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Parrocchie > San Mauro Abate
La vita del santo
San Mauro, figlio del senatore e console Eutichio e della nobile Giulia, nacque a Roma nel 512. All'età di dodici anni, assieme a Placido, figlio di Tertullo, fu consegnato a San Benedetto, abate del Monastero di Subiaco. Il giovane Mauro, che aveva rinunciato di buon grado agli agi della vita che conduceva la sua famiglia, si distinse soprattutto per la preghiera e l'operosità, al punto d'essere indicato come modello agli altri frati. San Mauro operò molti miracoli: salvò un giovane zoppo e muto, poggiando sul suo capo la stola di San Benedetto; camminò sull'acqua di un lago per salvare il monaco Placido.San Benedetto, conclusa la sua opera a Subiaco, si trasferì a Cassino. Qui ricevette la richiesta dal vescovo di Le Mans, Bertrando, di avere inviati alcuni dei santi monaci per costruire in Francia un monastero della Règola. L'abate scelse Mauro ed altri quattro frati e li mandò da Bertrando.
Durante il viaggio ricevettero dentro una teca d'avorio delle reliquie, mandate loro da San Benedetto. A Vercelli, Arderado, il messo del vescovo di Le Mans, precipitò dalle scale di una torre, riducendosi in fin di vita. Mauro, mosso da compassione, avvicinò alle ferite le reliquie e l'infermò guarì subito. Sul monte Giura guarì da un morbo crudele il figlio di una povera vedova, di nome Remeia, che lo aveva ospitato. Celebrò la Pasqua nella diocesi di Auxerre e qui ebbe una visione: una via costellata di lumi che arrivava in cielo, che un personaggio venerando indicava come il percorso di San Benedetto per arrivare a Dio. Ad Orleans, infatti, Mauro ed i suoi confratelli appresero della morte di San Benedetto. Giunti a Le Mans, però, appresero che il successore di Bertrando aveva rinunciato a costruire il monastero. Si rivolsero allora ad un certo Floro, che assegnò loro un terreno sulle rive della Loira, a 20 Km. da Angers, per la costruzione del monastero. Durante la costruzione Mauro operò altri miracoli: la resurrezione di un chierico caduto da una grande altezza; la liberazione di ossessi; altre resurrezioni. Terminato il monastero, ne costruì altri, sparsi in tutta la Francia. Una volta, mentre faceva un giro d'ispezione, offrì del vino ad Angesario, venuto per parlare con lui. Ma gli fu detto che la comunità disponeva soltanto di poche gocce di vino dentro un vasetto. Mauro versò il contenuto del vasetto e potè offrire refrigerio alle oltre sessanta persone presenti.Quando Mauro sentì di essere vicino alla morte si ritirò in solitudine e si fece fabbricare una piccola cella presso la chiesa di San Martino. Circondato dai suoi discepoli, morì, a 72 anni, esattamente il 15 gennaio 584.
...... Un prete di vita sconcia, per far fuori Benedetto da Norcia, gli manda nella sua comunità di Subiaco l’omaggio tradizionale di un grosso pane benedetto. Ma a lui basta toccarlo per “sentire” che è avvelenato. E chiama un corvo suo amico, che pronto arriva a uncinare il pane col becco e a portarlo lontano .....
Un affresco nel Sacro Speco di Subiaco mostra il corvo già in volo col pane, Benedetto che lo saluta e due ragazzi che stanno a guardare stupe fatti. Si chiamano Placido e Mauro, figli dei patrizi romani Tertullo ed Eutichio, che li hanno condotti nella “confederazione” di piccoli monasteri creata da Benedetto, e a lui li hanno affidati per l’educazione. Parla di Mauro il papa Gregorio Magno (590-604) nei suoi Dialoghi e gli attribuisce gesta prodigiose.
...... Come quando, visto cadere Placido nel vicino lago, lo raggiunge camminando sull’acqua e lo tira in salvo per i capelli. O quando si mette a pedinare un monaco che taglia sempre la corda nell’ora del la preghiera: e smaschera così un piccolo diavolo che sta vicino a lui, e lo tira per la tonaca .....
Ma tutto avviene sempre per ordine e con l’aiuto del padre spirituale, cioè di Benedetto. (Con i Dialoghi, papa Gregorio voleva trasmettere insegnamenti ascetici e morali; non certo fare opera di puro cronista. I suoi molti racconti hanno appunto questo scopo. Ma va anche detto che gli studiosi del nostro tempo si stanno interessando anche all’importanza storica dell’opera).
Quando Benedetto lascia Subiaco per Montecassino (verso il 529), Mauro quasi certamente rimane lì, come abate di Subiaco. E a questo punto finisce la sua storia, già tanto esile e monca: non conosciamo gli anni di nasci ta e di morte né alcun altro fatto che lo riguardi. Affondato nel mistero. Trecento anni dopo (863) compare in Francia una sedicente “biografia” di lui. Autore: l’abate Odone di Glanfeuil, che dice di aver praticamente riscritto il racconto di un certo Fausto, amico di Mauro e arrivato con lui in Francia, portandovi la Regola benedettina. Non c’è alcun documento che confermi il racconto di Odone o che certifichi la presenza di Mauro in terra francese. Pura fantasia, si direbbe. Eppure...
Eppure il paese dell’abate Odone, Glanfeuil, si è poi chiamato Saint Maur sur Loire. Eppure nel 1618, mille anni dopo Mauro, nasce in Francia una congregazione benedettina, che nel 1766 avrà 191 case e 1.917 monaci. E con loro, ecco tornare il nome del discepolo di san Benedetto: questi religiosi si chiamano infatti monaci maurini. La fine della loro congregazione, poi, è una grande pagina di storia benedettina: nei “massacri di settembre” della Francia rivoluzionaria (1792) viene messo a morte l’ultimo abate generale: Agostino Chevreux. E con lui altri quaranta confratelli. Tutti monaci maurini. Ne ha fatto di strada, questo nome.