Menu principale:
Parrocchie > Santa Giovanna Antida
Giovanna Antida Thouret nasce nel 1765 in una famiglia contadina a Sancey, nella Franca Contea, da cui attinge: fierezza di carattere, laboriosità, grande fede in Dio Solo e attenzione generosa verso i più deboli, i poveri. Accanto al letto della mamma sempre malaticcia impara l’abbandono in Dio, l’equilibrio tra forza e dolcezza, l’intraprendenza e la pazienza, la compassione per i poveri che bussano, numerosi, alla sua porta; così quando alla morte della mamma, dovrà dedicarsi alle faccende di casa ed ai numerosi fratelli, è già forte nella fede e generosa nella carità, abituata a fatica e sacrificio; è in grado di consolare e mediare, di calmare le ire della zia bisbetica, di accorrere fuori casa a servizio dei malati e di trovare il tempo per pregare ed animare, come educatrice, le giovani che il Parroco le affida.
A 22 anni entra nel Noviziato delle Figlie della Carità di San Vincenzo a Parigi; ma nel 1789 scoppia la Rivoluzione Francese che obbliga al Giuramento alla nuova Repubblica, discioglie le Congregazioni, perseguita e condanna a morte, alla ghigliottina… Giovanna Antida rifiuta di prestare giuramento, dichiara che piuttosto è contenta di morire martire.Ritornata a Sancey, eroicamente fedele a Dio ed ai poveri e ai malati, si trasforma in maestra per i bambini, in catechista per gli adulti, in infermiera per i malati; di notte va a trovare i preti nascosti ed a portare loro soccorso, o li guida presso i moribondi o in luoghi segreti dove possono celebrare i Sacramenti e confortare i fedeli. E’ perseguitata, processata e rischia la pena di morte, ma i Commissari la rilasciano solo perché è troppo utile ai malati dei villaggi.
Nella ricerca di compiere la volontà di Dio, per un breve periodo si unisce ad un gruppo di Religiosi già rifugiati oltre il confine francese, con cui va viandante per le strade di mezza Europa: Svizzera, Germania, Austria…; poi capisce che è meglio ritornare verso la Francia e, confidando nella Provvidenza e nell’aiuto della Madonna, ripercorre da sola il cammino: in mezzo ai boschi, senza conoscere la lingua, i posti… tra pericoli di ogni genere. Finalmente ad Einsiedeln, in Svizzera, nel Santuario dedicato alla Madonna degli Eremiti, un monaco intuisce il dramma di questa giovane, l’ascolta e illumina i suoi passi: il Signore vuole che torni in Francia, per curare i malati ed educare la gioventù. Incontrerà poi a Landeron, sul confine della Patria, i Vicari della Diocesi di Besançon a cui appartiene: le confermano che deve tornare, riunire delle signorine, formarle come è stata formata lei alla scuola di San Vincenzo de’ Paoli e servire i poveri, i malati, la gioventù. Giovanna Antida ubbidisce e torna in Francia, ma deve ancora nascondersi: i soldati vogliono ucciderla. Passerà nove lunghi mesi in uno squallido porcile. Sono 9 mesi di ritiro profondo, dimenticata da tutti, aggrappata a Dio Solo: il motto della Franca Contea è diventato il suo solo obiettivo. Nove mesi di gestazione della Fondazione dell’Istituto.
Da "Lettere e documenti": Suor Thouret ritornò a Besançon per dare inizio alla progettata scuola per fanciulle in una camera d’affitto, situata in v. des Martelots (che significa via dei Martiri). Incominciò l’11 aprile 1799. La scuola in pochi giorni divenne numerosa. Accolse tutte le scolare in modo uguale, non dimostrando predilezioni esteriori a motivo delle opinioni del tempo e della Rivoluzione, le cui piaghe erano ancora vive. I genitori e le figlie furono contentissimi. A tre mesi dall’inizio della scuola accolse con sé una giovane, alla quale fece apprendere la maniera di insegnare. Due mesi dopo ne ricevette altre due. Nel mese di settembre dello stesso anno tutte andarono ad abitare in una casa di affitto, costituita da quattro camere: in una vi stabilì la scuola; in un’altra la farmacia, le due rimanenti furono adibite a refettorio e a dormitorio. Vi era una piccola cucina, ove dispose una grande marmitta per prepararvi il brodo dei malati poveri a domicilio: lo distribuiva con della carne a giorni ed ore stabiliti. Scuola ai bambini, distribuzione del brodo, visite domiciliari ai malati e senza distinzioni:
"Tutti i poveri mi sono ugualmente cari"
Il seme della carità è gettato. Attenta al grido dei poveri, ad ogni appello della Chiesa e segnalazione delle Autorità Civili, G. Antida invia Suore presso le Parrocchie ed apre Comunità a servizio: dei malati negli ospedali civili e militari, nei manicomi e sanatori; dei fanciulli abbandonati in orfanotrofi e collegi; degli anziani nelle Case di Riposo e a domicilio. In questa collana di opere di carità, la "perla" più brillante è senza dubbio Bellevaux: un ospizio chiamato dai contemporanei la "cloaca", dove vi erano gettati i malandrini e gli assassini, i barboni e le prostitute, i ragazzi ladruncoli e randagi; dove regnavano i più prepotenti e i soldati faticavano a tenere l’ordine e da dove sovente non ne uscivano vivi. Viene chiesto a Giovanna Antida di occuparsene ed ella con alcune compagne va... confidando in Dio Solo. Con coraggio ed abnegazione, fermezza e dolcezza, ella riorganizza, vigila, dà lavoro a ciascuno, migliora il vitto, insegna a leggere e scrivere, impartisce lezioni di catechismo, fa celebrare la Messa alle feste: restituisce la dignità di "persona" ai condannati all’emarginazione!
Nel 1810 conduce il primo gruppetto di Suore francesi a Napoli, dove si fermerà e vi morirà. L’ultimo periodo della sua vita è purtroppo contrassegnato da un grande dolore morale. Ella è convinta che l’Istituto, ratificato dal vescovo di Besançon ma ormai esteso a molte Diocesi francesi e italiane, appartenga alla Chiesa universale; crede quindi doveroso sottoporlo al Papa Pio VII a cui chiede l’approvazione delle Regole. Ben presto la sua domanda è accolta, ma quando, con gioia comunica questa notizia alle Sorelle in Francia, il Vescovo di Besançon si oppone: non vuole sottomettersi al Papa e non accetta l’approvazione delle Regole, per di più espelle Giovanna Antida dall’Istituto da lei fondato negandole il ritorno in Francia. Ella cercherà di riallacciare in tutti i modi i contatti, di chiarire e giustificare. Il Vescovo è irremovibile. Si appellerà alle sue Suore ed il suo grido è giunto fino a noi: "Sono figlia della Santa Chiesa, siatelo con me!". L’Istituto rimane così spaccato in due rami fino al 1957, quando le suore francesi e italiane si riabbracceranno riconoscendosi figlie di una stessa Madre. Nel 1934 la Chiesa proclama Giovanna Antida "Santa" e la iscrive tra i martiri, non solo per le tribolazioni della Rivoluzione, ma soprattutto per la sofferenza patita proprio all’interno della Chiesa.