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Le parabole
“Un’altra parabola espose loro così: “Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. (Mt 13,24-30)
La parabola della zizzania, parte integrante del materiale proprio di Matteo, è l’unica tra le parabole a essere dedicata interamente all’azione del maligno, descritta dettagliatamente nei suoi elementi essenziali. Il testo, attraverso i simboli utilizzati, ci permette di individuare due cose fondamentali: il metodo con cui agisce lo spirito delle tenebre per raggiungere i suoi obiettivi e l’atteggiamento che l’uomo deve assumere per non cadere nelle sue insidie micidiali.
La strategia dell’occulto
“Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo” (v. 24). Sin dal versetto iniziale, la parabola ci colpisce per la similitudine che Cristo stabilisce tra il regno dei cieli e una persona: “Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo”. Il regno dei cieli ha qualcosa a che vedere con il rapporto corretto o la disposizione giusta che noi assumiamo dinanzi a questa persona, che è Dio stesso. Il testo continua dicendo che quest’uomo “ha seminato del buon seme nel suo campo”, più avanti Cristo dirà ai suoi discepoli che il campo è il mondo (v. 38). Questo versetto chiave vuole sottolineare come l’azione che Dio compie nel mondo, nella natura e nella vita di ciascun essere umano, è fondamentalmente buona. Pertanto, se la vita di una persona si sviluppa nella luce di Dio, e se si evolve nelle linee previste da Lui, è buona, protetta dal male e sicura in ogni senso. L’affermazione del v. 24, infatti, non lascia assolutamente spazio all’ipotesi che l’azione di Dio possa avere un qualche effetto negativo: Egli ha seminato solo del buon seme. Il problema del male sorgerà successivamente, e soprattutto da altra fonte, come si vede nel racconto che segue e nella sua simbologia.
Il v. 25 contiene diversi elementi chiave che non ci devono sfuggire: “Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò”. Nella simbologia della parabola, l’azione del maligno si svolge di notte, con il favore delle tenebre: fuori di metafora, egli si muove e agisce senza essere visto; di fatto, una delle carte vincenti del maligno è quella di farsi credere assente. È possibile affermare che egli ha veramente vinto, e ha già raggiunto il suo obiettivo, quando è creduto assente. Il resto è solo una conseguenza. Infatti, quelli che sono rimasti intrappolati nel potere delle tenebre non percepiscono la presenza di Satana, ed hanno perfino la sensazione illusoria di essere liberi, pensando che egli non ci sia, o che sia una lucertolina innocua, un povero diavolo, o addirittura la semplice personificazione simbolica del male umano. Queste convinzioni sono le maniere più comuni con cui Satana fa in modo di essere creduto assente o innocuo, per colpire con maggiore forza e con maggiore sicurezza, mentre la persona ha abbassato le difese, ritenendo di non avere nessun nemico da cui difendersi. Solo quando la persona, per la grazia di Cristo, si svincola dal suo potere ipnotico, allora prende coscienza di avere un temibile nemico. Satana non esce allo scoperto se non quando l’uomo diventa un suo nemico esplicito, schierandosi con Cristo. L’accoglienza del vangelo pone infatti la persona nella luce di Dio, e la luce smaschera l’ordito occulto del demonio.
Dinanzi ai santi, il maligno non si può nascondere più, perché la luce dello Spirito, come un potente riflettore, rende inutili i suoi nascondigli. “Mentre tutti dormivano”. Si può notare bene come questa espressione non alluda solamente al favore delle tenebre e a quella azione occulta per la quale il maligno fa credere di non esserci, ma in essa c’è anche un esplicito riferimento alla posizione soggettiva di coloro che sono destinatari di un’insidia malefica, e ci cadono in quanto dormono: “Mentre tutti dormivano”. Per agire e colpire con sicurezza, Satana ha bisogno anche di questo secondo elemento: il sonno della sua vittima. Non soltanto, allora, di un’azione occulta, nascosta agli occhi umani non illuminati dalla grazia, ma anche di un’azione che colpisce chi, pur essendo illuminato dallo stato di grazia, non è tuttavia capace di vigilare costantemente. Sappiamo bene come il vangelo esorti continuamente alla vigilanza.
Ci sono, infatti, molti modi di dormire: è sonno essere immersi negli impegni della vita quotidiana, assolutizzando la loro urgenza, al punto tale da restringere lo spazio destinato a Dio, fino alla sua totale scomparsa. L’azione del maligno, però, tanto occulta e intelligente da sfuggire a tutti, non sfugge a Uno. Leggendo il racconto di questa parabola si vede che l’unico che ha le idee chiare su quanto è accaduto è il padrone del campo; tutti gli altri sono disorientati e non riescono a spiegarsi quello che è successo. Infatti, non c’è veramente alcun modo di osservare l’azione di Satana mentre si svolge, perché essa non è individuabile dai nostri sensi, né dalla nostra intelligenza, né dai nostri strumenti di osservazione; sarebbe come dire:
“Adesso cerco di vedere un atomo; oppure: adesso cerco di vedere una molecola o il tracciato delle onde elettromagnetiche”. Sono realtà superiori al campo percettivo della persona, e occorrono strumenti sofisticati. Solo chi ha lo sguardo illuminato dallo Spirito, può vederlo. Per questo, il racconto della zizzania tra il grano sottolinea come questo personaggio (il nemico, che in ebraico si dice satan), figura del demonio, abbia la capacità di entrare dentro il campo, di seminare la zizzania, di andarsene e fare sparire le sue tracce, in modo tale che nessuno si accorga di niente, nessuno sospetti di lui. Così la fa in barba a tutti, tranne al padrone del campo, che invece ha le idee chiare e sa bene che cosa è accaduto; e quando i suoi servi gli fanno notare che è apparsa anche la zizzania, egli risponde con ferma sicurezza: “Un nemico ha fatto questo”.
L’incubazione del male.
Oltre al padrone, a nessun altro è venuto in mente che si trattasse di un nemico, il quale non ha lasciato tracce del suo passaggio e con tutta tranquillità ha percorso tutto il campo seminando zizzania ovunque, poi è uscito di scena e nessuno si è accorto di lui. Satana agisce così. Il cristiano non può pensare di scansare le sue insidie, se non guarda la propria vita con gli occhi di Dio. I servi della parabola possono dare una corretta interpretazione a ciò che è accaduto soltanto quando guardano il campo con gli elementi interpretativi offerti dal padrone. Ma si presuppone che essi si fidino di lui. Le parole del padrone della vigna rappresentano la Parola di Dio che rivela all’uomo l’esistenza di Satana, la sua pericolosità, le sue strategie occulte e i mezzi per combatterlo. È segno questo che senza la luce della Parola rivelata, senza l’ascolto di ciò che il padrone dice ai suoi servi sui fenomeni che accadono nel campo, non si hanno gli strumenti adatti per interpretare correttamente neanche la nostra storia personale. In essa vi sono molte cose che ci sfuggono, perché determinate in parte dal disegno misterioso di Dio e in parte dall’azione occulta dello spirito delle tenebre.
La nostra storia possiamo comprenderla e interpretarla nella luce giusta solo quando, in un dialogo fiducioso con il padrone del campo, ci lasceremo spiegare cosa è accaduto mentre noi dormivamo. La parabola fa notare che trascorre un certo tempo tra il momento in cui il nemico semina l’erba velenosa e l’apparizione del suo germoglio; ecco svelato un altro aspetto dell’azione del maligno: è un’azione che avvelena, e ciò avviene a livello comunitario, sociale, come pure a livello personale. C’è anche una seminagione di zizzania che avviene a livello della nostra interiorità, quando la nostra preghiera non è profonda, e quando il nostro pensiero non è tenuto sotto la custodia della volontà, e procede a briglie sciolte come un cavallo imbizzarrito. Anche questo è un modo di dormire, lasciando campo libero al nemico. Satana ambisce molto a guidare i nostri pensieri, anzi, è forse la sua più alta aspirazione quella di poter guidare il nostro spirito, realizzando così, verso lo spirito umano, la sua orribile paternità (cfr. Gv 8,44).
Egli ambisce molto a suggestionare la nostra mente, seminando in essa il suo veleno; infatti, non è un caso che nel libro di Genesi, al capitolo terzo, Satana è rappresentato sotto le sembianze di un serpente che instilla nella mente della donna elementi di pensiero suggestionato, ossia un veleno che poi lei elabora personalmente nei circuiti dei suoi ragionamenti, fino a produrre una decisione trasgressiva. Nella pienezza dei tempi, anche a Cristo avviene una cosa simile: quando Lui si allontana nel deserto, lì si incontra con uno spirito che gli suggestiona la mente, tentando di guidare il suo pensiero, con argomentazioni persuasive, verso una direzione che lo porterebbe lontano dalla realizzazione del disegno di Dio. Pertanto, Satana non è veramente pericoloso quando possiede i corpi (possiamo essere impressionati da un esorcismo e dai fenomeni della possessione, peraltro abbastanza rara, come ci assicurano gli esorcisti). Il vero pericolo è quando Satana entra nei nostri pensieri, li suggestiona e li guida verso la direzione stabilita da lui. Non bisogna però pensare che lo spirito delle tenebre possa suggerire alla nostra mente dei pensieri completi. Questo non avviene mai. La sua metodologia è un’altra, e non giunge al suo fine senza una qualche collaborazione umana.
Questa parabola ci dà, infatti, l’immagine chiara della sua metodologia: Satana entra nel campo e non vi deposita un male completo, maturo; ossia, non vi deposita delle piante di zizzania già formate, ma vi deposita i germi di quello che sarà, dopo una lunga e volontaria incubazione, il frutto del male; infatti, il suo atto di seminare zizzania non consiste nel mettere nel campo delle piante già cresciute, ma consiste nel depositare ciò che embrionalmente potrà divenire un frutto maligno, se il terreno nutrirà il suo naturale sviluppo e lo lascerà crescere in sé. Questo è un fatto di grande importanza, perché il male, presente nella nostra storia, non si produce come un atto diretto di Satana, ma come un atto di incubazione nell’animo umano di quei germi velenosi che, una volta maturi, producono il peccato e lacerano la comunione comunitaria e sociale, lacerando al contempo la persona dentro il suo stesso cuore; nell’uno e nell’altro caso – cioè il male comunitario e quello personale - Satana non deposita mai un male compiuto e maturo, ma solo i suoi germi. E’ la libertà umana che poi li elabora e li muta in parole e gesti.
La necessità del combattimento spirituale
Il fatto che questa zizzania venga depositata in un campo e che poi si sviluppi sul suo stesso terreno, allude ad un’altra realtà della vita cristiana, che è quella del combattimento spirituale: è vero che Satana può depositare nel mio cuore dei germi che produrranno i frutti del male, ovviamente dopo una lunga incubazione, ma è vero anche che questi germi di male, depositati nel mio cuore, hanno bisogno di trovare un terreno fertile per potersi sviluppare. Satana ha bisogno di trovare nel nostro cuore qualcosa di simile a lui; ed è per questo che le inclinazioni malsane del nostro animo, gli aspetti peccaminosi non ancora guariti, le nostre immaturità nella fede, sono quel luogo fertile dove, una volta depositati, i germi del male si sviluppano e producono i loro frutti avvelenati. Ma questo significa pure che se si riesce a fare abortire questi embrioni maligni prima che si sviluppino, siamo liberi e vittoriosi sulla sua potenza.
Tornando al vangelo di Matteo e al racconto di Genesi, ossia rispettivamente l’incontro di Gesù con lo spirito del male e l’incontro della donna con il serpente, sono incontri che avvengono non tanto negli oggetti esteriori, bensì a livello del pensiero e dei suoi processi. Una mente suggestionata, che concepisce il peccato, non è una mente libera, è una mente colpita da una delle peggiori forme di schiavitù. A Satana forse importa poco di possedere il corpo di una persona, ma è di sicuro la mente che egli desidera guidare. Perciò, bisogna saper distinguere quei pensieri suggeriti dal maligno, come embrioni del male, dai pensieri che, invece, sono autenticamente luminosi e buoni. Non è dal contenuto che i pensieri suggestionati si distinguono: il pensiero suggestionato non è formalmente menzognero né mai è evidentemente falso. Anzi, è persuasivo come un principio di verità, come fosse più vero della verità. Tuttavia, nonostante il suo carattere persuasivo, e a livello del contenuto sembrerebbe veritiero, getta di solito il nostro animo nella desolazione, nella tristezza e nel ripiegamento. Pertanto, tutti i pensieri apparentemente veri che ci gettano nella desolazione sono pensieri che contengono i semi della zizzania e vanno espulsi prima che attecchiscano. Infatti, nel capitolo terzo di Genesi, Satana è rappresentato con l’immagine simbolica di un serpente. Perché? Il serpente non uccide la sua vittima subito dopo averla morsa; esso uccide la sua vittima inoculando del veleno che entra in circolo. La morte subentra dopo.
La lotta spirituale si gioca nei termini della prontezza di spirito: quando Satana suggestiona la nostra mente ci sono solo due possibilità: o immediatamente spezziamo il pensiero suggestionato e lo buttiamo subito fuori, oppure ne siamo avvelenati. Quindi c’è un certo tempo tra la seminagione e i suoi frutti; in questo tempo intermedio bisogna distruggere con un atto di volontà il pensiero suggestionato. In che modo? L’insegnamento ci viene da Cristo: nel deserto Satana tenta di guidare anche i pensieri di Gesù, che però risponde e lo vince con la Parola di Dio. La Parola di Dio, quando circola nella nostra mente, è una grande difesa contro le suggestioni del maligno. Un’altra caratteristica del combattimento spirituale di Gesù nel deserto è data dal fatto che Egli non segue i pensieri suggestionati. Il pensiero suggestionato non si deve seguire, non si deve elaborare, si deve anzi ignorare. Cristo risponde a Satana con una frase breve, di senso compiuto. E chiude il discorso. Dunque, non dà retta al pensiero suggestionato. Il terreno della parabola, invece, accoglie questo seme avvelenato, non lo espelle; avendolo accolto, inizia l’incubazione e il male non viene prodotto subito, ma dopo i tempi della sua maturazione viene alla luce: “Quando la messe fiorì e fece frutto apparve la zizzania”(v.26).
Le diverse reazioni dei servi
Al v. 27 entrano in gioco altri personaggi che ci permettono di cogliere anche l’obiettivo finale di Satana: “Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone non hai seminato del buon grano nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?”. Una domanda, questa, che certamente non è priva di una sfumatura di rimprovero. E qui cogliamo tra le righe l’obiettivo di Satana: disseminare nella vita umana, nella società e nella Chiesa, conflitti e dolori, sofferenze e sciagure, perché l’umanità, colpita da tutti questi mali, ne attribuisca a Dio la responsabilità e si allontani da Lui, negando la sua paternità. La pianta del male cresce grazie alla fertilità che trova in noi, come abbiamo precisato. Ma dopo che la pianta velenosa è cresciuta, Satana si gioca un’altra carta: fa in modo che i mali presenti nel mondo vengano attribuiti a Dio, come loro causa principale. Infatti, la domanda dei servi, ispirata a un certo senso di sospetto, rappresenta proprio la reazione dell’uomo della strada dinanzi allo spettacolo del male che funesta il mondo: “Non hai seminato del buon grano?”.
Ovvero: “Non hai fatto buone tutte le cose?” Tale domanda rappresenta la tendenza spontanea del pensiero umano, non illuminato dalla divina rivelazione, ad attribuire a Dio la responsabilità di tutto il male esistente, non essendo in grado di vedere l’azione del maligno, che si coglie solo nella fede: “...non hai seminato del buon grano nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?” (v. 27).
Non occorre estendere di più questo argomento; sappiamo bene come, anche per molti nostri contemporanei, la presenza del male nel mondo sia la dimostrazione che Dio non c’è. Noi aggiungiamo che questo loro pensiero, a sua volta, è la dimostrazione che Satana ha raggiunto il suo obiettivo: ha prodotto il male con l’alleanza dell’uomo e fatto in modo che la responsabilità ricadesse su Dio. Ecco perché, nell’economia della parabola, il padrone rimane l’unico personaggio con la mente sgombra da inganni, l’unico che sa con certezza quello che realmente è accaduto. Bisogna ascoltare Lui per avere la chiave esatta di interpretazione dei fenomeni che accadono in questo campo, che è il mondo, dove grano e zizzania si trovano, e si troveranno insieme, a convivere fino alla fine del mondo. Un altro gruppo di servi, al v. 28, esprimono un’altra domanda che suona così: “Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?”.
Queste parole nascono da un ulteriore inganno di Satana; il primo era quello di fare in modo che la responsabilità del male presente nel mondo fosse addossata a Dio; il secondo inganno è la fretta della giustizia, il bisogno di risultati immediati, l’incapacità di misurare il proprio passo sui tempi di Dio, che sono molto lunghi, volendo Egli fare grazia a tutti. I tempi della misericordia si allungano e la giustizia non colpisce l’uomo ad ogni atto compiuto contro Dio o contro il prossimo. Certo spariremmo tutti dalla faccia della terra, se Dio dovesse colpirci immediatamente dopo ogni peccato. Tuttavia, nei confronti degli altri siamo sempre molto più rigidi che con noi stessi, come se la giustizia umana potesse anticipare quella di Dio, con l’unico risultato di impedire alla divina misericordia di recuperare quello che può essere recuperato. “Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?”.
Sembra una domanda proveniente dallo zelo per la giustizia, perfino dalla preoccupazione di tutelare gli interessi del padrone, ma in realtà è una domanda che va contro tali interessi, appunto perché è il nemico a suggerirla, generando, sotto apparenza di virtù, atteggiamenti nocivi al regno di Dio: l’impazienza, l’indisponibilità a misurare il proprio passo su quello di Dio, la tendenza a divenire consiglieri di Dio. Queste frette possono guastare l’opera di Dio nella vita della Chiesa e nella storia dell’umanità. Questi desideri inconsulti di soluzioni rapide possono guastare l’opera di Dio nelle anime: il padrone, infatti, risponde di no, riservando a se stesso i tempi e i momenti per qualunque intervento di giustizia; e su questa risposta, che non ammette repliche, si chiude la parabola:
“No…, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla mietitura” (vv. 29-30).