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Gli Angeli nel Catechismo

Approfondimenti

L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione. Chi sono?

Sant'Agostino dice a loro riguardo: “Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus - La parola angelo designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo” [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 103, 1, 15]. In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che “vedono sempre la faccia del Padre. . . che è nei cieli” (Mt 18,10), essi sono “potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola” (Sal 103,20).

In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali [Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3891] e immortali [Cf Lc 20,36]. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria [Cf Dn 10,9-12].
Cristo “con tutti i suoi angeli”

Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono “i suoi angeli”: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli. . . ” (Mt 25,31). Sono suoi perché creati per mezzo di lui e in vista di lui: “Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16). Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” (Eb 1,14).

Essi, fin dalla creazione [Cf Gb 38,7] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, [Cf Gen 3,24] proteggono Lot. [Cf Gen 19] salvano Agar e il suo bambino, [Cf Gen 21,17] trattengono la mano di Abramo; [Cf Gen 22,11] la Legge viene comunicata “per mano degli angeli” (At 7,53), essi guidano il Popolo di Dio, [Cf Es 23,20-23] annunziano nascite [Cf Gdc 13] e vocazioni, [Cf Gdc 6,11-24; Is 6,6] assistono i profeti, [Cf 1Re 19,5] per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù [Cf Lc 1,11; Lc 1,26].

Dall'Incarnazione all'Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio “introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Eb 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: “Gloria a Dio. . . ” (Lc 2,14). Essi proteggono l'infanzia di Gesù, [Cf Mt 1,20; Mt 2,13; Mt 1,19] servono Gesù nel deserto, [Cf Mc 1,12; Mt 4,11] lo confortano durante l'agonia, [Cf Lc 22,43] quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici [Cf Mt 26,53] come un tempo Israele [Cf 2Mac 10,29-30; 2Mac 11,8]. Sono ancora gli angeli che “evangelizzano” (Lc 2,10) annunziando la Buona Novella dell'Incarnazione [Cf Lc 2,8-14] e della Risurrezione [Cf Mc 16,5-7] di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, [Cf At 1,10-11] saranno là, al servizio del suo giudizio [Cf Mt 13,41; Mt 25,31; Lc 12,8-9].

Gli angeli nella vita della Chiesa

Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell'aiuto misterioso e potente degli angeli [Cf At 5,18-20; At 8,26-29; At 10,3-8; At 12,6-11; At 27,23-25].

Nella Liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; [Messale Romano, “Sanctus”] invoca la loro assistenza (così nell'“In Paradisum deducant te angeli. . . ” - In Paradiso ti accompagnino gli angeli - della Liturgia dei defunti, o ancora nell'“Inno dei Cherubini” della Liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi).

Dal suo inizio [Cf Mt 18,10] fino all'ora della morte [Cf Lc 16,22] la vita umana è circondata dalla loro protezione [Cf Sal 34,8; Sal 91,10-13] e dalla loro intercessione [Cf Gb 33,23-24; Zc 1,12; Tb 12,12]. “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita” [San Basilio di Cesarea, Adversus Eunomium, 3, 1: PG 29, 656B]. Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.

Il cielo? E’ una macchina a 9 ruote. L'angelologia occidentale si deve soprattutto al De coelesti Hierarchia del cosiddetto pseudo-Dionigi Areopagita, un autore siriaco del V-VI secolo, la cui opera fu a lungo attribuita al filosofo ateniese Dionigi, convertito all'Areopago da san Paolo. Fu lui a sistematizzare la gerarchia a 9 cerchi che era già stata accettata da sant’Ambrogio e poi da Gregorio Magno (ma con un diverso ordine dei cori), fornendo una base a Dante ed a Tommaso d’Aquino nonostante lo scetticismo di sant’Agostino (il quale dichiarava di credere negli angeli, ma d'ignorare come fossero organizzati). Secondo la dottrina areopagitica - che è pure una puntuale ipotesi teologica - gli angeli sono divisi in tre ordini e 9 cori (anche nell'islam ci sono tre categorie di angeli: quelli del trono, i celesti e i terrestri. Per Marsilio Ficino, invece, i tre ordini corrispondevano alle Persone della Trinità).

Il piano superiore

I Serafini (i «brucianti») sono gli angeli «rossi», caldi; gli spiriti dell’amore. Illuminano, purificano col fuoco e sono in continuo movimento, anche perché - secondo il profeta Isaia - sono dotati di 6 ali: con una coppia si coprono la faccia, con l’altra i piedi e con la terza volano. A loro si deve il triplice canto del «santo». Un serafino procurò le stimmate a san Francesco e l’estasi a Teresa d’Avila. I Cherubini, il cui nome forse significa «effusione di scienza» o forse deriva dall’accadico «pregare, benedire», sono gli angeli «azzurri», freddi, anche se hanno servito da guardiani dell’Eden armati di spada fiammeggiante. Sono gli angeli dell’intelletto e della luce purissima. Hanno 4 (in altre versioni meno antiche anche 6) ali coperte di occhi e sembianze semi-umane; qualche studioso li ha assimilati a sfingi alate. Erano i custodi dell’Arca dell'alleanza. Con la loro sapienza conoscono passato e futuro e penetrano il mistero della Trinità. I Troni siedono intorno all’Altissimo. La loro caratteristica, secondo Bernardo di Chiaravalle, è la quiete assoluta; rappresentano la stabilità divina e il distacco dalle attrazioni terresti. Origene li chiama «sedie di Dio», altre tradizioni li raffigurano come ruote del carro divino. Il loro colore è il giallo-arancione; proteggono le diocesi e le abbazie.

L'ordine intermedio

Le Dominazioni sono preposte al governo dei governanti, li, consigliano, li illuminano. Possono essere invocate dai sudditi per ottenere reggenti saggi. Appaiono cinti di corona e impugnano uno scettro e la sfera; proteggono mistici, missionari e direttori spirituali. Sono citati due volte da san Paolo. Le Virtù sono capaci di compiere prodigi nelle manifestazioni naturali e grazie per gli uomini, dei quali sanno irrobustire la fede e allontanare le cattive ispirazioni. Alcune di loro sarebbero assegnate come consiglieri dal Papa ai re o ai presidenti. Certe tradizioni li considerano angeli “zodiacali”, in quanto preposti al moto dei corpi celesti. Il loro segno iconografico è il giglio. Le Potestà possono ostacolare i diavoli e frenare gli spiriti maligni, nonché gli uomini cattivi. Furono incaricati di cacciare gli angeli ribelli dal cielo e di incenerire Sodoma e Gomorra. Grazie alla loro mediazione si può ottenere equilibrio psichico. La loro veste è verde; proteggono sacerdoti e confessori.

L’ordine più basso

Principati, Arcangeli, Angeli, è preposto al governo delle azioni umane “affinché – dice Dionigi – si produca in maniera ordinata l’elevazione spirituale verso Dio”. I Principati presiedono tra l’altro alle grandi religioni. Gli Angeli infine sono i classici custodi, affidati ad ogni uomo: proteggono, consigliano e istruiscono. Sono citati nella Lettera agli Ebrei e si festeggiano il 2 ottobre; il loro colore è bianco.

GLI ARCANGELI


Arcangelo Gabriele (Forza di Dio)
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Gabriele (Forza di Dio) è uno degli spiriti che stanno davanti a Dio (Lc 1, 19), rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8, 16; 9, 21-22), annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni (Lc 1, 11-20) e a Maria quella di Dio (Lc 1, 26-38). Il nuovo calendario ha riunito in una sola celebrazione i tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, la cui festa cadeva rispettivamente il 29 settembre, il 24 marzo e il 24 ottobre. Dell'esistenza di questi Angeli parla esplicitamente la Sacra Scrittura, che dà loro un nome e ne determina la funzione. S. Michele, l'antico patrono della Sinagoga, è ora patrono della Chiesa universale; S. Gabriele è l'angelo dell'Incarnazione e forse dell'agonia nel giardino degli ulivi; S. Raffaele è la guida dei viandanti. S. Gabriele, "colui che stà al cospetto di Dio" (quando si reca ad annunciare a Maria la sua scelta come madre del Redentore), è l'annunciatore per eccellenza delle divine rivelazioni. E’ lui che spiega al profeta Daniele come avverrà la piena restaurazione, dal ritorno dall'esilio all'avvento del Messia. A lui è affìdato l'incarico di annunciare la nascita del precursore, Giovanni, figlio di Zaccaria e di Elisabetta. La missione più alta che mai sia stata affìdata ad una creatura è : l'annuncio dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Egli gode per questo di una particolare venerazione anche presso i maomettani.

A san Gabriele arcangelo


Glorioso arcangelo san Gabriele,
io condivido la gioia che provasti nel recarti quale celeste messaggero a Maria,
ammiro il rispetto con cui ti presentasti a lei,
la devozione con cui la salutasti,
l'amore con cui, primo fra gli Angeli,
adorasti il Verbo incarnato nel suo seno e ti prego di ottenermi di ripetere
con gli stessi tuoi sentimenti di saluto che allora rivolgesti a Maria
e di offrire con lo stesso amore gli ossequi che allora presentasti al Verbo fatto Uomo,
con la recita del Santo Rosario e dell'Angelus Domini.
Amen.


Arcangelo Michele (Chi è come Dio?)
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Il nome dell’arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio ?”, è citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell’’Apocalisse’ di s. Giovanni Evangelista e in tutte le cinque volte egli è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli; esso sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra. In altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi grande quanto Dio e che Dio fece scacciare, facendolo precipitare dall’alto verso il basso, insieme ai suoi angeli che lo seguivano. Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.

Egli è considerato allo stesso modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del male che operano nel genere umano. Dante nella sua ‘Divina Commedia’ pone il demonio (l’angelo Lucifero) in fondo all’inferno, conficcato a testa in giù al centro della terra, che si era ritirata al suo cadere, provocando il grande cratere dell’inferno dantesco. Dopo l’affermazione del cristianesimo, il culto per san Michele, che già nel mondo pagano equivaleva ad una divinità, ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati; nel secolo IX solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si contavano ben 15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.

Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e come vi erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione avveniva in tanti giorni diversi del calendario. Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si pensi che la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è dedicata a S. Michele. Per dirla in breve non c’è Stato orientale e nord africano, che non possegga oggetti, stele, documenti, edifici sacri, che testimoniano la grande venerazione per il santo condottiero degli angeli, che specie nei primi secoli della Chiesa, gli venne tributata. In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, come il celebre santuario e monastero in Normandia in Francia, il cui culto fu portato forse dai Celti sulla costa della Normandia; certo è che esso si diffuse rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e nell’Impero Romano. In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele, non si può accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano. Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S. Michele; in breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama, parallela a quella del Monte Gargano, che comunque era più antico.

La celebrazione religiosa era all’8 maggio, data praticata poi nella Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa l’influenza della badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di Spoleto, avevano donato quel santuario. Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello in Puglia sul Monte Gargano; esso ha una storia che inizia nel 490, quando era papa Gelasio I; la leggenda racconta che casualmente un certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva smarrito il più bel toro della sua mandria, ritrovandolo dentro una caverna inaccessibile. Visto l’impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una freccia del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio. Meravigliato e ferito, il signorotto si recò dal suo vescovo s. Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (odierna Manfredonia) e raccontò il fatto prodigioso. Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza; dopodiché s. Michele apparve all’ingresso della grotta e rivelò al vescovo: “Io sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini…Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito.

Quindi dedica la grotta al culto cristiano”. Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell’arcangelo, perché sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492 Siponto era assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493); ormai allo stremo, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera, durante una tregua, e qui riapparve l’arcangelo al vescovo s. Lorenzo, promettendo loro la vittoria, infatti durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sui barbari invasori, che spaventati fuggirono. Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella grotta. Per questa sua esitazione che non si spiegava, s. Lorenzo Maiorano si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli ordinò di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo un digiuno di penitenza. Recatosi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro per la terza volta l’arcangelo, annunziando che la cerimonia non era più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella grotta, trovarono un altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo e impressa su un masso l’impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare attribuisce a s. Michele. Il vescovo san Lorenzo fece costruire all’ingresso della grotta, una chiesa dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la Sacra Grotta è invece rimasta sempre come un luogo di culto mai consacrato da vescovi e nei secoli divenne celebre con il titolo di “Celeste Basilica”. Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina di Monte Sant’Angelo nel Gargano.

I Longobardi che avevano fondato nel secolo VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, avendo attribuito la vittoria alla protezione celeste di s. Michele, essi presero a diffondere come prima accennato, il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell’8 maggio dappertutto. Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i poli sacri dall’Alto Medioevo in poi. Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi. Sul portale dell’atrio superiore della basilica, che non è possibile descrivere qui, vi è un’iscrizione latina che ammonisce: “che questo è un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo”. Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d’arte, di devozione e di voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini e su tutto campeggia nell’oscurità la statua in marmo bianco di S. Michele, opera del Sansovino, datata 1507.

L’arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come sul Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è Paese europeo che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi alla venerazione dei fedeli. Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica che gli rivelò. I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli. La sua festa liturgica principale in Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembte e nella riforma del calendario liturgico del 1970, è accomunato agli altri due arcangeli più conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno, mentre l’altro arcangelo a volte nominato nei sacri testi, Uriele non gode di un culto proprio. Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” s. Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d’armi; poi dei doratori, dei commercianti, di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai; fabbricanti di tinozze, inoltre è patrono dei radiologi e della Polizia. È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.

Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel S. Angelo a Roma, che come è noto era diventata una fortezza in difesa del Pontefice; protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo era dei pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed oratori a lui dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano alle mete dei pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie, lo scoraggiamento e le imboscate dei banditi. Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell’arte in generale, è delle più vaste; ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo ha quasi sempre raffigurato armato in atto di combattere il demonio. Sul Monte Athos nel convento di Dionisio del 1547, i tre principale arcangeli sono così raffigurati, Raffaele in abito ecclesiastico, Michele da guerriero e Gabriele in pacifica posa e rappresentano i poteri religioso, militare e civile.

Preghiera a San Michele Arcangelo

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto.
Ti preghiamo supplici:
che il Signore lo comandi!
E tu, principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio,
ricaccia nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni
che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime.
Amen!


Preghiera per benedire i luoghi

Visita o Padre questo luogo e tieni lontano le insidie del nemico;
vengano i Santi Angeli a custodirci nella pace e la tua benedizione rimanga sempre con noi.
Per Cristo, Nostro Signore.
Amen!


Preghiera per benedire la casa


Signore Gesù Cristo, che hai comandato ai tuoi apostoli di invocare la pace su
quanti abitavano le case in cui fossero entrati, santifica, ti preghiamo,
questa casa per mezzo della nostra fiduciosa preghiera.
Effondi sopra di essa le tue benedizioni e l'abbondanza della pace.
Giunga in essa la salvezza, come giunse alla casa di Zaccheo, quando tu vi sei entrato.
Incarica i tuoi Santi Angeli di custodirla e di cacciare via da essa ogni potere del maligno.
Concedi a tutti coloro che vi abitano di piacere a Te per le loro opere virtuose,
così da meritare, quando sarà il tempo, di venire accolti nella tua dimora celeste.
Te lo chiediamo per Cristo, Nostro Signore.
Amen!


Arcangelo Raffaele (Dio ha guarito)
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Raffaele (Dio ha guarito), anch'egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (Tb 12, 15; cfr Ap 8,2), accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco. Il nuovo calendario ha riunito in una sola celebrazione i tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, la cui festa cadeva rispettivamente il 29 settembre, il 24 marzo e il 24 ottobre. Dell'esistenza di questi Angeli parla esplicitamente la Sacra Scrittura, che dà loro un nome e ne determina la funzione. S. Michele, l'antico patrono della Sinagoga, è ora patrono della Chiesa universale; S. Gabriele è l'angelo dell'Incarnazione e forse dell'agonia nel giardino degli ulivi; S. Raffaele è la guida dei viandanti.

Il nome di Raffaele significa in ebraico " Dio risana ". La Scrittura lo dice " uno (lei sette Angioli che stanno dinanzi al Signore ". Più tardi, la tradizione ha esteso anche a lui il titolo di Arcangiolo, che nella Bibbia viene dato soltanto a Michele, Principe delle milizie celesti. Dei tre, Raffaele è il meno noto, e meno diffuso è il suo culto tra i fedeli. Forse ciò dipende dal fatto che egli appare soltanto nell'Antico Testamento, ma non nel Nuovo, dove figura invece Gabriele, l'Angiolo dell'Annunciazione, e Michele, l'Angiolo guerriero dell'Apocalisse. Anche nell'arte Raffaele ha avuto minore abbondanza di raffigurazioni. 1 suoi attributi iconografici non sono precisi, ma lo si riconosce perché, di solito, appare accanto al giovanetto Tobiolo, come attento compagno di viaggio, specialmente nell'episodio del pesce catturato nel Tigri.

Eppure la Bibbia ci dà, sul suo aspetto, un particolare assai interessante. " Tobiolo - dice - incontrò un giovane bellissimo, con le vesti succinte ". Questa delle vesti corte non è una nota di leggiadria, né un richiamo alla moda dei tempo. Per tutti i popoli che vestivano lunghe tuniche - per gli Israeliti, come per i Romani - la prima necessità del viaggio era quella di rialzarsi le vesti, lasciando libero il passo alla gamba. E chi camminava con passo più spedito, più alto sollevava l'orlo della veste, rimboccandola attorno alla cintura. Raffaele è dunque l'Angiolo viaggiatore, il celestiale compagno di cammino. Ed è a lui che il vecchio Tobia, cieco e giusto, affida il figlio Tobiolo, mandato a riscuotere un credito di dieci talenti d'argento. Raffaele segue così Tobiolo dall'Assiria alla Media, fino a Rages. Lo salva da ogni male; lo libera da ogni pericolo, come quello del pesce del Tigri.

Non solo. Egli stesso porta a buon fine l'incarico di Tobia, riscuotendo i talenti. Per di più fa sposare a Tobiolo la virtuosa figlia di Raguel Sara, dopo averla liberata da un demonio che la perseguitava. Finalmente, celebrate le nozze, Raffaele guida i due sposi sulla strada del ritorno verso la casa paterna. E dopo il felice ritorno, sempre per il consiglio di Raffaele, Tobiolo restituisce prodigiosamente la vista al padre, ponendo sopra i suoi occhi il fiele del pesce del Tigri. Così appare nella Bibbia San Raffaele, l'Angelo viatore, dalle vesti sollevate sugli svelti malleoli. Poiché è lui a presentare al Signore, che le esaudirà, le preghiere di Tobia afflitto dalla cecità, e quelle di Sara tormentata dal demonio, viene - o veniva - invocato come protettore dei mali della carne e delle infermità del corpo. Ma più giustamente, il protettore nei viaggi viene considerato come esemplare Custode: colui al quale ogni padre, come Tobia, vorrebbe affidare il proprio figlio che affronta, solo, il lungo e sconosciuto viaggio della vita.

Arcangelo Uriele (Fiamma di Dio)
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Urieel ("Fiamma di Dio" nella lingua ebraica) è uno degli arcangeli della tradizione ebraica e di quella cristiana. Il suo nome potrebbe avere analogie con Uriah. Dopo i primi secoli in cui il suo culto era equiparato dalla chiesa a quelli degli altri tre Arcangeli (Michele, Raffaele e Gabriele), Uriele, non essendo citato all'interno dei libri del Canone Biblico viene escluso dal culto. Eppure gli arcangeli erano proprio 7: come i ministri assistenti al trono in Oriente, come i pianeti conosciuti nell’antichità ed a cui essi sarebbero preposti. Lo testimoniano pure un paio di passaggi biblici: “Sono uno dei 7 angeli che stanno innanzi al trono di Dio per servirlo”, si svela l’arcangelo Raffaele a Tobia; e l’Apocalisse segnala “i sette angeli ritti davanti a Dio”.

Perché allora quella schiera celeste oggi non la ricorda più nessuno tra i cattolici (ne parla poco anche Philippe Olivier ne Gli arcangeli, appena tradotto da De Vecchi editore), mentre la loro devozione è invece tuttora viva nella Chiesa copta? E pensare che gli arcangeli avevano persino un nome: oltre ai tre canonici, c’erano Uriele, Sariele (o Saraqaele, o Salathiel), Raguele, Remiele (o Geremiele). Così almeno secondo alcuni apocrifi come i 3 libri di Enoch o il IV Libro di Esdra; ché altre fonti fornivano nome alternativi: Fanuele (l’ “angelo della Faccia” o “della Presenza”), Euchidiele (detto anche Tobiel, già precettore di Sem figlio di Noè), Barachiele (o Malthiel: la colonna di fuoco che condusse il popolo eletto in fuga nel deserto), Jeudiele (il “rimuneratore”, che distribuisce corone o flagelli)...

Ma la pluralità di scelte, oltre che alla fantasia dei commentatori, è dovuta anche al fatto che – secondo alcune scuole teologiche – gli arcangeli ammonterebbero addirittura a 9, in modo da averne uno a capo di ogni coro angelico. All’opposto, nell’angelologia ebraica gli “archistrateghi” superni sarebbero solo 6: come i giorni della creazione (ad essi gli gnostici aggiunsero poi lo stesso Cristo come “settimo arcangelo”). Del resto, nei primi secoli cristiani i nomi degli arcangeli prolificavano all’infinito: ne sono stati contati ben 269 nei vari apocrifi, e ben di più nei testi ebraici. Servivano per pratiche superstiziose e magiche, poiché si credeva che bastasse pronunciare il nome giusto per piegare lo spirito corrispondente al proprio volere: più o meno come garantisce anche oggi la New Age, che propone un angelo dal nome diverso per ogni giorno dell’anno.

"Fu dunque per evitare abusi che alcuni sinodi e concili - quello di Laodicea nel 360, il romano del 745 e quello tenutosi ad Aquisgrana nel 789 - proibirono esplicitamente sotto pena di scomunica di dar qualsivoglia nome agli arcangeli, aldi fuori dei biblici Michele, Gabriele e Raffaele. I sette arcangeli dunque scomparvero anche fisicamente e le loro icone - non infrequenti nelle chiese occidentali - vennero tosto imbiancate. L'ultima loro apparizione risale al 1516, allorché nella chiesa palermitana di Sant’Angelo riaffiorò sotto la calce un antico affresco con la schiera completa degli "angeli-capo", rilanciandone la devozione popolare. In particolare un giovane sacerdote siciliano, il maestro di cappella don Antonio del Duca, ne diffuse con successo il culto, esportandolo prima a Roma e di lì in Germania e Russia.

Lo stesso del Duca, con Girolamo Maccabei, compose una messa per i 7 arcangeli; una chiesa fu loro dedicata a Palermo, un’altra venne in parte realizzata nella capitale su progetto di Michelangelo. Pare inoltre che una loro raffigurazione danzante sia inserita nella facciata del santuario di Santiago di Compostela e un dipinto seicentesco del manipolo celeste al gran completo è tuttora conservato nell’ex convento di Santa Chiara a Solofra (AV). Ivi appare con tanto di spada fiammeggiante Uriele, il quarto arcangelo: un personaggio che, ai tempi d'oro, aveva fatto ombra addirittura al grande Raffaele." Uriele è infatti il D’Artagnan delle sfere superne, il quarto incomodo nel trio dei “canonici” in –ele. Il suo nome significa “luce” ovvero “fiamma di Dio” e tuttora i copti – che lo chiamano talvolta Suriele - ne celebrano la festa il 15 luglio (22 gennaio del calendario latino).

Ma Uriele è citato dal midrash ebraico a completamento dei moschettieri celesti, nonché da altre scritture cristiane spurie e ancora da sant’Isidoro di Siviglia e sant’Ambrogio. L’Epistola Apostolorum, per esempio, risalente al II secolo, sostiene che furono proprio Uriele e i suoi tre più famosi colleghi ad accompagnare Cristo “fino al quinto firmamento” nel suo viaggio di discesa verso l’incarnazione, “pensando in cuor loro che fosse uno di loro”. Il Vangelo di Bartolomeo, altro apocrifo del III secolo, narra che Uriele fu creato per quinto, subito dopo Beliar (l’angelo ribelle) e i tre arcangeli “ufficiali”, insieme ai quali venne posto a difesa del trono di Dio. La stessa fonte lo colloca tra i “quattro angeli” destinati a governare i “quattro angoli della terra” e i “quattro fiumi del paradiso”: una posizione particolarmente prestigiosa, dal momento che i “quattro angeli” appaiono pure nell’Apocalisse come coloro che trattengono i venti. Anche per gli apocrifi di Enoch gli arcangeli sono una sorta di guardie del corpo che occupano i punti cardinali intorno al trono di Dio, e ad Uriele è assegnato il posto davanti.

La stessa basilica di Santa Maria Maggiore a Roma doveva avere 4 cappelle dedicate agli arcangeli “maggiori”, mentre il loro nome corrispondeva alle 4 divisioni dell’antica armata di Israele. Tra gli altri incarichi, sempre secondo lo pseudo-Enoch, Uriele avrebbe partecipato alla sepoltura di Adamo e di Abele nonché – avendo osservato insieme agli altri tre arcangeli lo sfacelo combinato dalla lotta tra uomini e giganti – fu inviato ad avvisare Noè che sarebbe arrivato un diluvio punitivo e ad insegnargli come costruire l’arca. Il legame con tale evento è ribadito dall’Apocalisse di Pietro, altro apocrifo, nel quale ad Uriele “inviato gagliardo” è assegnato il compito di spezzare “le mostruose chiusure dell’Ade” per chiamare (talvolta infatti è raffigurato con la tromba) al giudizio universale e alla conseguente dannazione sia i titani delle origini sia “le anime dei peccatori che perirono con il diluvio” oltre a quelle degli adoratori di idoli; inoltre egli stesso punirà legandoli a ruote di fuoco i maghi e le streghe. Dunque Uriele aveva un ruolo di tutto rispetto nell’immaginario religioso occidentale, allorché il sinodo del 745 proibì d’invocarlo, sostenendo che non era un essere celeste bensì un demonio, e – quarant’anni dopo – da Aquisgrana - fu disposta addirittura la pena di morte per chi venerava “il grande Uriel”.

Angeli Custodi
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Angeli Custodi. L'uso di una festa particolare dedicata agli Angioli Custodi si diffuse nella Spagna nel '400, e nel secolo successivo in Portogallo, più tardi ancora in Austria. Nel 1670, il Papa Clemente X ne fissò la data al 2 ottobre. La devozione per gli Angioli è più antica di quella per i Santi: prese particolare importanza nel Medioevo quando i monaci solitari ricercarono la compagnia di queste invisibili creature e le sentirono presenti nella loro vita di silenzioso raccoglimento. Dopo il concilio di Trento, la devozione per gli Angioli fu meglio definita e conobbe nuova diffusione. Nella vita attuale, però, gli uomini trascurano sempre di più la propria angelica compagnia, e non avvertono ormai la presenza di un puro spirito, testimone costante dei pensieri e delle azioni umane. Di solito si parla dell'Angiolo Custode soltanto ai bambini, e per questo anche l'iconografia si è fissata sulla figura dell'Arcangiolo Raffaele, che guida e conduce il giovane Tobiolo. Gli adulti, invece, dimenticano facilmente il loro adulto testimone e consigliere, il loro invisibile compagno di viaggio, il muto testimone della loro vita. E anche questo aumenta il senso della desolazione e addirittura dell'angoscia che caratterizza il nostro tempo, nel 4uale si sono lasciate cadere, come infantili fantasie, tante consolanti e sostenitrici verità di fede. Infatti, verità di fede che ogni cristiano, dal Battesimo, riceve il proprio Angiolo Custode, che lo accompagna, lo ispira e lo guida, per tutta la vita, fino alla morte, esemplare perfetto della condotta che si dovrebbe tenere nei riguardi di Dio e degli uomini.

L'Angiolo Custode è dunque il luminoso specchio sul quale ogni cristiano dovrebbe riflettere la propria condotta giornaliera. Per questo la Chiesa ha dettato una delle più belle preghiere che dice:

All'Angelo Custode

" Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci,
reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste.
Così sia "
Amen!


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