le persone, è corporeo e spirituale. Si esprime attraverso gesti e ogni gesto deve significare la donazione della persona. Il linguaggio sponsale è linguaggio del dono. Per un buon dialogo coniugale occorre che l’amore tra lo sposo e la sposa non sia privo di queste caratteristiche: pienamente umano: occorre passare da un amore impulsivo e generico ad un amore volitivo (ti voglio bene sempre); totale: da un amore parziale al donare tutto di sé; esclusivo e fedele: da un amore esposto al tradimento ad un amore fedele; aperto al dono della vita, il figlio è il compimento dell’esperienza coniugale e costituisce il desiderio di ogni coppia. La sponsalità è il compimento della individualità, la genitorialità è il compimento della sponsalità.

La communio personarum


La comunione non è la semplice convivenza o collaborazione. La comunione è il livello più intimo e profondo della relazione. L’inizio della comunità coniugale si ha con il consenso personale e il suo primo compito è di vivere fedelmente la realtà della comunione attraverso l’esperienza del dono.

La Sacramentalità del maschile e del femminile


La correlazione tra il maschile e il femminile viene riletta e proclamata alla luce dell’accadimento pasquale. Radicati in Cristo e nella Chiesa mediante il battesimo, quindi già beneficiati di questo dono di vita divina, gli sposi partecipano come coppia alla novità di questo mistero, lo rivivono in sé e sono per ciò stesso chiamati a plasmare la loro reciprocità di uomo e di donna sul paradigma di Cristo “che ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, diventando una sola carne, così come la Chiesa è una sola cosa con Cristo.” Gli sposi cristiani sono innalzati al di sopra di se stessi e perciò stesso resi capaci di amarsi l’un l’altro come il Salvatore ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, totalmente e definitivamente. La correlazione maschile - femminile diviene una realtà di ordine sacramentale che introduce il dialogo sponsale uomo-donna fin nella segreta stanza dell’amore trinitario. Gli sposi cristiani sono introdotti nel talamo nuziale di Dio-Trinità dove l’eterno amante, il Padre, l’eterno Amato, il Figlio, e l’eterno Amore, lo Spirito Santo, celebrano le Nozze dell’Agnello e della sua Chiesa; di queste nozze, il matrimonio, assieme alla verginità consacrata è memoria, presenza e profezia.

E’ all’interno della reciprocità e del richiamo dell’uomo verso la donna e della donna verso l’uomo che Dio suscita un amore più grande, simile a quello che Cristo nutre per la sua Chiesa. Il matrimonio fra due battezzati si costituisce come l’inaugurazione di un nuovo modo di essere uomini e donne, non più centrato sull’egoismo o la rivalità conseguenti al peccato originale, ma fondato sulla sottomissione reciproca a Cristo e, in quanto tale, inizio una nuova umanità. Il noi della coppia è figura germinale del noi che Dio vuole costruire sulla terra. Col sacramento del matrimonio, il dono e il compito di essere uomini e donne si fa vocazione e missione. Il punto di partenza di questo nuovo ordine non è la perdita della differenza, né la contrapposizione, ma l’accettazione della reciprocità, in una dimensione di accoglienza del dono, di scambio e di comunione nella carità. La coppia cristiana si configura si configura come il segno forte, l’icona vivente di Dio in questa nuova umanità. A una cultura dell’io-solo, essa contrappone la cultura dell’incontro, dell’io-tu e del noi, a una cultura del maschilismo e del femminismo contrappone una cultura del rispetto e della valorizzazione del maschile e del femminile nella loro mutua ricchezza e correlazione.

Gli sposi con il loro si reciproco celebrano questo gesto di Cristo, lo accettano come evento che connota in profondità tutta la loro esistenza di coppia e cooperano alla sua attuazione, ma non ne dispongono a piacere come se fosse un loro possesso o una cosa. Non appare corretto dire, come si fa spesso, che gli sposi si amministrano il sacramento o semplicemente che lo ricevono come se fosse una cosa; essi sono un segno dell’agire di Cristo e della Chiesa e celebrano un atto che li fa partecipare alla ministerialità di Cristo e della Chiesa; celebrano il sacramento del matrimonio, non se lo conferiscono l’un l’altro. La ragione della necessità di un sacramento del matrimonio risiede nel fatto che, essendo il cristiano, radicalmente consacrato a Cristo, solo Cristo può consegnarlo a un altro essere e può realizzare la condizione di reciprocità soprannaturale e di grazia. Gesù Cristo stesso dona due esseri, un uomo e una donna, l’uno all’altra, proprio nell’intimo della loro relazione coniugale e della comunità di grazia che essi hanno con lui.

Il loro consegnarsi e riceversi, la loro relazione di accoglienza e di dono, al maschile e al femminile, che diviene mistero sacramentale. Il segno del consenso condensa e porta in sé le due persone, i loro atti di accettazione e di donazione reciproca, la coppia come segno sacramentale appunto del matrimonio: come coppia di un uomo e di una donna che si sono scelti e liberamente manifestano nei modi richiesti l’intenzione di legarsi l’uno all’altra per sempre come marito e moglie, aperti al dono della vita, e lo fanno in riferimento al loro essere battezzati. Il consenso che gli sposi si scambiano è indubbiamente l’atto costitutivo del matrimonio-sacramento, ma suppone che si completi nella prima consumazione sessuale, la quale non è un atto semplicemente aggiunto, ma il normale completamento dell’amore sponsale. L’amore sponsale dei due coniugi riceve il suo pieno significato dall’amore sponsale di Dio per l’Umanità rivelato nel volto dell’Unigenito incarnato, e una volta che esso si esprime ad opera del consenso dei due, esso assume la forma di sacramento di Cristo e della Chiesa non solo per il momento della celebrazione, ma per tutta la vita (sacramento permanente).

Il si degli sposi detto non solo al cospetto di Cristo, ma a Cristo, ed è un si di Cristo detto degli sposi, attuato all’interno del loro amore vicendevole. Il si coniugale va situato entro questa dialettica: dagli sposi a Cristo e dal Cristo agli sposi. Il matrimonio tra due battezzati richiede di essere riconosciuto dalla Chiesa stessa, la quale ha la potestà di fissare la forma celebrativa di esso come atto espressivo della sua fede e adeguato a manifestare il matrimonio tra battezzati in quanto evento di natura propriamente ecclesiale.

Dall’amore al sacramento dell’amore


Se la psicologia da una parte sostiene che “una coppia si fonda e dura nella misura in cui vi è una vita comune, che rappresenta l’intimità della coppia…in cui vi è il territorio della coppia…che esiste per entrambi, dipende da entrambi, appartiene ad entrambi”, il magistero della Chiesa indica una risposta inequivocabile nell’origine dell’Istituto Matrimoniale:

Dio stesso è l’autore del matrimonio. La Gaudium et Spes nell’esposizione dottrinale riguardante la famiglia sostiene che “intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore ……, è stabilita dal patto coniugale (consenso). Così l’istituto che ha stabilità per ordinamento divino pur essendo basato dall’atto umano col quale i coniugi si danno e si ricevono, non dipende dall’arbitrio dell’uomo. Il matrimonio non è frutto di una evoluzione sociale. Gli sposi pur esercitando la loro capacità decisionale, vincolandosi mutualmente e dando luogo a una comunità personale, in loro non è l’origine”. Il Magistero della Chiesa indica una risposta inequivocabile nell’origine dell’istituto matrimoniale: Dio stesso è l’autore del matrimonio. Il disegno originario divino sul matrimonio lo esprime Gesù quando risponde alla domanda dei farisei (causa sufficiente di divorzio) indicando che da principio non fu così (Mt 19,4) – Gesù cita Gen 1,27: “Li creò maschio e femmina”: la creazione dell’uomo maschio e femmina è considerata creazione della coppia coniugale. Gen 2,24 (Mt 19,5)

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una cosa sola”. L’unione è attribuita a Dio, non si unirà a una donna, ma a sua moglie. “Quello che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi (Mt 19,6).

Secondo il racconto genesiaco è Jhawh all’uomo primordiale la sua compagna, viene da lui riconosciuta come colei che più gli è consanguinea e parente. Gli viene data d a Dio. E’ l’aiuto di cui ha bisogno Adamo. Il racconto biblico proclama la comunanza di natura che esiste tra i due progenitori e la loro pefetta parità sul paiano dell’intelligenza e della spiritualità. La cornice di questi versetti di Gen 2 è eminentemente matrimoniale. Dio presenta la sposa ad Adamo, che l’accetta con gioia e danno inizio alla loro convivenza coniugale. “Carne della mia carne …” rivela una relazione interpersonale e introduce un accordo con il quale si impegnano tutti e due. La prima coppia di marito e moglie diventa prototipo del matrimonio per l’intera discendenza ( nonostante il peccato). La fecondità viene presentata come dono di Dio. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gen 1,27-28).

La sessualità è presentata come valore buono e sano in sé, perché dono di Jawh al matrimonio. L’unità che gli sposi creano è fondata nella complementarietà, non solo sulla coincidenza di interessi o valori, (potrebbe essere solo amicizia), la scrittura la definisce una caro e va al di là dell’atto generativo, implica la capacità di inclinazione a stabilire rapporti di comunione personale. Il legame coniugale implicando l’attrazione sessuale è più forte di quella naturale (lascerà sua padre e sua madre). Gesù richiamandosi al principio mostra che il racconto della genesi non ha valore solo narrativo, ma anche normativo. L’unità tra i due ci porta a scoprire il ruolo dell’amore. Il Concilio Vaticano II nella Gaudium et Spes n. 49 dice:

“E’ diretto da persona a persona con una disposizione della volontà …ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e dell’anima e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell’amicizia coniugale”

L’amore coniugale è radicato nella volontà, è umano quando la persona è amata in tutti i suoi valori, allora l’amore è divenuto benevolenza. La concupiscenza è brama di possesso disordinato o si desidera un bene non in sé, ma per un altro scopo. L’amore di benevolenza vuole invece il bene della persona amata. L’amore pienamente umano richiede la scelta (responsabilità), non la costrizione. La benevolenza deve essere reciproca, con l’amicizia dai due io si genera un noi. Così l’amore è maturato e si è formata una comunità. L’amore perché sia specifico degli sposi deve essere intimo e totale. La totalità implica il dono personale. Fa nascere il dono reciproco delle persone. La persona può donarsi nella misura in cui possiede se stessa. Donare è esercitare la propria libertà. Il dono per essere autentico deve essere totale. La sessualità non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale.

La donazione fisica sarebbe una menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale e totale. L’accoglienza fa parte del dono di sé (contrario è il rifiuto). La totalità implica la fedeltà e l’esclusività. L’istituto stesso del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole. “L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentivi della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati a rafforzarsi nella sublime missione di padre e madre” (Gaudium et spes 48). La paternità e maternità diventano un autentico compito da svolgere secondo il disegno divino. La vita familiare, i rapporti coniugali, la cura e l’educazione dei figli, lo sforzo economico per sostenere la famiglia, darle sicurezza e migliorare le condizioni, i rapporti con gli altri componenti della comunità sociale: queste le situazioni più comuni da soprannaturalizzare.

Carisma


Cristo assume la totalità delle persone all’interno del suo amore redentore nella sua preghiera e nella sua sofferenza sacrificale. Questo impegno di Cristo lo gradisce il Padre e regala alla coppia lo Spirito Santo. Lo spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati. Lo Spirito Santo non è donato solo come forza che produce effetti di bontà, unità, ecc…, è donato come persona, testimone oggettivo della Trinità. Il primo effetto del matrimonio non è la grazia, ma il legame coniugale cristiano. Il matrimonio cristiano è un atto efficace, ciò che indica significa. La realtà profonda del sacramento del matrimonio dona agli sposi un modo nuovo di essere Chiesa. Gli sposi sono assunti e consacrati nell’amore di Cristo per diventare dono di Cristo nella Chiesa. Sin dall’inizio del loro consenso ricevono il dono dello Spirito (carisma) per essere testimoni credibili della fedeltà di Dio amore.

Grazia


Il chiarimento sul carisma si fece attendere sino al Vaticano II, il conferimento della Grazia fu definito nel 500 nel Concilio di Trento. Il fondamento Biblico è Efesini 5,22-32. I Padre del Concilio hanno voluto segnalare tre affermazioni:

a) perfezionamento dell’amore naturale coniugale;
b) conferma dell’indissolubilità;
c) santificazione dei coniugi.

Il matrimonio è sorgente di grazia, perché fu istituito da Dio e perché fu redento dall’amore di Cristo. La F.C. collega la grazia matrimoniale alla grazia battesimale aggiungendo che da questa grazia deriva l’esigenza di una autentica e profonda spiritualità coniugale e familiare. La grazia ha due indirizzi:

- sanativo;
- percettivo.

La grazia pone unità a noi stessi.

Carisma e grazia per una missione ecclesiale


L’assunzione del matrimonio in Cristo significa soprattutto che l’amore umano è messo a servizio di un amore più grande. L’amore di Dio per l’umanità in Cristo. Il baricentro dell’amore coniugale è spostato in Cristo. Il vincolo matrimoniale(carisma) e l’amore coniugale (grazia) hanno una funzione strumentale al cospetto dell’amore sponsale. La Familiaris Consortio sulla missione ecclesiale del matrimonio così si esprime “la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo per la Chiesa sua sposa”. Per sua indole naturale, il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e all’educazione della prole. La coppia è chiamata a crescere come unità duale e nel riconoscimento nell’accoglienza consapevole del dono di Cristo. Nell’ambito di questa crescita teologale la coppia può dare Gloria a Dio. Riconciliazione ed Eucaristia svolgono un ruolo essenziale nell’approfondimento spirituale dei coniugi.


Vocazione alla santità coniugale


La chiamata alla santità nella vita coniugale si radica nel battesimo e si specifica in relazione al dono e alla condizione propria dei coniugi nella chiesa. I due si impegnano amandosi, a vivere in questa nuova condizione di grazia, creata da Dio in loro e per loro, aiutandosi a crescere nella fede. Non solo si sostengono a vicenda, ma si santificano donandosi. Pur essendo ognuno responsabile davanti a Dio, sono nel presente croce di salvezza per l’altro.

La fecondità del Matrimonio


La prima fecondità è quella dell’atto di fede che lo fonda. Il Matrimonio cristiano è una partecipazione alla fecondità di Dio stesso in Cristo. (la santificazione reciproca). Ogni matrimonio cristiano è benedetto da Dio ed è in lui fecondo sia con la benedizione dei figli, sia con la benedizione del sacrificio. Se Dio sceglie la seconda possibilità la fecondità del matrimonio si amplifica e aumenta spiritualmente e invisibilmente nei confronti della comunità. In questo caso, la fecondità dei coniugi si avvicina, per via del sacrificio, alla fecondità soprannaturale dei vergini. L’atto di fede riceve dunque una partecipazione alla fecondità del sacrificio della Croce. Il figlio non è semplicemente il risultato dell’amore naturale, ma il frutto della loro dedizione a Dio nella fede, che Dio benedice col dono del figlio stesso o di una fecondità soprannaturale.

“Avendo consacrato a Dio il loro amore dovrebbe la coppia soltanto ricevere da Dio il tipo e la misura di fecondità scelta da Lui”. (Balthasar)

Domande:
Come viviamo l’alterità e la reciprocità?
Ci ascoltiamo, riconoscendo il mistero che palpita in noi?
Ci amiamo, promuovendo l’uno la persona dell’altra?
Come vogliamo ritrovare la bellezza di essere “creati a immagine di Dio…maschio e femmina”?
Stiamo coltivando la novità che Cristo ha acceso nei nostri cuori? Come?
Come vigiliamo sulla qualità del nostro amore sponsale?
Viviamo l’amore, “camminando secondo lo Spirito”?
Nel nostro modo di amarci siamo realmente “richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce”?
Ci entusiasma il fatto di essere chiamati alla santità? Come ci amiamo così da essere santi insieme?

“La famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo per la Chiesa sua sposa” (F.C)

Come rendere percorso formativo per fidanzati o giovani sposi la missione indicata nella Familiaris Consortio?

Preghiera


Marito:
Nell’amore che ti unisce a me palpita la premura di Dio che ti ha pensata “donna” per me; nell’amore che mi unisce a te palpita la premura di Dio che mi ha pensato “uomo” per te. Tutto in noi è Amore: amandoci come sposi, scopriamo l’Amore di Dio e avvertiamo il calore della sua paternità.

Marito e moglie:
Nella relazione d’amore che ci unisce e ci fa uscire da noi stessi per amare ed essere amati, Dio imprime la sua “immagine”. Siamo una coppia unica, poiché in noi palpita in modo unico e originale l’amore di Dio Padre. Coltivando il “legame d’amore” fedele, entriamo nel mistero.

Moglie:
Dio Padre mi dona a te, perché esista “a faccia a faccia” con te. Il tuo sguardo mi permette di conoscermi e conoscerti, di donarmi in tutto il tuo mistero. Il nostro sguardo ha l’intensità dell’Amore infinito: ci fa esistere insieme, l’uno per mezzo dell’altra.

Marito:
Non voglio cedere alla tentazione della prevaricazione e della rivalsa, dell’egoismo e dell’orgoglio.

Moglie:
Desidero portarti nel mio cuore, felice per la tua mascolinità. Solo facendoti spazio nella mia vita, ti aiuto ad essere te stesso e mio sposo.

Marito e moglie:
La nostra mascolinità e la nostra femminilità sono quotidianamente plasmate dallo Spirito Santo, effuso nei nostri cuori nel sacramento del matrimonio. In esse palpita il richiamo d’amore che unisce Cristo sposo alla Chiesa sua sposa.


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