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Sacre Scritture > Approfondimenti
L'incredibile sofferenza di Cristo
Sulla croce ti avvolgevano fitte tenebre. Non sei morto su un letto attorniato da gente premurosa.
Le tue mani inchiodate avrebbero voluto un attimo di risposo e invece erano tormentate da spasmi atroci che non ti davano tregua. Ogni piccolo movimento acuiva quel dolore che si ripercuoteva su tutte le braccioa e lungo la schiena flagellata, le cui ferite venivano continuamente riaperte a contatto con il legno della croce.
I tuoi piedi inchiodati ti procuravano dolorosissimi spasmi su tutti i muscoli delle gambe che dovevano sorreggere gran parte del peso del tuo corpo sfinito.
La tua testa era tormentata dalla corona di spine, i cui aculei non ti permettevano di mantenere il capo rilassato. E il tormento si aggravava ogni volta che davi un respiro più profondo.
Il tuo corpo nudo era esposto al ludibrio della massa senza pietà, pronta ad insultarti dopo ogni lamento. Avevi anche tua madre e il tuo discepolo preferito sotto la croce ai quali avresti volentieri risparmiato questo lacerante spettacolo della tua vita calpestata e data in pasto ad un branco di cani.
Cosa non hai dovuto sopportare per noi? Si può arrivare fino a tanto? Ci hai amati così appassionatamente da permettere che venisse calpestata la tua dignità, torturato il tuo santissimo corpo, tormentata la tua psiche, angosciata la tua anima?
Eppure tu lo hai permesso. Ed ognuno di noi è redento da questo tuo immane sacrificio...
Ed è per questo che hai detto a S. Faustina : "Parla al mondo intero della mia misericordia. Anche se i suoi peccati fossero neri come la notte, rivolgendosi alla mia Misericordia il peccatore mi glorifica e onora la mia Passione. Nell'ora della sua morte io lo difenderò come la mia stessa gloria. Quando un'anima esalta la mia bontà, satana trema davanti ad essa e fugge fin nel profondo dell'infemo."
Partecipando al sacrificio della Messa, noi ascoltiamo ogni volta le parole di Cristo che si rivolge agli apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.
Inoltre, imploriamo il Signore di concederci “unità e pace secondo la sua volontà” e di donare “la pace ai nostri giorni”
Ogni volta che apparve agli apostoli Cristo, dopo aver vinto la morte, augurò la pace, sapendo quanto tutti loro la desiderassero. Nel conferire agli apostoli il potere di rimettere i peccati, Cristo ha portato la pace nell’anima inquieta dell’uomo. L’anima creata da Dio ha nostalgia di Dio. La pace con Dio è il fondamento della pace tra gli uomini. Liberato dalla schiavitù del peccato, l’uomo è in pace, ha l’anima in festa, in pace. La pace regna sui cuori puri.
È partendo dalla pace interiore, quella del cuore, appoggiandosi ad essa, che si può stabilire la pace esteriore: in famiglia, fra vicini, in seno alla Chiesa, tra i popoli. Dio chiama tutti gli uomini ad unirsi al suo popolo unico. Il suo desiderio, che è di riunire tutti gli uomini in seno ad un’unica comunità per salvarli, è già espresso nell’Antico Testamento.
Gli Ebrei capirono di essere un popolo unico nella lontana notte di Pasqua in cui Dio li separò dagli Egiziani ed indicò loro la Terra promessa.
La Pasqua viene per ricordare questo avvenimento alle generazioni successive: in questo giorno ogni ebreo ha il sentimento di essere di nuovo condotto fuori dall’Egitto per essere salvato. Allo stesso modo, il nuovo popolo di Dio è nato il giorno di Pasqua, quando la concordia eterna fu rinnovata e suggellata dal sangue del Figlio di Dio. Questo popolo creato da Cristo è precisamente la Chiesa.
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