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Gli Apostoli
IL VANGELO SECONDO MATTEO
Introduzione
Secondo i primi cristiani, Matteo è stato il primo evangelista in assoluto a scrivere il suo vangelo. Egli scrive per un particolare gruppo di destinatari: gli ebrei che hanno accettato Gesù Cristo come Messia.
Nell’epoca in cui Matteo scrive, esiste una Chiesa a Gerusalemme, la cui nascita è narrata in At 2. Nel giorno di Pentecoste, Pietro interpreta alla luce del profeta Gioele il fenomeno della effusione dello Spirito; sono radunate davanti a lui persone provenienti da diverse nazioni; in quel giorno alcuni accettano l’annuncio di Pietro, e nasce così la comunità cristiana di Gerusalemme. Si ritiene che Matteo abbia scritto il suo vangelo proprio per questa comunità. Storicamente, essa è stata distrutta dalla prima guerra giudaica (70 d. C.), di conseguenza, il suo vangelo deve essere datato prima di quel momento. La Chiesa di Gerusalemme, retta in una prima fase dall’Apostolo Pietro, passa sotto la guida dell’Apostolo Giacomo, dopo la sua partenza per Roma. Per tale motivo Matteo utilizza, a differenza degli altri evangelisti, una grande quantità di citazioni dell’Antico Testamento, volendo dimostrare così ai giudei, profondi conoscitori delle antiche promesse, che ogni momento cruciale della vita di Cristo era stato già profetizzato.
Struttura letteraria
Matteo scrive in una maniera molto particolare il suo vangelo. Mentre Marco segue una narrazione che descrive i movimenti di Gesù dalla Galilea alla Giudea, fino a Gerusalemme, dove celebra la sua ultima Pasqua, Matteo, pur mantenendo nella propria narrazione questo medesimo itinerario, vi colloca però cinque grandi discorsi del Maestro, assenti in Marco. Il vangelo Marco non riporta dei veri e propri discorsi di Gesù ma delle frasi, dei brevi enunciati oppure qualche similitudine o parabola. In Matteo, invece, si avverte la preoccupazione di riportare anche i contenuti dell’insegnamento di Gesù; ne risulta un’opera senz’altro molto ordinata, e proprio per questo è stato il vangelo più utilizzato nella storia della Chiesa per la iniziazione dei catecumeni. Il testo riflette la formazione dell’autore, Matteo era un esattore delle tasse, quindi un personaggio abituato all’ordine e alla precisione dei registri contabili; tutto ciò è evidente nella sua esposizione.
L’unico tema del testo di Matteo è il Regno di Dio. Il Regno è una realtà futura, ma è anche una realtà presente, poiché esso ha inizio con la presenza fisica di Gesù nel mondo. Tra i discorsi di Gesù, Matteo colloca i racconti di miracoli o le dispute tra Gesù e i farisei. Tutto questo avviene comunque secondo uno schema narrativo in linea di massima uguale a quello di Marco e di Luca: Gesù, dopo aver predicato nella Galilea, compie un viaggio verso il sud della Palestina; in occasione della Pasqua giunge a Gerusalemme, dove si compie il mistero di Passione, Morte e Risurrezione. Il primo grande discorso riguarda il discepolato e si comprende i capitoli 5-7; questi tre capitoli vanno sotto il nome tradizionale di “Discorso della montagna”. Il discepolato cristiano si distingue da quello giudaico, di stampo rabbinico:
Gesù enuncia una nuova legge che non abolisce quella mosaica, ma la reinterpreta alla luce dell’interiorità umana. In questo modo, le esigenze del Decalogo, che nella loro formulazione sembrano legate ad azioni, o gesti materiali, che l’uomo compie fuori di sé (non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, ecc), vengono trasferite dall’esterno all’interno; adesso non c’è più soltanto la responsabilità morale di chi ha materialmente compiuto un omicidio, ma ogni atto compiuto contro la dignità della persona umana, per Gesù, è già un omicidio condannato dal Decalogo. Così anche l’adulterio, che la legge di Mosè concepisce in termini esteriori – ossia: per Mosè è adultero colui che ha rapporti sessuali con una donna che non è la propria moglie –, per Gesù, è già commesso nel cuore quando lo sguardo concupiscente intorbida l’interiorità umana e la rende impura. Ciò significa che se era già difficile osservare la legge di Mosè, adesso, nella chiave proposta da Cristo, l’osservanza del Decalogo diventa addirittura impossibile. D’ora in poi, infatti, la perfezione umana si deve misurare sulla perfezione del Padre:
“Siate perfetti come è perfetto il Padre” (Mt 5,48).
In questo ambito, le forze umane sono del tutto insufficienti a raggiungere queste altezze. Sarà il dono dello Spirito a compiere il più grande dei miracoli del cristianesimo: la santificazione della persona. Il secondo blocco tematico è costituito dal capitolo 10. In questo capitolo Gesù dà agli Apostoli il mandato missionario, insieme al potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire le malattie; tale potere si trasferisce ai successori degli Apostoli: alla Chiesa. Per tale motivo, la comunità cristiana, è un luogo di guarigione e di liberazione, e qualora non lo fosse è segno che essa stessa è malata, ossia non sufficientemente sottomessa alla Signoria di Cristo. Nel contesto del discorso missionario, il Signore ha anche svelato ai suoi discepoli un grande mistero: la Parola di Dio non è amata né ascoltata da una parte dell’umanità; Egli non ha nascosto loro che la testimonianza resa al Vangelo, spesso cade nel vuoto e nell’indifferenza (cfr 10,11-15), quando non è addirittura oggetto di ostilità e di persecuzione (cfr 10,16ss).
In sintesi, il secondo discorso di Gesù riguarda la comunità cristiana come comunità missionaria, una comunità che ha il potere sugli spiriti immondi e sulle malattie, ma ha anche la responsabilità non piccola e non facile di annunciare all’umanità il messaggio di salvezza. Il capitolo 13, terzo blocco, racchiude le parabole di Gesù. E’ preceduto dai capitoli 11 e 12 che sono una premessa alle parabole. Questi capitoli presentano alcuni punti chiave:
Il Regno di Dio è stranamente rifiutato dal mondo, ma è accolto da chi è capace di farsi piccolo come un bambino (cfr 11,25).
Il rifiuto di Israele è messo in relazione alla vicenda di Giona (cfr 12,38ss): il Regno di Dio viene rivelato in primo luogo a Israele, ma Israele si chiuderà e non avrà nessun segno, se non quello di Giona. Chi accetta di entrare nel Regno si trova inserito in un nuovo tipo di rapporti, che superano di gran lunga quelli della parentela umana, e inseriscono dentro la parentela con Cristo tutti quelli che ubbidiscono al Padre. Nel capitolo18, quarto blocco tematico, Matteo ha racchiuso tutto quello che riguarda l’insegnamento di Gesù sulla Chiesa: lo stile di vita ispirato dall’amore verso gli altri e dal rigore verso se stessi, la preghiera comunitaria infallibilmente ascoltata da Dio, la correzione fraterna, l’atteggiamento da tenere verso i peccatori. La comunità radunata intorno al Cristo Risorto è fatta di uomini, in cammino di conversione e non ancora perfetti, una comunità che ha bisogno anche di indicazioni pratiche sulla convivenza e sul modo di affrontare le situazioni di difficoltà. Il quinto e ultimo discorso di Gesù abbraccia i capitoli 24 e 25. Il tema è sempre quello del Regno, però questa volta si tratta del Regno inteso nel suo compimento finale; questi capitoli formano insomma un lungo discorso di carattere apertamente escatologico.
Gesù parla della fine di Gerusalemme, che storicamente avverrà nel 70 d. C., ma è chiaro che, parlando di questa, Egli parla anche della fine del mondo, come in due quadri sovrapposti. Nella fine di Gerusalemme c’è l’immagine della fine della Chiesa, che concluderà il suo cammino storico, come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, con la persecuzione e la morte. La Chiesa seguirà quindi il suo Signore nell’ultima Pasqua; allora ci sarà una tribolazione mai esistita, insieme all’abominio della desolazione, ossia lo spirito dell’Anticristo, che sarà introdotto nel luogo santo. L’abominio della desolazione sarà innalzato sull’ala del tempio quando nella Chiesa si perderà completamente la fede, e si continuerà a fare ciò che si è sempre fatto, ma con movimenti senza anima e con gesti abitudinari. L’abominio della desolazione innalzato nel tempio è questo: lo spirito dell’Anticristo produrrà un apparato religioso impeccabile ma senza vita. Questo fatto preluderà all’ultimo scatenarsi delle forze del male. La Chiesa soccomberà per poi risorgere e celebrare le nozze con il suo Signore.
Sguardo di sintesi
Se si vogliono mettere insieme questi discorsi matteani di Gesù si può sintetizzare il loro insegnamento in questo modo:
1. Il Regno di Dio viene annunciato da Cristo sul monte ponendosi in una linea di continuità con Mosè; i cinque discorsi di Cristo richiamano i cinque libri del Pentateuco mosaico, ma Gesù annuncia una Nuova Alleanza e una Nuova Legge, che rispetto a quelle di Mosè, che erano già difficili, sono impossibili alle forze umane, come è impossibile essere perfetti secondo il modello del Padre. Soltanto il dono dello Spirito Santo può mettere in grado i battezzati di vivere le esigenze del discepolato e di essere perfetti come è perfetto il Padre, mentre rimane fuori da questa prospettiva chi volesse affermare davanti a Dio la sua giustizia personale.
2. Il Regno di Dio, che è già presente nella persona di Gesù, si espande nel mondo attraverso l’annuncio e la testimonianza dei discepoli (cap. 10).
3. Il Regno è una realtà visibile, istituzionale (cap. 18), ma è anche una realtà che non si può descrivere pienamente con parole umane: si può solo dire a cosa somiglia (cap. 13). Le parabole e le similitudini svelano infatti il Regno, ma nello stesso tempo lo nascondono; per i piccoli e per i bambini tuttavia esse sono chiare, ma per tutti gli altri sono come le parole di un libro sigillato.
4. Il Regno è anche una realtà celeste che deve compiersi, e si compirà con la venuta del Figlio dell’uomo, dopo l’ultimo scatenamento delle forze del male (cap. 24-25).
Tra un blocco tematico e l’altro, Matteo ha inserito le sezioni narrative. A differenza di Marco – e analogamente a Luca - ha sentito il bisogno di premettere al suo vangelo alcune notizie relative all’infanzia di Gesù (cap. 1-2). Anche i miracoli, comunque, sono stati raccolti insieme in due capitoli (capp. 8-9), mentre le narrazioni relative alla formazione dei discepoli si trovano ai capp. 14-17. Qui si vede come Gesù si sia progressivamente ritirato dalla predicazione pubblica a tempo pieno per dedicarsi, in modo speciale, alla formazione dei suoi discepoli. Gli eventi della Passione, Morte e Risurrezione sono narrati infine ai capp. 26-28.